Milano / Grandi RASSEGNE

Le meraviglie del mito di Orfeo

di Marco Carminati


Il meraviglioso mondo della natura. A Milano una favola tra arte, mito e scienza

3' di lettura

La natura ha sempre suscitato “maraviglia” e un’occasione concreta per provarla ci viene offerta dalla mostra Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte e scienza , aperta dal 13 marzo fino al 14 luglio a Palazzo Reale di Milano a cura di Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, promossa e prodotta dal Comune di Milano, Palazzo Reale e 24 Ore Cultura-Gruppo 24 Ore.

La mostra si compone di un’anticamera e due camere delle meraviglie. Nell’anticamera ci sono quattro pezzi da far girare la testa: una Historia plantarum (un’enciclopedia medica) miniata a fine Trecento dalla bottega di Giovannino de’ Grassi, un foglio del Codice Atlantico dove Leonardo coglie l’istantanea di un gatto intento a lavarsi, una natura morta con sette pesche di uno degli ultimi leonardeschi lombardi, Giovanni Ambrogio Figino (1552-1608) e, infine, la celeberrima Canestra di frutta di Caravaggio, prestata eccezionalmente dalla Pinacoteca Ambrosiana.

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Il celebre e “maraviglioso” dipinto serve da introduzione a quanto segue, ovvero alla prima delle due camere delle meraviglie, nella quale viene riproposta – nello spettacolare allestimento di Margherita Palli e Pasquale Mari - la ricostruzione originale del Ciclo di Orfeo così com’era stato concepito attorno al 1675 al piano nobile dell’antico (e distrutto) Palazzo Visconti-Verri in via Montenapoleone a Milano.

Il meraviglioso mondo della natura

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Il Ciclo di Orfeo venne commissionato dal nobiluomo milanese Alessandro Visconti (1619-1685) (capocaccia del granduca di Toscana Ferdinando II de’ Medici) a tre pittori stranieri provenienti da Firenze: un «giovane olandese» non meglio identificato, il polacco Pandolfo Reschi (1640-1696) e il belga Livio Mehus (1627-1691). L’intero ciclo - che rivestiva tutte le quattro pareti della grande sala - narra il mito di Orfeo che con il canto ammansisce gli animali, anche i più feroci: il ciclo dispiega qualcosa come 200 animali di tutte le specie, ritratti in mezzo alla natura con eccezionale perizia e fedeltà.

    Palazzo Visconti passò prima ai Lunati e poi ai Verri. E a fine Settecento cominciò a circolare l’errato (ma fortunatissimo) riferimento delle tele al genovese Giovanni Battista Castiglione (1609-1664), detto il Grechetto, celebre per i suoi dipinti con animali.

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    La sala «del Grechetto» di Palazzo Verri venne immortalata in alcuni quadri di fine ‘800: si tratta di immagini preziosissime perché di lì a poco il complesso verrà completamente smantellato.

    L’ultima dei Verri, Carolina, sposò Alessandro Sormani Andreani e nel 1877 vendette il palazzo di famiglia (che venne distrutto). Nei primi anni del Novecento, le tele Verri vennero rimontate a Palazzo Sormani: responsabile dell’operazione di riallestimento fu Achille Majnoni d’Intignano, che sistemò le tele degli animali in un vano più piccolo e più basso di quello originario, dunque fu costretto a tagliarle e a cambiare l’ordine narrativo.

    In seguito, Palazzo Sormani venne acquistato dal Comune che vi collocò il Museo di Milano (1935) e poi, nel Dopoguerra, la Biblioteca Civica (1956). La sala del «Grechetto» (priva di molte tele) fu riallestita e destinata a sede di conferenze.

    Con la mostra a Palazzo Reale e la ricomposizione originale del Ciclo di Orfeo, il Comune di Milano intende perseguire due obiettivi: da un lato raccogliere fondi per realizzare il necessario restauro del ciclo; dall’altro cominciare a immaginare un luogo in città sufficientemente ampio e adeguato per accogliere il grandioso parallelepipedo con la favola di Orfeo finalmente ricomposta. Si pensa a Palazzo Dugnani, affacciato sui Giardini Pubblici.

    Su questo ci sarà tempo per dibattere. Ma in mostra non bisogna dimenticare di ammirare la seconda Wunderkammer: una sala esattamente uguale e attigua a quella di Orfeo dove la “maraviglia” è assicurata dalla spettacolare parata di decine e decine di animali impagliati (provenienti dal Museo Civico di Scienze naturali) che riproducono quasi tutti gli animali presenti nel ciclo dipinto. Anche qui c’è da restare a bocca aperta.

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