cambiamenti climatici

Le «morti per caldo» fanno notizia, ma il freddo è un nemico peggiore

di Bjorn Lomborg

(AP)

4' di lettura

In questo periodo dell'anno è difficile sfuggire al caldo, persino sulla stampa.
«Le ondate di caldo mortali diventano sempre più comuni a causa del cambiamento climatico», annuncia la Cnn. «Ondate di calore estreme cambieranno la nostra vita. Non siamo pronti», avverte la rivista Time.
Alcune storie fanno più scalpore di altre ma il filo conduttore è unico: la frequenza e la ferocia delle ondate di calore pericolose aumenterà a causa del riscaldamento della Terra.

Non sono bufale, anzi. Tutto è assolutamente vero. Ma le storie che circolano rivelano un angolo cieco nella copertura mediatica del clima. Se le ondate di calore “mortali”, “assassine”, “estreme” sono al centro dell’attenzione della stampa, ci si occupa ancora relativamente poco delle temperature invernali, molto più letali.

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Siamo in gran parte stupiti di apprendere che il rischio di morte posto dal caldo venga sminuito dinanzi a quello costituito dal freddo. Inoltre, con l’avanzamento del riscaldamento globale, la riduzione del numero dei decessi legati al freddo sarà probabilmente più significativo dell’aumento delle morti durante le ondate di caldo.

Il caldo uccide surriscaldando il corpo e alterando l’equilibrio tra fluidi e elettroliti. Il freddo uccide perché il corpo riduce il flusso di sangue verso l’epidermide, aumenta la pressione arteriosa e abbassa al tempo stesse le difese immunitarie. In entrambi i casi sono le categorie più vulnerabili della società -i più anziani e deboli– ad essere più a rischio.

Il maggiore studio sui decessi da caldo e da freddo, pubblicato sulla rivista medica The Lancet, ha esaminato oltre 74 milioni di morti avvenute in 384 luoghi disseminati in 13 Paesi. La ricerca non ha solo coperto i Paesi freddi (come Canada e Svezia) ma anche quelli a clima temperato (Spagna, Corea del Sud e Australia) e le zone tropicali e sub-tropicali (Brasile, Taiwan e Tailandia). I ricercatori hanno scoperto che il caldo è responsabile di almeno lo 0,5% di tutti i decessi. Oltre il 7% degli stessi, però, è causato dal freddo.

A livello mondiale, per ogni morte da caldo ce ne sono 17 da freddo. Questi numeri variano da Paese a Paese. Negli Stati Uniti, circa 9.000 persone sono morte nel 2015 a causa del caldo ma 191.000 decessi possono essere attribuiti al freddo. Per quanto riguarda l’Italia, le morti da caldo sono circa 10.000, contro 57.600 da freddo.

I decessi che sopravvengono durante un’ondata di caldo ricevono un’ attenzione sproporzionata rispetto a quelli provocati dal freddo, per la semplice ragione che i primi sono più mediatici che i secondi. Il caldo uccide in modo quasi istantaneo mentre il freddo impiega settimane a condurre alla morte. La dura verità è che la storia di un anziano che muore lentamente, solo, in un appartamento non sufficientemente riscaldato durante l’inverno non cattura l’attenzione dei media tanto quanto il dramma di un’ondata di caldo “assassina” che strappa una vita.

La maggioranza delle morti provocata dal caldo e dal freddo non viene denunciata. Solo nei 13 Paesi interessati dallo studio di Lancet, 140.000 persone muoiono in un anno a causa del caldo e oltre 2 milioni a causa del freddo.
Possiamo guardare al Regno Unito per vedere come i media favoriscano la copertura di un argomento rispetto all’altro. L’ondata di caldo di questo mese di giugno ha scatenato la stampa su tutti i fronti: strade che fondono, temperature “più elevate che a Istanbul”, allarmi sul consumo di acqua, dritte per dormire quando fa caldo, articoli sulle vittime di affogamento, e persino sull’ effetto del caldo sul pànace gigante (cresce di più).

Paragoniamo tutto questo alla copertura in sordina che ha ricevuto l’inverno di due anni fa, quando 43.000 decessi “supplementari” sono stati rilevati in Inghilterra e nel Galles. Solo nella seconda settimana di gennaio, il freddo aveva ucciso 7.200 persone. È una tragedia nazionale, eppure sollecita pochi titoli. A causa dell’affollamento delle pompe funebri, alcune famiglie a Nottingham hanno dovuto aspettare fino a un mese per poter seppellire i loro cari. Il governo britannico ha rilevato ogni inverno, tra 25.000 and 45.000 decessi da freddo.

È giusto sottolineare che con il tempo il riscaldamento globale implicherà un numero crescente di ondate di caldo, che uccideranno più persone. A dire il vero, abbiamo già avuto modo di vedere vari titoli su questo punto nel corso dell’anno. Nessuno però sembra ricordare che vedremo sempre meno ondate di freddo e quindi sempre meno decessi legati a questo problema.

Uno studio realizzato da Regno Unito e Australia ha evidenziato che le morti da caldo sono destinate ad aumentare ma che quelle da freddo si ridurranno in proporzione maggiore. Secondo questo rapporto attualmente in Inghilterra e Galles il caldo uccide 1.500 persone mentre 32.000 muoiono a causa del freddo. Nel 2080, l’aumento delle ondate di caldo implicherà circa 5.000 decessi. Le morti da freddo, allo stesso momento, saranno diminuite di 10.000, vale a dire 6.500 decessi in meno complessivamente. Un risultato simile è previsto per l’Australia, dove le morti da caldo aumenteranno di 700 unità mentre quelle da freddo scenderanno di 1.600.

Alcune regioni del mondo – specialmente l’Africa – sperimenteranno un aumento delle morti da caldo più importante della diminuzione dei decessi da freddo. A livello mondiale, si stima che per la metà del secolo moriranno 1.4 milioni di persone in meno a causa dell’aumento delle ondate di caldo e della diminuzione di quelle di freddo.

Il riscaldamento della Terra resta un problema da affrontare ma per quanto riguarda i decessi legati alle temperature atmosferiche, una riduzione di queste ultime potrebbe di fatto portare a un numero maggiore di morti. È per questa ragione che dobbiamo concentrarci su un migliore adattamento al caldo e al freddo,e questo spesso vuol dire tirare fuori le persone dalla povertà.

Costi quel che costi, dovremmo sempre diffidare della stampa che ci racconta solo una versione della storia.

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