l’offensiva contro l’isis

Le milizie curdo-siriane entrano nell’area urbana di Raqqa

di Roberto Bongiorni

(REUTERS)

3' di lettura

L’offensiva finale è iniziata. Dopo mesi di aspri combattimenti intorno alla città simbolo dello Stato Islamico, questa mattina almeno cinquemila soldati delle “Forze democratiche siriane” (Sdf), di cui le milizie curde dello Ypg rappresentano la gran parte, sono riusciti a penetrare nell’area urbana della città di Raqqa, capitale del Califfato nero.

Non è un'operazione mordi e fuggi. Ma l'inizio di una grande offensiva che potrebbe decretare la fine dell'Isis, confinandolo a un gruppo terroristico attivo solo nelle aree desertiche. «Dichiariamo oggi l'inizio della Grande battaglia per liberare la città di Raqqa, la cosiddetta capitale del terrorismo e dei terroristi», ha detto ai giornalisti dal villaggio di Hazima a nord di Raqqa, Talal Sello, portavoce delle Sdf. Negli ultimi sette mesi l'operazione “Ira dell'Eufrate”, portata avanti dai curdo-siriani, ha centrato l’obiettivo di assediare su tre lati - nord, est e ovest - Raqqa, proprio sul fiume Eufrate. I militari dello Sdf starebbero cercando di entrare anche sul versante orientale della città, una volta riparati i ponti.

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Saranno dunque soprattutto le milizie curde, addestrate e armate dagli Stati Uniti (il 10 maggio Washington annunciò che avrebbe rifornito di armi i curdi-siriani), a far crollare la capitale dell’Isis. Non sarà una battaglia facile, né breve. Soprattutto quando si dovrà combattere strada per strada, casa per casa. E il rischio che siano ancora una volta i civili a farne le spese è molto alto. Intrappolati dai jihadisti dell'Isis, che non di rado li utilizzano come scudi umani, e impossibilitati a scampare dai pesanti bombardamenti che l'aviazione americana sta effettuando per facilitare l'offensiva di terra, la loro situazione è drammatica.

Anche in queste ore i rapporti di vittime civili provocati per errore dai bombardamenti americani sono allarmanti e fanno pensare al peggio, quando la battaglia entrerà nel vivo. Presumibilmente presto.

Già ieri la tv di Stato siriana ha denunciato l'uccisione di 43 civili a Raqqa, in un raid avvenuto nella notte tra venerdì e sabato nel quartiere di Jumailiya. Secondo altre rapporti un raid aereo della coalizione guidata dagli Usa avrebbe colpito un edificio scolastico che ospitava famiglie di sfollati. Da tempo la scuola, situata nel quartiere orientale di Mashlab, dove è avvenuta l'offensiva questa mattina, era stata allestita come centro di accoglienza dei civili rimasti senza casa. Non è escluso che possa trattarsi anche dello stesso incidente. Secondo l'agenzia Sana, invece, almeno 12 persone nelle ultime ore hanno perso la vita in una serie di raid aerei. Tra le vittime ci sarebbero anche donne e bambini, che stavano fuggendo da Raqqa.

Pare proprio che il presidente americano Donald Trump stia cercando di accelerare la guerra contro lo Stato islamico. E i curdi dello Ypg sono gli alleati scelti dal suo staff per portare avanti la guerra sul terreno. Per Washington, e non solo, sono loro la milizia più organizzata e disciplinata all'interno del caotico e frammentato universo dell'opposizione siriana. I curdi siriani hanno dimostrato con i fatti di essere affidabili. E, grazie anche al sostegno dell'aviazione americana, hanno conseguito molti successi militari contro i jihadisti dell'Isis, cacciandoli da un'area estesa 2.500 chilometri quadrati nella Siria settentrionale.

Resta un problema non da poco. La contrarietà della Turchia.
Per il Governo turco le Ypg sono terroristi, una costola del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan. Ovvero il peggior nemico di Ankara, che lotta da anni per l'autonomia di un'ampia regione della Turchia . Quando, nell'agosto del 2016, il governo turco ha dato il via all'operazione “Scudo dell'Eufrate”, entrando con decine di carri armati e centinaia di militari in territorio siriano, lo fece soprattutto per impedire alle milizie curde di annettere il distretto di Jarabulus, creando una lunga e ininterrotta zona curda lunga il confine turco, creando così le basi per uno Stato indipendente curdo alle porte di casa. «Sia lo Ypg che il Pkk sono organizzazioni terroristiche, non c'è nessuna differenza. Cambia solo il nome, e ogni arma che finisce nelle loro mani è una minaccia per la Turchia», aveva dichiarato il 10 maggio il ministro turco degli Esteri Cavusoglu.

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