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Le linee guida Ue per salvaguardare i posti di lavoro: formazione e protezione dei salari

Nel cosiddetto “pacchetto d’Autunno” la Commissione fa il punto anche sull’occupazione. La ripresa c’è stata ma non tutti i settori sono fuori dal tunnel

di Fiorella Lavorgna

Corsi di riqualificazione per disoccupati (Belgio)

3' di lettura

Rafforzare le competenze del capitale umano, proteggere i salari dall’inflazione e proteggere il reddito delle famiglie: sono le linee guida che la Commissione europea suggerisce agli Stati membri per limitare la perdita di posti di lavoro e scongiurare ricadute sociali delle trasformazioni in atto.

Nel cosiddetto “pacchetto d’Autunno” del Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche dei 27 presentato martedì 22 novembre, la Commissione fa il punto anche sull’occupazione e avverte che se il 2021 stava per chiudersi con un mercato del lavoro in ripresa dalla crisi provocata dalla pandemia, a poche settimane dalla chiusura del 2022 diversi settori – il manifatturiero, l’alberghiero, la ristorazione e i servizi amministrativi di supporto – non sono ancora fuori dal tunnel. Le cause sono note: le mutate condizioni di mercato, l’aumento dei prezzi dell’energia, l'interruzione della catena delle forniture e, più in generale, l'incertezza dovuta alla guerra di aggressione della Russia in Ucraina.

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Il bisogno di formazione continua

La Commissione continua dunque a incoraggiare gli Stati membri a spingere l’acceleratore sulla doppia transizione, verde e digitale, trasformazione che già da sola avrà un impatto sul mondo del lavoro, modificando il set di competenze richieste. È importante, dunque, che gli Stati investano in politiche per la formazione dei lavoratori in modo da garantire l’acquisizione di nuove competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa. Sia al fine di mantenere la propria posizione lavorativa nel tempo, sia per favorire la transizione da un posto di lavoro ad un altro, in un mercato sempre più fluido. Un'attenzione particolare deve essere posta verso le categorie più a rischio, ovvero i giovani, le donne, i disabili e i migranti.

Un segnale positivo arriva dal tasso di occupazione dei giovani che è aumentato nel 2021, facendo scendere percentuale di chi non studia o lavora - i NEET - dal 13,1% all'11,7 % (la percentuale di NEET italiani nel 2020 si attestava al 25%). Mentre le donne sono ancora otto volte più colpite dal fenomeno del lavoro non retribuito – anche di cura - o sono costrette ad accettare posizioni in part-time.

Proteggere i salari dall’inflazione

Un'altra raccomandazione della Commissione agli Stati membri riguarda la protezione dei salari dall'inflazione. Secondo il commissario Ue all'occupazione, Nicolas Schmit, «l’evoluzione salariale dovrebbe proteggere il potere d’acquisto dei salariati, in particolare per i salari bassi e minimi, riflettendo nel contempo le condizioni socio-economiche e preservando la competitività». Dal Joint Employment Report, review annuale dei maggiori sviluppi sociali e del mercato del lavoro nell'Ue, emerge che fino ad oggi gli Stati membri sono riusciti a contrastare l'erosione drammatica del reddito delle famiglie. Tuttavia, già nel secondo trimestre del 2022 i salari reali solo scesi in media del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2021. Per proteggere il potere d’acquisto specialmente dei lavoratori a basso salario Bruxelles indica la strada della contrattazione collettiva e dei salari minimi.

L’importanza di un reddito minimo

Infine, la Commissione rileva che un rafforzamento del reddito minimo possa avere un ruolo per mitigare l'impatto della crisi energetica sulle famiglie. Al fine di aiutare gli Stati membri ad adeguare le proprie politiche per il reddito minimo, la Commissione aveva già presentato lo scorso 28 settembre una proposta di raccomandazione per il Consiglio per modernizzare le politiche degli Stati membri in modo da scongiurare il rischio povertà e l'esclusione sociale degli individui, e allo stesso tempo, incoraggiare chi può lavorare a rientrare nel mercato del lavoro attraverso politiche attive come formazione e counseling.

Gli obiettivi della politica di Coesione 2021-2027

All’inclusione anche attraverso la formazione, alla protezione sociale e alla creazione di posti di lavoro di qualità, l’Unione europea dedica uno specifico “obiettivo strategico di policy” della politica di Coesione per il settennato 2021-2027, “Europa sociale” o “OP4”, come è indicato dagli addetti ai lavori. Finanziato dal Fondo sociale europeo (Fse+) e dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), in Italia all’OP4 sono destinati più di 17 miliardi di euro in sette anni, su quasi 43 miliardi di fondi strutturali Ue complessivi trasferiti al Paese. A ciò si aggiunge il cofinanziamento nazionale. Gli interventi saranno realizzati, oltre che con i programmi regionali, anche attraverso sei programmi nazionali: Scuola e competenze; Inclusione e lotta alla povertà; Giovani, donne e lavoro; Cultura; Città metropolitane e città medie del Sud; Equità nella salute.

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