Plus24 Risparmio

Le nuove strade per favorire la crescita

di Lucilla Incorvati


3' di lettura

La strada del private equity e del venture capital, dalle operazione di early stage per dare avvio a nuove idee alle operazioni di development capital per supportarne l’ulteriore sviluppo, è sempre stata tra le più battute per finanziare le imprese. Negli ultimi anni, però, si sono diffusi anche altri strumenti, come il crowdfunding e i mini-bond. E le imprese di stampo familiare, reticenti a cedere la maggioranza, o comunque buona parte, del capitale (è un elemento quasi imprescindibile per accedere al mondo degli investimenti in capitale di rischio) tendono a rivolgersi soprattutto a queste ultime categorie.

La via del crowdfunding…

In Italia (il primo Paese in Europa a dotarsi di una legga sull’equity crowdfunding), il mercato della raccolta di capitale vale più di 90 milioni di euro. Le piattaforme operative sono diverse, ognuna con la sua specializzazione settoriale (immobiliare, tecnologia, moda o altro): dalle piattaforme che hanno deciso di sposare il modello “reward based” (prevede una ricompensa in cambio dei capitali investiti) a quelle “donation based” (utilizzate per progetti senza scopo di lucro), dalle “lending based” (microprestiti) all’equity based (il finanziatore partecipa al capitale sociale), fino ad arrivare ai modelli ibridi, ovvero piattaforme che prevedono più modalità di finanziamento. Tra le più “blasonate” e non solo sul territorio italiano, si segnalano kickstarter, Indiegogo e la francese Ulule, ultima arrivata nella primavera di quest’anno. Il funzionamento è simile tra tutte le piattaforme.

Ci si registra al portale e dopo aver inserito i dati societari si passa a descrivere l’idea imprenditoriale nascente o da promuovere per un’ulteriore crescita dell’azienda. Dopodiché si fissa l’obiettivo di raccolta, le eventuali ricompense e un tempo entro cui raggiungere la meta. Al termine della campagna se l’obiettivo è stato raggiunto o superato allora le somme raccolte vengono versate al proponente il progetto (la piattaforma di crowdfuding tratterrà una commissione che mediamente si aggira tra il 5% e il 10%). In caso contrario, ovvero se l’obiettivo non sarà raggiunto, le offerte saranno annullate.

… e quella dei mini-bond

Oltre al crowdfunding, un’altra strada che le imprese hanno a disposizione per finanziarsi è quella dei mini-bond. Strumenti nati nel 2012, del tutto assimilabili alle obbligazioni, emesse da società non quotate operanti sul territorio italiano. Un mercato che, stanno all’ultimo Osservatorio del Politecnico di Milano, ha raggiunto nel 2016 la piena maturità (il 2017, per ora, sta confermando le aspettative di un’ulteriore crescita). Il numero delle emissioni è in continua crescita, così come il numero delle imprese (soprattutto Pmi) che sperimentano questa nuova fonte di finanziamento. In particolare, a fine 2016 si contavano 292 emissioni complessive effettuate da 222 imprese, il cui fatturato è molto variabile. La fascia più numerosa si concentra tra i 100 milioni e i 500 milioni, mentre 40 società hanno un fatturato inferiore ai 10 milioni.

Con una durata media di 5,7 anni, la maggior parte dei mini-bond offre una cedola fissa che, considerando tutte le emissioni, si aggira intorno al 5,40 per cento. Ma nel solo 2016 il valore del coupon ha registrato una riduzione per il secondo anno consecutivo, attestandosi al 4,89%, contro il 5,10% del 2015. Tra i principali investitori in questo strumento innovativo, invece, si segnalano soprattutto i fondi di private debt e i fondi esteri. Si mantiene stabile, infine, la partecipazione delle assicurazioni, mentre il ruolo delle banche è sempre più in calo.

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti