Torino che vince

Le novità di Artissima 2019 tra Medioriente e desiderio

La 26ª edizione della fiera esporrà 208 di cui il 62% straniere da 43 paesi. Focus sul Medio Oriente con dieci gallerie invitate. Tanti i premi e il bilancio finanziario è positivo

di Silvia Anna Barrilà


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5' di lettura

È stata presentata ieri, 16 luglio, a Milano la 26ª edizione di Artissima , l'unica fiera d'arte in Italia dedicata esclusivamente al contemporaneo, che si terrà a Torino dal 31 ottobre al 3 novembre 2019. Tra le novità di quest'anno è stata annunciato un focus sul Medio Oriente, che non sarà una sezione, ma un progetto diffuso in tutta la fiera. “Non volevo creare un ghetto - ha spiegato la direttrice Ilaria Bonacossa - quanto piuttosto favorire il dialogo e l'incontro, anche perché l'arte mediorientale non nasce in una bolla a sé stante. Abbiamo invitato dieci gallerie, che pagano una quota di partecipazione agevolata grazie alla collaborazione con la Fondazione Torino Musei , e poi un gruppo di collezionisti, curatori e professionisti dell'area che parteciperanno a talk e panel. Anche le gallerie internazionali saranno invitate a segnalare le loro opere di provenienza mediorientale per creare una mappa attraverso tutta la fiera”. Ma perché la scelta di quest'area geografica? “È interessante a livello di qualità della proposta artistica - ha risposto Bonacossa, - ma anche per la scena artistica che si è qui sviluppata negli ultimi cinque anni, con fondazioni, musei e gallerie che fungono da volano per il territorio. Ed è interessante anche perché è una regione abbastanza vicina all'Italia come storia culturale, c'è sicuramente più affinità che con la Lituania, per fare un esempio”. Tra le gallerie che vedremo in fiera ci sono nomi molto interessanti come Gypsum dal Cairo, Marfa da Beirut, Athr da Jeddah, Isabelle Van Den Eynde da Dubai, Ab/Anbar e Dastan's Basement da Teheran, Sfeir Semler da Beirut, Sommer da Tel Aviv. L'idea è anche quella di creare delle sinergie con il Turin Islamic Economic Forum , che si svolgerà a Torino nei giorni immediatamente precedenti alla fiera.

Le opere che vedremo ad Artissima a Torino

Le opere che vedremo ad Artissima a Torino

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Le gallerie. In totale in fiera saranno 208 di cui il 62% straniere da 43 paesi in totale (i paesi con più partecipanti, dopo l'Italia, sono la Germania con 14, la Spagna con 13, la Francia con 11, l'Austria con 8). Tra le gallerie che ritornano dopo un periodo di assenza ci sono Gavin Brown's Enterprize da New York, Sadie Coles HQ da Londra, Annette Gelink da Amsterdam, Giò Marconi da Milano, Campoli Presti da Londra. Le sezioni saranno sette di cui tre curate. “Back To The Future”, la sezione dedicata alla riscoperta di artisti dimenticati, amplierà di nuovo il suo raggio a tutto il periodo dal 1960 al 1999. Inoltre verrà pubblicato uno studio per celebrare il decennale con gli artisti che hanno preso parte alla sezione dal 2010 a oggi. Al posto della sezione dedicata al suono (l'anno scorso alle OGR ), ci sarà un progetto espositivo dedicato al telefono come mezzo espressivo.
Anche quest'anno Artissima avrà un tema trasversale (l'anno scorso era il tempo) che quest'anno si preannuncia particolarmente accattivante: la dialettica desiderio/censura. “Il tema è nato da una riflessione sui tempi difficili che attraversiamo” ha raccontato la direttrice della fiera. “Fino a una decina di anni fa vivevamo in un clima di ottimismo, mentre oggi sono stati eretti sempre più muri, sono state messe in discussione anche realtà positive come l'Europa. Viviamo in un mondo pieno di contraddizioni in cui da un lato c'è una società perbenista, dall'altro la pornografia online. Un mondo in cui persino l'arte, da sempre considerata al di sopra delle regole, viene censurata dagli algoritmi dei social media. Il tema del desiderio rappresenta il canale di rottura, che permette di vedere cose inaspettate e date per scontate. E l'arte è il punto d'incontro vero e fisico tra la persona e le sue aspirazioni”.

Una mostra vietata ai minori. Il desiderio sarà al centro di un'altra significativa novità di quest'anno: una mostra VM18 che avrà luogo al di fuori della fiera, all'interno degli spazi della storica boutique torinese Jana, intitolata “Abstract Sex. We don't have any clothes, only equipments”. Un progetto espositivo che presenterà opere in vendita, prese in prestito dalle gallerie partecipanti alla fiera, e che sarà curata dal gallerista Guido Costa e da Lucrezia Calabrò Visconti, due personaggi di diverse generazioni: lui gallerista, che ricorda i tempi in cui Torino era la capitale del porno e che ha lavorato in tempi non sospetti con un'artista come Nan Goldin, lei poco più che trentenne, con una formazione internazionale, attualmente responsabile della residenza per curatori internazionali della Fondazione Sandretto.

I premi. La novità è il cambio di identità del Premio Ettore e Ines Fico, che andrà ad un giovane artista italiano che otterrà una mostra al Museo Ettore Fico nel 2020 (prima era un premio ad un giovane artista non per forza italiano). Confermati gli altri premi: ad un artista di Present Future (la sezione dedicata ai talenti emergenti), assegnato da Illy ; ad un artista di Back To The Future, assegnato dalla Fondazione Sardi per l'Arte ; ad un artista della sezione Disegni, assegnato da Irinox ; ad un video, assegnato dalla Fondazione Crt; ad un artista Under 35, assegnato da Campari Group. Inoltre un fondo istituito dalla Professional Trust Company , società che si occupa di pianificazione patrimoniale e trust nel mondo dell'arte, contribuirà alla partecipazione di tre gallerie emergenti con 4.000 euro ciascuna. Quest'anno sono: Emalin di Londra, Vin Vin di Vienna e Öktem Aykut di Istanbul.

Un ecosistema funzionante. Poi, nell'arco della fiera, verranno acquistate opere grazie a fondi istituzionali per un valore che l'anno scorso è arrivato a 300.000 euro. Insomma, gli sforzi per mettere in piedi un'edizione di successo sembrano esserci e anche la Fondazione Torino Musei pare soddisfatta, tanto che ha appena riconfermato Ilaria Bonacossa per altri due anni, fino al 2021. “Il successo delle ultime edizioni è stato anche finanziario” ha commentato la direttrice. Infatti, secondo dichiarazioni della fiera, “Artissima ha conseguito a partire dal 2014, fino al 2018 compreso, risultati di esercizio post imposte sempre positivi che hanno visto aumentare l'utile netto di circa il 70% in cinque anni. Tale aumento ha sviluppato un conseguente aumento del 77% del patrimonio netto negli stessi cinque anni di riferimento. A partire dal 2016, grazie all'andamento sopra descritto, la Fondazione Torino Musei, socio unico, ha potuto quindi reinvestire i contributi pubblici, in origine destinati al sostegno della fiera, in altri progetti culturali della città. Nel 2018 il risultato è stato particolarmente positivo grazie ad un aumento dei ricavi dovuto all'efficace strategia commerciale di consolidamento del brand che vede Artissima sempre più produttore di contenuti culturali in partnership con soggetti terzi anche fuori dai quattro giorni di manifestazione”.
Il quadro che ne esce è quello di un ecosistema in salute. “Le fiere vivono in un tempo accelerato” ha commentato Ilaria Bonacossa. “Grazie alla loro economia funzionante possono permettersi di essere sperimentali, più dei musei”. È anche vero, però, che oggi sono sotto accusa per le pressioni che esercitano sulle gallerie. “Le fiere sono sintomo di un sistema e non la causa” risponde Bonacossa. “Non è colpa delle fiere se le gallerie hanno fatto delle fiere il momento fondamentale del loro business. Sicuramente costano, ma la partecipazione ad una fiera come Artissima parte da circa 4.275 euro per le giovani gallerie, per cui è fattibile. D'altro canto se vuoi rimanere sperimentale devi essere accessibile per le gallerie di ricerca. E come fiera ci ingegnamo in ogni modo per aiutarle”.

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