ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùle prime iniziative

Le law firm dicono addio alla plastica

di Valentina Maglione


default onloading pic
(Adobe Stock)

3' di lettura

Da un lato ci sono i principi e la sensibilità personali, che portano gli avvocati a fare scelte “etiche”. Dall’altro c’è la crescente attenzione delle aziende per la sostenibilità dei fornitori, che sta facendo maturare la consapevolezza negli studi di doversi organizzare con attività strutturate. La conseguenza è un fiorire nel mondo delle law firm di progetti e iniziative.

La parte del leone la fanno gli studi internazionali, che dalla casa madre

hanno ereditato la vocazione alla sostenibilità. Come spiega Francesca Angeloni, partner di Hogan Lovells, «per noi è una questione di identità non di visibilità.Quello che conta sono i risultati». Le iniziative messe in campo da Hogan Lovells sono tante: dalla diversity (con training di women empowering e approfondimenti su inclusione Lgbt) al sociale (con volontariato e alternanza scuola lavoro) all’ambiente (con l’addio alla plastica).

Anche Dla Piper punta su progetti dedicati alle donne (con il gruppo di lavoro Law, leadership alliance for women) e agli stranieri (con il programma di educazione legale Know your rights per richiedenti asilo e rifugiati) e sul rispetto per l’ambiente, con l’addio alla plastica in corso di implementazione. Non solo: lo studio ha la certificazione Iso 14001 per la gestione ambientale d’impresa. «Non è solo marketing - incalza Chiara Anceschi, partner dello studio - perché se viviamo meglio lavoriamo meglio e facciamo un business migliore».

LEGGI ANCHE: La tassa sugli imballaggi entra in Manovra: 0,2 euro ogni kg di plastica

Dalle law firm anglosassoni, il trend sostenibile sta contagiando anche i grandi studi italiani. Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners ha lanciato il progetto Gop cares green con cui ha eliminato i materiali in plastica monouso, sostituendoli con prodotti compostabili e vetro, e che fa parte di un più ampio piano con politiche di welfare e per la diversity. «Un programma con una visione e obiettivi di medio-lungo termine», dice Antonio Auricchio, co-managing partner dello studio.

Diventare uno studio plastic free, con borracce consegnate a professionisti e dipendenti e introducendo bottiglie di vetro nelle sale riunioni, è la prima iniziativa messa in campo anche da Chiomenti che, con il programma We care, spiega il partner Gregorio Consoli, «ha individuato tre aree di intervento: oltre alla sostenibilità ambientale, la responsabilità verso le persone che lavorano in studio e il contesto sociale».

Anche gli studi che non hanno (ancora) progetti strutturati spesso hanno un’attenzione elevata per le scelte sostenibili. È il caso di Pedersoli, come spiega l’equity partner Antonio Pedersoli: «Le pari opportunità, il rispetto delle minoranze e il volontariato fanno parte della nostra cultura professionale: non abbiamo codificato queste iniziative ma le abbiamo sempre fatte».

LEGGI ANCHE: Come ridurre il consumo di plastica

Mentre è partito ormai quattro anni fa il progetto «Leonesse d’Africa» attivato da Asla Women, la sezione di Asla (Associazione studi legali associati) che si occupa di pari opportunità, con l’Università Statale di Milano. «Abbiamo proposto - spiega Cristina Fussi, partner dello studio De Berti Jacchia - soggiorni di sei mesi in Italia a neolaureate ghanesi in giurisprudenza. Durante questo periodo svolgono stage negli studi e frequentano corsi universitari su temi di commercio internazionale e legislazione anticorruzione. Finora abbiamo completato due cicli che hanno coinvolto quattro ragazze e stiamo preparando il terzo arrivo».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...