Opinioni

Le minacce regionali dell'Asia

di Shivshankar Menon

(INFINITY - stock.adobe.com)

5' di lettura

Nuova Delhi – In Asia oggi l'economia è globale, la politica è locale, e la sicurezza è locale, regionale e transnazionale. Il rapido ritorno al potere dei talebani in Afghanistan ha ricordato agli asiatici che la nostra sicurezza è interconnessa. Allo stesso modo, la pandemia COVID-19 ha sollevato la questione di come progettare un rilancio economico per l'intera regione.

Questo non è la fine delle sfide regionali. Tra lo stallo in corso al confine indo-cinese, le tensioni per Taiwan ed il Mar Cinese Meridionale, e la traiettoria incerta del programma nucleare iraniano, è chiaro che oggi l'Asia costituisce l'epicentro dei rischi per la sicurezza.

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Il ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan ha costretto a mettersi insieme una coalizione di potenze regionali – Cina, Russia e Pakistan, con l'acquiescenza dell'Iran – per far fronte all'estremismo e al terrorismo che l' “Emirato islamico” dei talebani alimenterà. Il Pakistan, protettore di lunga data dei talebani, cercherà di impedire la “Talebanizzazione” della propria politica, ma gli islamisti radicali all'interno dei suoi confini sono già stati rafforzati e incoraggiati. Cina, Pakistan, Russia e i paesi dell'Asia centrale devono tutti affrontare la prospettiva che i separatisti e gli estremisti locali troveranno rifugio sicuro, armi e sostegno nel nuovo Afghanistan controllato dai talebani.

La risposta più ampia finora è stata uno sforzo per rinvigorire la cooperazione antiterrorismo all'interno della Shanghai Cooperation Organization (SCO) – un'associazione regionale che riunisce Cina, India, Pakistan, Russia ed i quattro paesi dell'Asia centrale, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan.

Per quanto riguarda l'India, il cambiamento in Afghanistan innalza di poco il livello di allerta. Ma questo perché l'India partiva da una base di rischio più elevata. Per decenni ha affrontato minaccie significative da parte del terrorismo transfrontaliero proveniente dal Pakistan, ed ha riscosso crescente successo nell'affrontare il problema.

Nel più ampio contesto regionale, il ritiro delle forze armate americane dall'Eurasia le lascia libere di concentrarsi sulla loro principale priorità strategica: il contenimento marittimo della Cina. A settembre, gli Stati Uniti hanno ospitato il primo vertice in presenza del “Quad” (Australia, India, Giappone e Stati Uniti), ed hanno presentato l'accordo “AUKUS” per la fornitura all'Australia di sottomarini per attacchi nucleari (il primo trasferimento di questo tipo a un stato privo di armamenti nucleari). Una volta schierati, gli otto sottomarini nucleari australiani avranno il potenziale per cambiare l'equilibrio militare nei mari prossimi alla Cina.

Il Quad si è trasformato da alleanza per il dialogo sulla sicurezza ad istituzione realmente in grado di fornire beni pubblici importanti nei settori della sicurezza informatica, della salute pubblica, dei cambiamenti climatici, e della tecnologia. La sicurezza regionale e marittima dipenderà ancora da accordi di cooperazione bilaterale, trilaterale e plurilaterale, dalla serie di basi statunitensi nella regione, e dall'interoperabilità creata da esercitazioni come le simulazioni di gurra navale del Malabar. Se pienamente attuati, questi accordi potrebbero costituire una risposta completa e flessibile all'ascesa della Cina e al mutevole equilibrio di potere nell'Indo-Pacifico.

Il Nuovo Grande Gioco

Sebbene l'intensificarsi delle tensioni sino-americane abbia finora colpito principalmente i paesi e le acque ad est dell'India, presto si diffonderanno verso ovest. Nella nuova competizione tra le grandi potenze, tutto l'Indo-Pacifico è in gioco. La speranza iniziale dell'amministrazione Biden di compartimentare le aree di concorrenza e cooperazione (soprattutto, sui cambiamenti climatici) è già stata compromessa, forse fatalmente, dall'insistenza della Cina sul fatto che ogni questione rimanga interconnessa. Allo stesso tempo, è difficile vedere la rivalità strategica tra Cina e Stati Uniti non diluita dalla reciproca dipendenza economica delle due parti.

