ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCentri per l’impiego. Il caso di Pesaro

Le Marche, il lavoro e la divergenza parallela

Le aziende cercano manodopera qualificata: ci sarebbe un bacino enorme cui attingere ma queste persone hanno bisogno di essere velocemente formate

di Michele Romano

(ANSA)

3' di lettura

«In questo momento abbiamo circa 10 mila iscritti al nostro centro per l’impiego. Oltre il 50% sono persone poco scolarizzate e non giovanissime e, contemporaneamente, le aziende ci chiedono manodopera qualificata ma non specializzata: ci sarebbe un bacino enorme dal quale attingere per soddisfare questa richiesta, ma non riusciamo a farlo perché queste persone hanno bisogno di essere velocemente formate e questo servizio non è più una nostra competenza». Claudio Andreani guida da anni il CPI di Pesaro, il secondo più grande dopo quello di Ancona dei 13 attivi nelle Marche, nei quali operano circa 400 addetti. Una macchina da guerra per i servizi alla persona, compresi quelli formativi, quando il controllo di questi centri era in mano alle Province, poi il depotenziamento con il passaggio delle competenze alla Regione. Domanda e offerta di lavoro che continuano a non incrociarsi, «una situazione aperta ormai da anni e tanto più grave oggi, con una richiesta robusta di lavoratori low skills (in particolare operai generici, muratori e camionisti) sostenuta da una ripresa in atto dall'inizio dell’anno».

Opportunità inadeguate

Sulla formazione «che non ascolta i fabbisogni dei territori» puntano il dito anche i navigator, che tra l’altro nelle Marche sono passati in meno di 2 anni da 55 agli attuali 37, molti assorbiti dalla Regione e destinati a incarichi completamente diversi da quelli per i quali erano stati assunti. «Le opportunità di riqualificazione professionale sono inadeguate sotto il profilo qualitativo e quantitativo», conferma Linda Binotti, navigator che supporta il CPI di Urbino.

Loading...

Bassa scolarizzazione

Una situazione ancora più pesante per i beneficiari del reddito di cittadinanza (a luglio risultavano coinvolti su reddito e pensione in 45.236 più 21.304 nuclei familiari, ndr.), persone che sono distanti da anni dal mercato del lavoro e nella maggioranza dei casi con una bassissima scolarizzazione, mentre i requisiti di ammissione ai corsi di formazione per la riqualificazione professionale richiedono un diploma di scuola superiore il cui ottenimento richiede alcuni anni, o che rischiano di essere scartate nelle prove di valutazione per l’accesso.

Cantiere Marche, nuovi yacht per crescere

Il disallineamento

Senza contare che nelle Marche, la formazione professionale è di competenza di un servizio della Regione che non si occupa anche di lavoro e questo non favorisce la velocità di intervento e di risposta ai fabbisogni. Ma il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro non è solo una questione di formazione. «Ci sono altri fattori che limitano le possibilità di assunzione: l’età della persona, il non possesso della patente di guida o dell’auto, l’impossibilità di pagarsi gli spostamenti casa-lavoro, la scarsa conoscenza dei mezzi digitali – spiega Francesco Carnazza, navigator e rappresentante nelle Marche di ANNA, l’associazione nazionale –. Di fronte a limiti oggettivi, il nostro lavoro è di migliorare l’occupabilità, facendole avvicinare il più possibile alle loro potenzialità, al loro obiettivo professionale e alla richiesta delle aziende, delle quali noi stessi rileviamo i fabbisogni professionali.

Impegnarsi nella ricollocazione professionale

Un passaggio che precede il patto per il lavoro, il cui senso è impegnarsi nel percorso che ha come obiettivo finale la ricollocazione professionale (nelle Marche i patti per il lavoro attivi nel 2020 erano 21.361 e in 7.367 hanno ottenuto almeno un contratto di lavoro). Non ultimo tra i problemi strutturali è la rete dei servizi, che non sempre si attiva: oggi nel collocamento lavorativo prevalgono i canali informali piuttosto che quelli legati ai servizi pubblici e privati per l’impiego. Ma non mancano le buone notizie: «Abbiamo rintracciato diverse persone non iscritte ai centri per l’impiego e che facevano parte degli invisibili, a cui abbiamo dato un nome, una dignità e speriamo un lavoro», spiega Linda Binotti.

Equipe multidisciplinari

Inoltre, per rispondere ai bisogni più complessi, è stata attivata una rete con i servizi sociali dei comuni e la costituzione di equipe multidisciplinari, con navigator, funzionari dei CPI e assistenti sociali. Non era scontata infine, almeno nelle Marche, la convivenza tra i navigator e i centri per l’impiego, che con il passare dei mesi è diventata molto solida, una sorta di caso virtuoso: «Noi ci occupiamo dei percettori del reddito di cittadinanza, loro delle altre categorie – chiude Carnazza –, ma se c’è bisogno di una sinergia per cogliere un risultato migliore nessuno si tira indietro. A Fano, ad esempio, un’operatrice del CPI si occupa di trattare da subito i beneficiari del reddito di cittadinanza che non possono ancora essere trattati dai navigator, perché non c’è un aggiornamento sincronico delle diverse piattaforme che si occupano della gestione della platea Rdc e i ritardi arrivano fino di due mesi».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti