Le imprese logistiche.

Le merci risalgono la corrente

Per la prima volta il settore è in crescita a dispetto di un Pil fermo e di una produzione industriale negativa: ecommerce, cargo e sistema portuale compensano i cali

di Raoul de Forcade


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(Massimo Vincenzo D'aleo / AGF)

3' di lettura

«Per la prima volta nella storia, c’è un andamento dei trasporti che è scisso da quello del Pil». A sottolineare questa situazione è Ivano Russo, direttore generale di Confetra. Una situazione che è determinata in maniera rilevante dal peso, sempre più forte, che l’e-commerce e i servizi diretti ai consumatori hanno sulla logistica.

Se la classifica Leader della crescita include un cospicuo numero di aziende legate al settore logistico, non è un caso. Il comparto, infatti, nei primi sei mesi dell’anno, ha segnato una crescita, seppur inferiore a quella dello stesso periodo del 2018, a dispetto del fatto che, soprattutto in Europa, ma non solo, si stia profilando una regressione del ciclo economico. Un arretramento che è frutto anche dell’indeterminatezza provocata dalle politiche statunitensi sui dazi e dall’effetto Brexit. «La potenziale perdita, per l’economia italiana, provocata dalla dottrina America First – ricorda il presidente di Confetra, Guido Nicolini – è calcolata in 4 miliardi di euro».

Analizzando, però, i dati della confederazione sulla logistica, relativi al primo semestre 2019, si vede che a fronte di una produzione industriale italiana a -0,8% rispetto al 2018, il traffico stradale nazionale registra un +2,3%, mentre rallenta quello internazionale a carico completo, con un -0,6%. Il ramo corrieristico, peraltro, registra +1,8% nelle consegne nazionali (che erano a +2,5% l’anno precedente) e +3,5% in quelle internazionali (+4% nel 2018).

Cresce significativamente, poi, il trasporto su ferro, con un +5% di treni per chilometro, mentre crolla quello aereo: -5,8% in tonnellate (contro il -0,4% del 2018). Nel trasporto via mare, l’unico settore che mantiene un segno positivo è quello containerizzato nei porti di destinazione finale, che totalizza +4,3% (contro il +4,8% dell’anno precedente). Insomma, nonostante i venti di crisi, per dazi e calo della produzione industriale, in linea generale la logistica, sia pure con una crescita inferiore all’anno precedente, marcia col segno più.

«Stiamo assistendo, per la prima volta – sottolinea Russo - al fenomeno del decoupling, in conseguenza del quale si è modificato il rapporto tra l’andamento del Pil e quello dei trasporti. Prima tra i due elementi c’era una relazione tale che, se il Pil cresceva del +1%, i trasporti salivano del +3. Adesso, quando il Pil sale del +0,2 o +0,3%, i trasporti arrivano a +5».

Del resto, prosegue Russo, «un tempo si aveva un sistema della logistica e del trasporto merci legato quasi esclusivamente alla produzione industriale. Quindi, se si cresceva poco, entravano meno materie prime e uscivano meno semilavorati. Ora il Pil continua a essere ristagnante mentre alcuni fenomeni, penso ad esempio al boom dell’e-commerce oppure al sistema del trasporto ferroviario merci, che progredisce anche grazie allo sconto pedaggio e al ferrobonus, hanno cambiato lo storico rapporto di cui parlavo». Il tutto a dispetto «dell’effetto scoraggiamento, portato dalla guerra dei dazi e da Brexit, che hanno contribuito a raffreddare gli scambi».

In particolare, gli effetti dell’e-commerce, afferma Russo, «si vedono nei dati degli express courier, dei corrieri nazionali, del cargo nazionale e di alcune attività marittime: i porti gateway (quelli di destinazione finale per i container, ndr) sono cresciuti. Se fossimo stati nella stessa condizione (con dazi e Pil, ndr) dieci anni fa, la logistica sarebbe colata a picco. Esistendo oggi molti più servizi diretti espressamente ai consumatori, non si ha una situazione di impoverimento del Paese. I consumi interni ovviamente non vanno bene, al pari degli investimenti. Ma ormai l’e-commerce è una dinamica che riguarda quasi chiunque, più volte al mese: un mercato inesistente fino a cinque anni fa. La logistica si è sempre pensata come un servizio strumentale all’impresa e alla grande distribuzione; la rivoluzione sarà la logistica al servizio del cittadino».

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