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Le ong si concentrano sull’Italia e il contrasto alle nuove povertà

Secondo i dati di Open Cooperazione la raccolta fodti vale 1,17 miliardi in crescita del 10% nel 2021. In aumento anche le risorse umane (+4%)

di A.Mac.

3' di lettura

L’effetto pandemia si fa sentire anche sulle Ong italiane, chiamate ad intervenire sulle nuove povertà e sulla salite. Secondo i dati di Open Cooperazione - ma riferiti all’anno 2021 - è l'Italia il Paese dove viene messo in campo il numero più alto di progetti. Sono 917 quelli realizzati nel 2021 da 70 organizzazioni. All'estero si conferma il primato dei paesi africani: Mozambico, Etiopia, Uganda, Kenya, RD Congo, Burkina Faso e Senegal restano i paesi dove le Ong realizzano più progetti. Unici paesi non africani nella top 10 sono Libano e Siria.

Educazione e istruzione restano i temi predominanti dei progetti delle Ong, seguono l'emergenza, l'aiuto umanitario e la salute. «Non deve stupire l'attività delle Ong nei territori del nostro paese - spiega il fondatore e curatore di Open Cooperazione, Elias Gerovasi – si tratta di una tendenza ormai consolidata e sicuramente in crescita dopo la pandemia. Sempre più organizzazioni si sono attivate sul fronte delle nuove povertà che il Covid ha accentuato: povertà educativa, alimentare e ultimamente anche energetica sono fenomeni molto diffusi e non riguardano più solo determinate categorie svantaggiate». Inoltre l’attività delle Ong corrisponde alla nuova agenda della politica: «I nuovi obiettivi dell’Agenda 2030 si focalizzano sui target da raggiungere in tutti i paesi del mondo, mentre in precedenza si poneva l’accento sui paesi in via di sviluppo. Non dimentichiamo poi le politiche attivate dal Pnrr», aggiunge Gerovasi.

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La raccolta fondi cresce del 10%

I dati, inseriti volontariamente dalle organizzazioni e aggregati da Open Cooperazione - piattaforma opendata che raccoglie da ormai otto anni i dati di trasparenza e accountability di oltre 200 tra le più importanti organizzazioni del settore - mostrano che anche nel 2021 le Ong italiane hanno messo a segno una crescita economica di 10 punti percentuali, il valore economico raggiunge quota 1,167 miliardi. «Il trend è in linea con gli anni precedenti, e si attesta su una crescita del 7-10% frutto di un perdurante processo di strutturazione del settore» strutturazione del settore», puntualizza Gerovasi.

Una crescita spinta in particolare dalle grandi organizzazioni che registrano rilevanti incrementi delle entrate. È il caso di Save The Children (nella foto in alto di Francesca Leonardi, un momento del progetto Fiocchi in ospedale) che si conferma la prima organizzazione con un bilancio di oltre 133 milioni (+7% rispetto al 2020), di Avsi che balza al secondo posto con un incremento di oltre 26% (da 68 a oltre 92 milioni), di Emergency che cresce del 37% passando da 48 a 77 milioni e di Weworld che supera i 44 milioni con una crescita del 15%. Faticano invece le organizzazioni medio-piccole, da un'analisi dei bilanci delle entrate delle prime 50 Ong italiane sugli ultimi 3 anni emerge che le organizzazioni in perdita sono quasi tutte di dimensione media, ovvero collocate nella fascia tra 3 e 10 milioni di euro di entrate.

Da dove arrivano le risorse

Resta stabile rispetto agli anni precedenti la composizione delle entrate, per le Ong il rapporto tra fra fondi pubblici e fondi privati si attesta rispettivamente a quota 60% e 40 per cento. I fondi pubblici alle Ong arrivano dai cosiddetti finanziatori istituzionali, il 35% dall'Agenzia italiana per la Cooperazione - Aicse dal Maeci, un altro 35% dall'Unione Europea (Ue+Echo), poco più del 17% dagli enti territoriali attraverso la cooperazione decentrata e il restante 12% da agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali.

I fondi privati, oltre a quelli derivanti dalle donazioni liberali individuali, arrivano attraverso il 5x1000 (31,9%), da donazioni o partnership con le aziende (32,1%), dalla filantropia delle Fondazioni (26,8%) e dalle chiese (9,2%). Inoltre negli ultimi cinque anni è cresciuto di un ulteriore 8% il numero di organizzazioni che sottopongono il loro bilancio economico ad una certificazione esterna operata da auditor di revisione indipendente. Oggi il 92% delle Ong con entrate superiori a 1 milione di euro ha un bilancio certificato.

Crescono le risorse umane

Aumentano anche le risorse umane impiegate nel settore in Italia e all'estero sfiorando quota 26mila (4% in più del 2020) il 55% sono uomini e il 45% donne. Sono 4.120 gli operatori impiegati in Italia (37% uomini e 63% donne) e 21.753 quelli all'estero (58% uomini e 42% donne), di cui 2274 italiani espatriati, i cosiddetti cooperanti. A questa community si aggiunge il contributo del lavoro volontario. I volontari attivi e volontari in Servizio Civile che hanno operato per le Ong nel 2021 raggiungono quota 44.784, in crescita di oltre 9mila unità rispetto all'anno precedente.




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  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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