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Le maggioranze silenziose di Baudrillard

di Armando Torno


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2' di lettura

Che cos'è una “maggioranza silenziosa”? L'espressione sembra sia nata negli Stati Uniti negli anni '60, debuttò tuttavia nel maggio '68 in Francia. Di essa facevano parte coloro che si ritrovarono negli ideali che il generale de Gaulle espresse nel discorso televisivo del giorno 24 di quel fatidico mese di maggio.
Era, per dirla in soldoni, chi non governava i mezzi d'informazione, non partecipava attivamente alla politica del Paese, professava idee che chiedevano tranquillità sociale e sicurezza, magari vivendo lontano dai grandi centri. Un ceto medio conservatore che approvava le scelte del governo e non urlava nelle vie, come allora si cominciava a fare.

In Italia il fenomeno fu registrato con un leggero ritardo. Si è fissato il suo inizio a Torino, in pazza Castello, il 7 marzo 1971. Gli organizzatori desideravano difendere la presenza del Paese - scrisse Sergio Zavoli - “che lavora, produce, paga, forma la maggioranza silenziosa degli italiani che vogliono ordine nella libertà e nel progresso sociale, e libertà nel progresso nell'ordine”.
Alcuni giorni più tardi, quattro per la precisione, fu la volta di Milano, con un corteo più numeroso. Ben presto il fenomeno fu etichettato come “fascista”, oppure era detto che questa maggioranza silenziosa “non aveva nulla da dire”.
Non tutto è svanito di quei momenti. Oggi potremmo dire che è possibile ricavarne dei suggerimenti, data l'aria che tira in politica, anche se la società è cambiata e le idee di allora sono evaporate e quelle attuali sembrano in crisi d'identità. Comunque sia, Jean Baudrillard (1929-2007), sociologo e pensatore francese tra i più apprezzati, nel 1978 non lasciò cadere l'argomento e scrisse un libro che ora ritorna anche in italiano: “All'ombra delle maggioranze silenziose. Ovvero la fine del sociale” (Edizioni Mimesis, pp. 112, euro 10).
La tesi di Baudrillard è presto riassunta: il “sociale” non esiste più, e forse non è mai esistito altrove che nella teorizzazione scientifica. Parole provocatorie che cadono, dopo quattro decenni dalla loro enunciazione, in un mondo che soffre d'ipertrofia nelle diverse dimensioni delle sue società. Comunque raggiungono il bersaglio. Che cos'è oggi il “sociale”? Tutto e il suo contrario, osiamo aggiungere.
Un'altra osservazione di Baudrillard riguarda le masse. Egli era convinto che esse siano un'entità restia al dominio e a ogni genere d'impego strumentale; anzi, le giudica più forti di quelle forze che pretenderebbero di controllarle. Siano queste ultime poteri politici o economici, statistiche o sondaggi. Oggi occorre aggiungere la Rete.
In tal caso la rivoluzione è appena cominciata e occorre attendere qualche anno prima di misurare coinvolgimento e condizionamenti. Si direbbe che le masse online, pur non essendo completamente silenziose, siano falsificabili. Di certo la Rete potrebbe anche celare nuove tirannie e riservare sorprese che l'ottimismo ben temperato di Baudrillard non poteva comunque prevedere.

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