IL COLLOQUIO

Casi Ferretti e Rcf, Tamburi: «Ipo più fragili. Le matricole soffrono ovunque»

Oggi, tra economie mondiali in frenata e tensioni internazionali, le aspettative sono deboli. La fatica di Ferretti (ed Rcf Group) non è sintomo di un caso Italia o di una distopia del mercato

di Simone Filippetti


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3' di lettura

A Londra, gli yacht di Ferretti hanno doppiato la boa addirittura due volte: tanta era la curiosità degli investitori stranieri per il cantiere italiano che il road show ha fatto tappa due volte. Non succede quasi mai. Eppure non è bastato e la casa del motoscafo Riva in legno, simbolo mondiale di barca di lusso, non ha chiuso il “book” di ordini. Esito analogo per Rcf Group. Il Made in Italy non piace proprio mentre il paese vive un periodo di ritrovata calma sui mercati? Un anno fa, l’Italia era in piena tempesta: spread che galoppava, investitori stranieri in fuga. Oggi il rischio paese è tornato a livelli fisiologici per una nazione che rimane comunque il terzo debito pubblico al mondo (oltre i 2mila miliardi di euro).

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Eppure il mercato non compra Italia in Borsa; ma allo stesso tempo è boom di nuovi fondi. Sembra quasi un cambio di paradigma sul mercato dei capitali. Per Gianni Tamburi, il talent scout di Piazza Affari e oggi anche investitore di alto profilo (da Eataly, promessa matricola; a OVS ed Elica) di aziende in Borsa ne ha portate 30 nella sua vita: da quelle col botto, come Moncler, rimasta ancora negli annali di Piazza Affari; a quelle estere (la casa francese di arredi di lusso Roche Bobois quotata alla Borsa di Parigi), niente di nuovo sotto il sole. È l’eterno finto dilemma tra pubblico (Borsa) e privato (fondi). È da sempre così: le Ipo sono bestie strane. Innanzitutto, ricorda, «c’è l’Ipo discount». Nella finanza c’è più psicologia che matematica: «Una quotazione, al netto della qualità della matricola, è da un punto di vista puramente di mercato nient’altro che una scommessa sul futuro: chi compra azioni di una debuttante si prende un rischio maggiore perché non c’è un track record. E dunque è giusto chiedere uno sconto».

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E oggi, tra economie mondiali in frenata e tensioni internazionali, le aspettative sono deboli. La fatica di Ferretti non è sintomo di un caso Italia o di una distopia del mercato: «Semplicemente, le matricole stanno soffrendo ovunque nel mondo». Wework, il colosso dei posti di lavoro condivisi, e Peloton, la concorrente di Technogym, hanno fatto flop. «Quando aumentano incertezza e volatilità, le Ipo diventano le operazioni più fragili». Da un lato i collocatori (banche e advisor) sono sempre baldanzose, spingono per massimizzare l’incasso; ma un investitore preferisce comprare azioni già quotate piuttosto che mettere soldi su un asset incerto.

Non c’è alcun terremoto, ma quello che si vede oggi, scarso appeal delle borse, boom di capitali privati, è solo un effetto del mondo a tassi sotto zero: «Dalla signora Maria al ceo di Goldman Sachs, i soldi di tutti non rendono più nulla. Ecco che allora tutti si spostano sui cosiddetti investimenti alternativi». Di qui il proliferare di fondi. Ma Tamburi si è guadagnato una fama di contrarian sulla quale ha costruito il successo della sua Tip. Vede già avanti: i fondi oggi promettono il 15% di ritorni, e devono investire la liquidità che hanno raccolto. Comprano a multipli alti, troppo. Che succederà tra 3-4 anni? «Il rischio bolla e sboom è concreto».

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