ALLA WHIRLPOOL DI AMIENS

Le Pen-Macron: duello nella fabbrica che delocalizza in Polonia

di Marco Moussanet

2' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI -Il tema centrale della campagna elettorale tra i due turni delle presidenziali francesi – quello, per schematizzare al massimo, tra società aperta e chiusa – è andato fisicamente in scena questo pomeriggio sul parcheggio della fabbrica della Whirlpool di Amiens. Stabilimento del quale il gruppo americano ha annunciato la chiusura in vista di un trasferimento della produzione di asciugatrici a Lodz, in Polonia. Ovviamente per avantaggiarsi di un costo del lavoro più basso. I posti di lavoro a rischio – tra diretti e indiretti – sono circa 350, in una zona, la provincia della Somme, ad alto tasso di disoccupazione.

Il blitz di Marine Le Pen nel parcheggio
Nella tarda mattinata il centrista Emmanuel Macron, nato peraltro ad Amiens, è arrivato in città per incontrare una delegazione sindacale della società presso la Camera di commercio. Mentre la riunione era in corso, Marine Le Pen, con un'operazione di marketing politico di rara abilità (e che la dice lunga sull'andamento tutt'altro che sereno e tranquillo di questa campagna), ha raggiunto – apparentemente a sorpresa, perché in realtà i militanti del Front National erano presenti sul posto fin dalla prima mattina - i picchetti dei lavoratori davanti alla fabbrica.

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Blitz Le Pen: anticipa Macron nella fabbrica che delocalizza

Blitz Le Pen: anticipa Macron nella fabbrica che delocalizza

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La nazionalizzazione promessa
Per annunciare che in caso di vittoria il 7 maggio lo stabilimento sarà nazionalizzato in attesa di un progetto d'acquisto in grado di garantire i livelli occupazionali. E che sulle importazioni dei prodotti Whirlpool realizzati negli impianti delocalizzati sarà applicata una tassa del 35 per cento. Applausi, selfie con la candidata dell'estrema destra.

Macron cambia programma
La quale ha ovviamente preso in contropiede Macron, la cui ripartenza dopo il primo turno ha già dato numerosi segni di problematicità. L'ex ministro dell'Economia ha quindi cambiato il proprio programma e pure lui è andato a incontrare i dipendenti di Whirlpool in sciopero.
Accolto da fischi, slogan ostili, grida “Marine présidente”, è comunque riuscito a ingaggiare una discussione con i lavoratori – prima in un clima di grande tensione e poi più disteso – durata un'ora. Ha cercato di spiegare, di convincere: «La chiusura delle frontiere è una menzogna, la globalizzazione non si può abolire per legge. Così come vietare chiusure e licenziamenti equivarrebbe ad allontanare gli investitori e aumentare la disoccupazione. Bisogna invece attrezzarsi, grazie soprattutto a un miglioramento della formazione delle competenze, per adattarsi al mondo che cambia». Demagogia contro lucidità, insomma.

Campagna durissima
L'impressione, alla fine, è che Macron sia faticosamente riuscito a recuperare, a non cadere nella trappola, a evitare di regalare un vantaggio all'avversaria. Ma l'episodio di oggi pomeriggio dimostra che la campagna sarà durissima, senza esclusione di colpi. E che l'esito finale, seppure quasi certamente a favore di Macron, non è scontato.

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