Strumenti contro la crisi

Le nuove tutele per i consumatori super indebitati

di Niccolò Nisivoccia e Antonella Sciarrone Alibrandi

3' di lettura

Un grande scrittore francese, Christian Bobin, ha scritto che una catastrofe economica può essere anche una «grazia». Intendeva dire, in termini poetici, che una catastrofe può avere anche valore costruttivo, oltre che distruttivo, nella misura in cui se ne sappiano trarre nuove soluzioni. È ciò che dobbiamo augurarci nell’attuale momento storico, le cui cifre uniche sono la pandemia e la pervasiva crisi economica che ne è derivata. Fra i più imponenti effetti del Covid-19 si staglia senz’altro il preoccupante incremento del debito, non solo pubblico ma anche privato: quest’ultimo di dimensioni tali, anche nel nostro Paese, da far temere una vera e propria ondata di situazioni di grave illiquidità e di insolvenza. Di fronte a dati così allarmanti, come giuristi siamo chiamati non solo a impegnarci al fine di sfruttare tutte le potenzialità inespresse degli strumenti di cui già il nostro ordinamento dispone, ma anche a elaborarne di nuovi al fine di proteggere in un’ottica di sistema i diversi interessi in gioco.

Risponde a questa logica, del resto, la recente riforma della disciplina sul sovraindebitamento di cui alla legge n. 3/2012, volta a offrire strumenti più efficaci di composizione della crisi a tutti coloro che la legge esclude dal fallimento, in particolare quindi a consumatori e piccoli imprenditori e alle loro famiglie. Sono proprio loro, infatti, i soggetti destinati alle difficoltà maggiori, perché nel caso di un consumatore o di un piccolo imprenditore quasi non esiste barriera, o comunque ne esiste una molto sottile, fra la realtà individuale e quella economica e patrimoniale: e basti ricordare che, se nelle società commerciali il debitore risponde dei suoi debiti solo nei limiti del capitale investito, in tutti gli altri casi ne risponde invece illimitatamente, con tutti i suoi beni presenti e futuri, a partire dalla casa.

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Alle forme di tutela del debitore in crisi già previste dalla legge n. 3/2012 la nuova disciplina ne aggiunge altre, fra cui la più innovativa è la cosiddetta esdebitazione dell’incapiente, cioè la possibilità concessa al debitore persona fisica di ottenere la liberazione da tutti i suoi debiti anche quando non sia nelle condizioni di offrire la benché minima contropartita ai creditori. L’anticipazione dell’entrata in vigore delle nuove norme, rispetto a quella del Codice della crisi in cui inizialmente erano inserite, è stata senz’altro dettata dalla consapevolezza della gravità della situazione presente (confermata da Alida Paluchowski, presidente della Sezione fallimentare del Tribunale di Milano, che, nel corso della lezione inaugurale del “Master Crisi, Insolvenza, Sovraindebitamento” promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha dato atto che nel 2021 sono attese, in Italia, circa 176mila procedure da esdebitazione dell’incapiente). È però evidente che le potenzialità dei nuovi strumenti vanno molto al di là della stretta contingenza.

Esistono poi ulteriori strumenti giuridici già presenti nel nostro ordinamento che, opportunamente affinati, potrebbero giocare un ruolo decisivo nella gestione delle crisi dei consumatori. Chi scrive aveva partecipato in prima persona, insieme ad autorevoli giuristi, alla redazione di un emendamento – presentato, purtroppo senza successo nonostante la sua significativa utilità nell’attuale contesto economico, in sede di conversione del Decreto Milleproroghe – riguardante l’art. 41-bis della legge n. 157 del 2019 in materia di esecuzioni aventi ad oggetto la prima casa dei debitori qualificabili come consumatori. La norma, emanata ormai più di un anno fa e mai applicata per mancanza dei relativi decreti attuativi, introduce a favore del debitore la possibilità, pendente l’esecuzione, di rinegoziare il proprio mutuo oppure di chiedere un rifinanziamento per estinguere il mutuo stesso, mediante accesso al Fondo di garanzia per la prima casa. L’emendamento riformulava tale norma nel senso di renderla immediatamente operativa, eliminando la necessità di decreti attuativi, e di ampliarne i margini di applicabilità, in primo luogo attraverso la proroga dei termini entro i quali è necessario che l’esecuzione abbia avuto inizio (dal 30 giugno 2019 al 30 giugno 2020) e l’istanza di rinegoziazione o di finanziamento venga presentata (dal 31 dicembre 2021 al 31 dicembre 2022). Ma non solo: l’emendamento prevedeva in modo puntuale anche la possibilità di presentare l’istanza di cui all’art. 41-bis all’interno delle rinnovate procedure di composizione del sovraindebitamento. In ogni caso, il fine ultimo rimane quello di agevolare il più possibile composizioni equilibrate delle crisi ed esdebitazioni, sul presupposto che la tutela dei debitori possa efficacemente contemperarsi non solo con il soddisfacimento parziale dei creditori, ma anche con il perseguimento di interessi generali, quali la stabilità del sistema e istanze di carattere sociale.

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