libri

Le letture della Vergine Maria

Il saggio di Michele Feo “Cosa leggeva la Madonna? Quasi un romanzo per immagini” è in libreria

di Alberto Fraccacreta

default onloading pic

Il saggio di Michele Feo “Cosa leggeva la Madonna? Quasi un romanzo per immagini” è in libreria


3' di lettura

In quale occupazione era impegnata Maria quando l'arcangelo Gabriele si presentò a lei per annunciarle il concepimento verginale di Gesù? Tra le varie tradizioni iconografiche dell'episodio evangelico (Luca 1:26-38) quella che ebbe senz'altro maggiore fortuna fu la Madonna còlta nell'atto di leggere. Sorge spontanea una seconda domanda: in che genere di lettura era impegnata? È il tema del documentato e avvincente saggio-racconto di Michele Feo, filologo e studioso di Petrarca (Cosa leggeva la Madonna? Quasi un romanzo per immagini, «La Colombaria», Polistampa, pp. 304, € 20).

Se le prime pitture si concentrano sull'episodio della fontana — tratto dai Vangeli apocrifi — o sul lavoro di tessitura, a partire dal Medioevo con la crescente importanza dell'oggetto, Maria cum libro (giustificata dottrinalmente da padri della Chiesa come s. Ambrogio) diverrà «la più grande innovazione iconografica (e ideologica) nella rappresentazione dell'Annunciazione».

«La testimonianza più antica — prosegue Feo — risale al IX secolo. È un cofanetto d'avorio francese, ora al Museo di Braunschweig: un pannello mostra un leggìo con un libro davanti alla Vergine seduta in trono». Un importante esemplare è nell'arco trionfale della cappella degli Scrovegni («Maria sta davanti a un mobile e tiene nelle mani incrociate sul petto un libro chiuso»), che sarà imitato in lungo e in largo: infatti, da Jan van Eyck ad Antonello da Messina, da Leonardo a Botticelli — sua è la bellissima Madonna del Libro con il viso di Simonetta Vespucci —, «dopo Giotto le Marie leggenti non si contano più». E due, essenzialmente, sono le variazioni sul tema: il libro è aperto e posato sul leggìo o sul grembo di Maria; il libro è chiuso e la Madonna lo ha in mano o affianco a sé.
Ma insomma cosa leggeva la madre di Gesù? Feo ha le idee chiare al riguardo: «La parola scritta si ripete con ossessiva iteratività [...], ma troppo pigramente si è creduto che fosse sempre la stessa. Ho cercato di decifrare quante più possibili attestazioni: sono 41 quelle qui pubblicate». Spesso la Vergine legge il suo destino, antiveduto dai profeti: «Sono le iniziali delle prime parole del versetto VII 14 di Isaia: “Ecce virgo concipiet et pariet filium, et vocabitur...”». Questo motto biblico appare in Duccio di Buoninsegna, Andrea della Robbia, Simone Martini (con la meravigliosa Annunciazione in oro del 1333, dipinta assieme a Lippo Memmi e conservata agli Uffizi), Ambrogio Lorenzetti e altri, in modo da «rappresentare per immagini visibili un ragionamento e una verità invisibile, secondo la concezione della rappresentazione artistica universalmente accettata nel mondo cristiano medievale: ossia la presenza del libro non aveva all'inizio valore realistico [...], ma voleva simbolicamente indicare che Maria incarnava l'alleanza fra Antico e Nuovo Testamento». Il significato è, dunque, allegorico: la Madonna è la tenda dell'incontro tra il divino e l'uomo e gli artisti si servono di un relato per rappresentare metaforicamente questo delicatissimo frangente della storia universale. Con il Pintoricchio (Bernardino da Perugia) le letture comprendono anche il salmo VIII in virtù del chiaro riferimento al nome del Signore rivolto non a un popolo soltanto, bensì a tutta l'umanità («Domine, Dominus nostre, quam amirabille est nomen tuun in universa terra»). In alcuni casi «il presente è già storia» e le parole che la Madonna deve pronunciare («Ecce ancilla domini. Fiat mihi secundum verbum tuum») sono incise in contemporanea sul foglio. Se questo accade con Gentile da Fabriano, Bicci di Lorenzo nel 1430 si spinge oltre: Maria sta leggendo il Magnificat che pronuncerà dinanzi a Elisabetta, ben dopo l'apparizione dell'angelo. Da qui in poi il sapere mariano si accentua (salmi, la profezia di Geremia, etc.) e i lacerti di frasi più o meno distinguibili nei dipinti attestano l'idea di una Maria filologa, sempre più legata al testo, all'intertestualità, alle connessioni imperscrutabili tra scrittura e vita. Il tema del libro non è solo appannaggio dell'Annunciazione ma rientra in altri motivi: la Madonna del Cardellino di Raffaello, la Pala degli Otto di Filippino Lippi fino alla Madonna del Magnificat di Botticelli, la quale con una penna intinta nel calamaio scrive. Cosa? Ancora il suo destino, ancora una lode a Dio.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...