24 arresti: ai domiciliari il sindaco di seregno

Le mani della ’ndrangheta su politica e imprese della «ricca» Brianza

di Roberto Galullo


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2' di lettura

Ancora 'ndrangheta in Brianza e ancora un'indagine che svela gli appetiti della criminalità calabro-lombarda sulla grande distribuzione. Questa volta a cadere è stato, tra gli altri, il sindaco di Seregno Edoardo Mazza, di Forza Italia, condotto ai domiciliari dai carabinieri del Comando provinciale di Milano in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dai Gip dei Tribunale di Monza, nell'ambito della maxi inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Brianza e in Lombardia.

Mazza è accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari con un imprenditore legato alle cosche, il quale si sarebbe a sua volta adoperato per procurargli voti. A legare a “doppio filo” politica e 'ndrangheta, secondo l'inchiesta della Procura di Monza e della Dda di Milano, sarebbe stato un imprenditore edile di Seregno il quale avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata. Il suo ruolo sarebbe stato “determinante” per l'elezione del sindaco arrestato.

Milano e Brianza, il maxi blitz dei carabinieri contro la ‘ndrangheta

Complessivamente sono tre i provvedimenti applicativi di misure cautelari personali emessi nei confronti di 27 soggetti dal Gip del Tribunale di Milano – Marco Del Vecchio, su richiesta dei pm Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Sara Ombra della locale Procura distrettuale antimafia, e dal Gip del Tribunale di Monza – Pierangela Renda, su richiesta dei pm Luisa Zanetti, Salvatore Bellomo e Alessandra Rizzo della Procura della Repubblica di Monza.

Milano, maxi blitz dei Carabinieri

I destinatari delle misure cautelari (21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio) sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, corruzione per un atto d'ufficio, abuso d'ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio e favoreggiamento personale.

L'attività trae origine dagli approfondimenti avviati nel 2015 dal Nucleo investigativo del Comando provinciale Carabinieri di Milano sui noti summit di ‘ndrangheta tenutisi a Legnano e a Paderno Dugnano (Milano), già oggetto di indagini nell'ambito dell'operazione “Infinito”. L'investigazione ha consentito di identificare gli elementi di vertice della locale di Limbiate (Mb) e di individuare un sodalizio dedito al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, con base nel comasco, composto prevalentemente da soggetti originari di San Luca (Rc), legati a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale.

Nel corso delle investigazioni è inoltre emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno, che avrebbe intrattenuto rapporti con importanti esponenti del mondo politico e che ha coltivavato frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui ha chiesto, secondo l'accusa, vari interventi per raggiungere i suoi scopi.
In questo contesto, in particolare, sarebbe stato accertato il ruolo determinante avuto dall'uomo d'affari nell'elezione dell'attuale sindaco di Seregno, facendo emergere come l'intercessione fosse legata al proprio interesse di ottenere, da parte degli organi istituzionali dei quali sosteneva la candidatura, la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale.

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