Per altri in Asia, la rivalità sino-americana pone scelte difficili. Molti membri dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico richiedono sicurezza dagli Stati Uniti mentre fanno affidamento economicamente sulla Cina. Di conseguenza, in tutta la regione i governi hanno risposto “scommettendo su due tavoli”. Essi formano coalizioni locali ove possibile, evitando attentamente di dover scegliere tra Cina e Stati Uniti. Ma, dato l' andamento delle relazioni sino-americane, resta da vedere se questa opzione strategica rimarrà a loro disposizione. Ciò che è già chiaro è l'avversione di questi paesi verso qualcosa di simile ad una NATO asiatica. La costruzione di coalizioni come forma di copertura spiega la persistente vitalità dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), della SCO, e di altre alternative.

Un'altra strategia di copertura consiste nel creare capacità di deterrenza. Negli ultimi tre decenni, l'Asia è stata teatro di un'escalation della corsa agli armamenti (guidata dalla Cina). Oggi, è presente una cintura di stati in possesso di armi nucleari che si estende dal Mediterraneo al Pacifico, da Israele alla Corea del Nord. Le acquisizioni di armi offensive stavano raggiungendo nuovi massimi poco prima della recessione COVID-19, ed oggi possono essere considerate una forma efficace di stimolo per guidare la ripresa.

Nel frattempo, l'aggressività della Cina sulla Linea di Controllo Effettivo in Himalaya ha portato l'India a raddoppiare il potenziamento dei suoi legami militari e di intelligence con gli Stati Uniti. Più di 100.000 soldati sono oggi di stanza lungo il confine, e alti funzionari indiani hanno chiarito che la partnership del paese con gli Stati Uniti deve intensificarsi, anche se un'alleanza formale non è nelle carte.

Il confine tra India e Cina rimarrà un problema vivo, perché le azioni della Cina hanno messo in dubbio l'utilità delle misure volte a rafforzare la fiducia implementate dal 1993. Entrambe le parti stanno segnalando il desiderio di allontanarsi dal confronto, ma differiscono su come perseguire ciò. L'India cerca un ripristino dello “statu quo” esistente al confine prima della primavera del 2020, e quindi collega la questione del confine al resto delle relazioni bilaterali. La Cina spera di andare avanti nelle relazioni mantenendo il nuovo assetto da essa creato. Il commercio tra i due paesi continua a crescere, stabilendo un record nella prima metà del 2021. Ma il forte commercio bilaterale e le aggressive incursioni territoriali non stanno bene insieme.

Altre minacce alla sicurezza regionale includono focolai ormai noti come il Mar Cinese Meridionale, Taiwan, le isole Senkaku/Diaoyu, nonché rischi transnazionali un po’ più recenti come attacchi informatici, cambiamenti climatici, crisi energetiche e pandemie. Ora che la Cina ha posto termine all'autonomia di Hong Kong e distrutto la credibilità della sua politica “un paese, due sistemi”, Taiwan è stata soggetta a coercizioni e pressioni militari sempre maggiori da parte della Terra d'origine.

Insicurezza Reciprocamente Assicurata

Dovremmo preoccuparci del fatto che tutta questa “materia infiammabile” porterà presto ad un grande falò? Credo che una guerra tra grandi potenze rimanga improbabile, almeno nell'ambiente attuale. Sebbene diverse potenze asiatiche siano revisioniste, in particolare la Cina, i vantaggi derivanti da qualsiasi conflitto diretto non sembrano giustificare i potenziali costi. Inoltre, la deterrenza nucleare dovrebbe aiutare a mantenere la pace tra le maggiori potenze. Detto questo, il rischio di scontri locali, guerre civili e conflitti per procura è sicuramente cresciuto, così come il rischio di errori di calcolo e incidenti.

Più preoccupante, quindi, è l'incapacità del sistema internazionale e regionale di affrontare questi problemi, la maggior parte dei quali sono evidenti e marciscono da tempo. Le istituzioni di governance globale si sono costantemente indebolite e vi è una notevole assenza di efficaci istituzioni regionali per la sicurezza. Non esiste un equilibrio di potere o un insieme di regole, norme e pratiche che assicurino relazioni interstatali stabili e prevedibili in Asia. Preoccupati principalmente per la propria sopravvivenza politica, molti governi fanno sempre più affidamento su nazionalismo e populismo per stabilire la propria legittimità, lasciando meno spazio di manovra per affrontare questioni di sicurezza regionale o perseguire soluzioni multilaterali.

Per ora, l'Asia sembra destinata a vivere in una cronica incertezza e ad avere prospettive sempre più cupe.

Shivshankar Menon, ex ministro degli esteri e consigliere per la sicurezza nazionale dell'India, è visiting professor all'Università di Ashoka

Copyright: Project Syndicate, 2021.
www.project-syndicate.org

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