commissione europea

Le manovre di Juncker e Selmayr all’ombra di palazzo Berlaymont

di Giuseppe Chiellino


default onloading pic
(Afp)

2' di lettura

La bufera che si è scatenata sul caso Selmayr (promozione-lampo con doppia nomina a Segretario generale) deve aver suggerito ai piani alti della Commissione europea di soprassedere, almeno per ora. Ma il progetto di concedere uno status speciale agli ex presidenti e agli ex commissari europei esiste eccome, checché ne dica Günter Oettinger, commissario al budget e al personale, che nelle audizioni davanti all’Europarlamento sulla vicenda Selmayr aveva liquidato le notizie in proposito come dei pour parler.

La proposta sullo status speciale per gli ex presidenti della Commissione Ue

Visualizza

Il testo della decisione esiste e porta la data del 14 febbraio, il giorno dopo della chiusura del bando per il posto di vicesegretario generale della Commissione, unico candidato Selmayr dopo il ritiro della sua vice, la spagnola Clara Martinez Alberola, diventata poi capo della squadra del presidente al posto dello stesso Selmayr. E il giorno prima che l’ormai unico candidato al posto di segretario generale, si sottoponesse ai test (full-day) in un centro di valutazione esterno, come previsto dalla procedura e come ricostruito dettagliatamente dal Parlamento. Insomma, sia le date che i contenuti della proposta della commissione, di cui pubblichiamo una copia, alimentano il già sospetto che l’iniziativa sia parte organica dell’operazione che ha portato Martin Selmayr ai vertici della macchina amministrativa dell’esecutivo europeo, senza che nei fatti rinunciasse al ruolo più politico che rivestiva come capo di gabinetto. Mentre è fuori discussione che menti e artefici della proposta siano sempre il tandem Juncker-Selmayr.

A stupire non è tanto il fatto di attribuire agli ex presidenti ed ex commissari uno status speciale, in virtù del fatto che anche dopo il termine del mandato «continuano ad essere percepiti come rappresentati preminenti della Commissione e più generalmente dell’Unione europea» . Si tratta di istituti che esistono in tanti ordinamenti nazionali. Ciò che lascia interdetti è che, a partire dalla legislatura in corso, si attribuisce all’ex presidente il diritto di un ufficio «nella sede della Commissione», cioè a palazzo Berlaymont a Bruxelles, «o in una delle sedi dei dipartimenti». Questo per i tre anni successivi al termine del mandato, cioè quasi tutto il mandato del successore. Significa che Jean-Claude Juncker si assicurerebbe la permanenza nel palazzo dell’esecutivo europeo per quasi tutto il mandato del successore, dando magari una mano a Selmayr per farsi confermare. Mutatis mutandis, è come a se Paolo Gentiloni fosse consentito di avere un ufficio a Palazzo Chigi per i prossimi 3 anni, con Di Maio, Salvini o chi per loro presidente del Consiglio.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...