Diritto

Le law firm scommettono sui praticanti

Più che fare campagna acquisti all'esterno diversi studi puntano a far crescere i giovani perché hanno la capacità di acquisire i valori dell'insegna e integrarli

di Elena Pasquini


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4' di lettura

Il praticante è una risorsa. Non perché risolve i compiti più semplici e di routine ma perché ha una buona capacità di acquisire i valori dello studio e di integrarli, se affiancato correttamente, nell’operatività di tutti i giorni con le nozioni teoriche assimilate negli anni di studio.

Non a caso alcune insegne puntano alla crescita per progressioni interne più che per linee esterne, investendo tempo e risorse nell’accompagnare i più giovani nel viaggio di scoperta del lavoro di assistenza e consulenza legale.

L’inclusione
Ecco perché educare attraverso l’esempio è una buona prassi anche quando si ha a che fare con un brillante neolaureato, aggiungendo progressivamente compiti e responsabilità, così da evitare quello che Christian Faggella, managing partner di La Scala società tra avvocati, indica come un «inevitabile senso di inadeguatezza e spaesamento».

Questo non significa in alcun modo escludere il praticante da una visione globale dei processi a cui partecipa con le sue attività. L’informazione - sui background degli incarichi, gli obiettivi della consulenza e gli strumenti a disposizione per raggiungerli - fa parte delle componenti essenziali che lo studio dovrebbe garantire. Insieme all’affiancamento costante dei senior e del team di riferimento.

«La sua formazione è ancora prettamente teorica ed è necessario dedicare tempo per fornirgli strumenti di “pratica” professionale - continua Faggella - seguendo passo passo l’evoluzione dei compiti assegnati».

Brief e brainstorming sono occasioni di confronto preziose; la redazione di memo riassuntivi delle azioni proposte nel mandato un esercizio utile; l’ascolto delle modalità di relazione tra colleghi e controparti un training efficace.

«Nessuno è un’isola, per citare John Donne. Ciascuno contribuisce con le proprie competenze al lavoro di squadra, deve impegnarsi al massimo in ciò che è in grado di fare e deve essere messo nelle condizioni di poter dare il meglio di sé», afferma Luca Picone, managing partner Italia di Hogan Lovells.

L’affiancament0
Lo sviluppo delle competenze, tecniche e soft, avviene spesso “per osmosi” e ha bisogno di flessibilità. Di fronte a un mondo degli affari che cambia velocemente e a richieste da parte dei clienti più sofisticate, le competenze degli avvocati diventano più ampie e per il praticante si rivela, dunque, «essenziale - continua Picone - il rapporto che si crea con i colleghi più esperti con cui collabora ogni giorno».

Fiducia e responsabilizzazione le basi su cui costruire con flessibilità l'obiettivo dello sviluppo di competenze parallele in materia di problem solving, a cui si aggiungono le capacità di focalizzazione, di gestione del tempo e degli strumenti tecnologici, indispensabili per comunicare a distanza.

La ricerca dell’equilibrio
Il percorso che porta all’esame di Stato, soprattutto negli studi più grandi e internazionali, richiede dedizione e approfondimento dei temi. E questo mentre i giovani chiedono con sempre maggiore fermezza un giusto equilibrio tra vita professionale e personale. La flessibilità diventa, dunque, anche un modo per non circoscrivere le attività alla sede dello studio e ammettere collaborazioni con modalità che variano a seconda delle esigenze del team e della seniority del professionista.

Che è un junior certo, ma non uno stagiaire. Anche se potrebbero non essere chiare, per mancanza d’esperienza, alcune dinamiche dell’ambiente lavorativo, il praticante in studio è tra colleghi e andrebbero banditi i compiti da “paralegal”.

È importante puntare su visione d’insieme e motivazione anche favorendo le relazioni con il resto del team. Una policy in cui le porte restano aperte, per usare una metafora, e le barriere si abbattono anche dal punto di vista fisico (a meno di necessità).

La formazione
Il mercato legale è cambiato, anche il periodo di pratica dovrebbe recepire le nuove esigenze. L’avvocato è sempre più un legal manager e il periodo di pratica legale dovrebbe insegnare al giovane la gestione del budget, accrescere le competenze informatiche e di organizzazione del lavoro.

Sviluppare, dice Faggella, «un'attitudine alla dimensione aziendale dello studio» che include un approccio orientato al cliente, la tensione verso il raggiungimento di risultati misurabili e il rispetto dei riporti gerarchici tipici di un’azienda legale.

Le priorità: aggiornamento e soft skills le carte su cui puntare
Non si smette mai di studiare. Vecchio adagio che non fa eccezione nelle professioni giuridiche, tanto più in un mondo che corre veloce e si trasforma sotto la spinta di innovazioni in altri campi ai quali l’avvocatura presta la propria consulenza.

Il primo consiglio di Manuela Cavallo, partner dello studio Portolano Cavallo - che si è confermato per il terzo anno consecutivo come unico studio legale nel ranking Best Workplaces Italia 2019 di Great Place to Work® Italia - riguarda proprio l’aggiornamento, esteso a tutto ciò che può essere utile alla propria attività: dalla gestione del tempo alla delega, senza dimenticare altri aspetti di cambiamento che impattano sulle materie in cui ci si sta specializzando, come le tecnologie.

La ricerca di una propria collocazione professionale da parte del praticante, spiega l’avvocatessa, dovrebbe essere da un lato «analitico per la scelta degli studi a cui rivolgere la propria attenzione e candidatura», dall’altro capace di dare «una visione ampia delle possibilità che il mercato del lavoro gli offre, sperimentando, se necessario, anche diverse aree di attività e tipologie di studi».

Lungimiranza e focalizzazione le parole chiave per raggiungere i propri obiettivi. Fermo restando che l’ottima preparazione di base permette di ampliare il ventaglio delle possibilità, Manuela Cavallo sottolinea la valenza delle soft skills, non da ultima la capacità di accettare le correzioni, facendo tesoro dei feedback ricevuti per evitare di ripetere gli errori e migliorare le proprie prestazioni. Ma anche, racconta l'avvocatessa, «la capacità di lavorare in gruppo, di essere propositivi, avere buone doti organizzative e valori in linea con i nostri».

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