delpini nuovo arcivescovo di milano

Le nomine di Francesco che cambiano la Chiesa italiana

di Carlo Marroni


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Monsignor Mario Delpini (Fotogramma)

2' di lettura

Un “prete” milanese. Il nuovo arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nella grande diocesi ha vissuto per tutta la vita, ed è cresciuto, si è formato e via via ha assunto incarichi sempre più importanti sotto quattro cardinali: Colombo, Martini, Tettamanzi e infine Scola, che lo ha voluto come suo vicario generale. Una successione quindi morbida, anche se certamente cambierà lo stile pastorale.

La biografia
Nato a Gallarate, Delpini è entrato in seminario nel 1967 ed è stato ordinato prete nel 1975 dal cardinale Giovanni Colombo (arcivescovo di Milano dal 1963 al 1979). Si è laureato in lettere all'Università Cattolica, ha ottenuto la licenza in teologia e poi il diploma in Scienze patristiche all'Istituto Patristico Augustinianum di Roma. Ha insegnato greco e patrologia nei seminari milanesi. È stato rettore del liceo del seminario di Venegono, quindi è diventato rettore nel quadriennio teologico e dal 2000 al 2006 rettore maggiore.
Il cardinale Dionigi Tettamanzi lo ha nominato vicario della Zona pastorale VI di Melegnano e nel 2007 lo ha consacrato vescovo ausiliare. Nell'aprile 2012 l'arcivescovo Scola lo ha scelto come vicario generale della diocesi e due anni dopo gli ha affidato anche la formazione permanente del clero. Delpini è conosciuto come un ecclesiastico molto spirituale e poco “manager”, e spende molto tempo nel rapporto con i singoli preti, che nella diocesi di Milano sono davvero molti (è la più grande d'Europa e del mondo). Fino ad oggi viveva alla Casa del Clero, insieme ai sacerdoti anziani e in città si muove in bicicletta, con caschetto e giubbotto catarifrangente, racconta Vatican Insider.

La nomina di Delpini conferma la linea assunta da Francesco per l'Italia, e già vista nei casi di Bologna, Palermo, Roma e ora Milano. La decisione resa nota oggi (ma era da giorni che il nome era dato per scontato) rappresenta la conclusione di un percorso che ha visto nel giro di due mesi le nomine di Angelo De Donatis a Vicario di Roma (anche lui ausiliare) e del presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, che ha ricevuto a fine maggio la maggioranza dei voti da parte dell'assemblea della Conferenza. Un cambiamento profondo, che è destinato a segnare la vita futura della Chiesa italiana, più orientata ai fedeli e alla base che non ai meccanismi delle gerarchie, che per molto tempo hanno influenzato carriere e incarichi.

Esce quindi Scola, una figura di spicco della Chiesa italiana per molti anni, teologo e per due volte considerato “papabile”: la visita di Francesco nel capoluogo lombardo nel marzo scorso è stata un successo clamoroso, sia per partecipazione delle persone sia come macchina organizzativa. Ma soprattutto resterà impressa la visita del Papa alle “Case Bianche” e nel carcere di San Vittore.

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