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Le mele di Paul Cézanne alla Tate Modern

Una grande retrospettiva intitolata semplicemente “Cézanne” celebra il maestro fino al 12 marzo 2023

di Nicol Degli Innocenti

3' di lettura

“Con una mela stupirò Parigi”, dichiarò Paul Cézanne. E così fece. Una natura morta con un cesto di mele è il primo quadro che si vede entrando nella grande retrospettiva che Tate Modern dedica all'artista provenzale.
Cézanne non si trovò mai del tutto a suo agio nella capitale francese. Era stato il suo amico d'infanzia Emile Zola a convincerlo a trasferirsi a Parigi per entrare nel mondo creativo dell'avanguardia artistica, ma lui rimase sempre un estraneo. Il Salon respinse regolarmente i suoi quadri, considerati non all'altezza della prestigiosa rassegna annuale.

Cézanne alla Tate Modern

Cézanne alla Tate Modern

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Studiare, scavare, approfondire

La prima mostra delle sue opere è stata nel 1895, un grande successo che l'artista ha dovuto però attendere per 34 anni dopo il suo arrivo a Parigi. Cézanne amava affrontare lo stesso tema, la stessa immagine o lo stesso paesaggio ripetutamente, studiando esplorando e approfondendo, scavando e sperimentando per trovare nuove angolazioni e sensazioni diverse. Era una ricerca quasi ossessiva della perfezione, il tentativo di catturare con il pennello non solo la materialità ma anche l'essenza delle cose. Un approccio concettuale e al tempo stesso estremamente pratico alla pittura che ha reso l'artista così innovativo e influente. Lo ha fatto con le nature morte, le mele in primis.

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Nature morte

Chiuso nel suo studio, si è concentrato su quello che era considerato il meno prestigioso dei soggetti, scomponendo, riaggiustando e ricomponendo le immagini. Le sue nature morte sono estremamente vive e vitali, frutti e oggetti che vibrano di colore e sembrano muoversi sulla tela, scivolando via dal piatto. “I frutti di Cézanne non sono commestibili, ma diventano oggetti reali indistruttibili nella loro ostinata presenza”, scrisse il poeta Rainer Maria Rilke. La forma è definita dal colore. Rilke scrisse anche che Cézanne usava 16 tonalità diverse di blu, che miscelava lui stesso. E lo ha fatto con i paesaggi, due in particolare. Una sala della mostra è dedicata alle rappresentazioni di L'Estaque, un villaggio sul mare vicino a Marsiglia dove Cézanne andava in vacanza con la famiglia. Il paesaggio amato viene visto, rivisto e reinterpretato, separato in ogni sua componente. Già in un quadro del 1878 le case e i tetti sono divisi e scanditi in forme geometriche. Il quadro in questione, “Il mare a l'Estaque dietro gli alberi”, era di Pablo Picasso ed è stato concesso in prestito dal Museo Picasso di Parigi. Sia Picasso che Georges Braque erano grandi ammiratori di Cézanne e pronti ad ammettere che era stato lui a inventare il cubismo, trent'anni prima di loro. Un'altra sala riunisce i quadri dedicati a Mont Sainte Victoire, in Provenza, una montagna amata e dipinta da ogni angolo e in ogni prospettiva, in lontananza e da vicino, vista dal basso e da dietro gli alberi, imponente e remota, in ogni ora del giorno e in ogni stagione. Cézanne ha dedicato oltre 80 quadri alla montagna, studiando la geologia delle rocce e i loro diversi colori, affascinato da questa massiccia presenza inalterata nel tempo ma sempre diversa sulla tela.Verso la fine della sua vita al centro delle nature morte dell'artista ci sono teschi invece di mele, un presentimento di morte rasserenato dal consueto uso del colore. Gli ultimi anni furono anche i più ricchi di soddisfazioni, grazie all'ammirazione sconfinata degli altri artisti. Per Monet era “il più grande di tutti noi”, mentre Matisse scrisse che “Cézanne non ha mai sbagliato” e Picasso lo definì “il mio primo e unico maestro”.

Cézanne. Tate Modern, Londra, fino al 12 marzo 2023

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