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Le penne Aurora compiono 100 anni: l’azienda sfida il digitale (e vince) a colpi di pennino

di Chiara Beghelli


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4' di lettura

Penne stilografiche lanciate con un “drop”, proprio come accade per le sneakers: anche da questo modo così contemporaneo per presentare le proprie novità passa il nuovo corso di Aurora, la storica azienda torinese di strumenti per la scrittura che nel 2019 compie i suoi primi 100 anni. La sua storia inizia nel capoluogo piemontese con Isaia Levi, mercante tessile, che dà alla sua manifattura il nome di Fabbrica Italiana di Penne a Serbatoio. I bombardamenti della seconda guerra mondiale la distruggono, ma l’azienda risorge in una nuova sede, nella zona dell’Abbadia di Stura. Negli anni Sessanta la proprietà passa all’ingegnere Franco Verona e alla famiglia Verona ancora appartiene, con il figlio Cesare alla guida.

Cesare Verona, presidente e ad Aurora

Una storia della migliore imprenditoria italiana che culmina oggi nella collezione celebrativa “Cento Italia” , costituita da 10 penne stilografiche che saranno lanciate, come un “drop” appunto, ogni 19 del mese per richiamare l’anno di fondazione della manifattura, per 10 mesi con l’esclusione di agosto. Il 19 febbraio scorso la serie è stata inaugurata con la prima penna, Edo, una stilografica in resina nera, finiture cromate e pennino in oro 14 carati rodiato, con un fondello rosso vivo che richiama la tradizione della lacca giapponese evocata dal nome. A maggio, poi, Poste Italiane stamperà un francobollo celebrativo dell’azienda.

Aurora, una storia di penne, passione e innovazione

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«Negli ultimi cinque anni abbiamo avviato un nuovo corso per l’azienda - spiega Cesare Verona, presidente e ad di Aurora -. Mio padre credeva che nell’epoca del digitale gli strumenti di scrittura non avrebbero avuto un futuro. Ma si sbagliava. Siamo ripartiti dalle fondamenta per rilanciare la nostra azienda, valorizzando la manifattura, innanzitutto, e aprendola ai clienti, per far percepire loro il lavoro, la manualità che genera una penna. Ho scelto poi di non delocalizzare, anche se in un certo periodo sarebbe stata la scelta più facile, soprattutto per abbassare il break even. Ma noi siamo parte dell’Italia, e per dichiararlo ho messo anche una bandiera italiana sul tetto dell’azienda. Inoltre, ci siamo impegnati a far percepire la penna come un bell’accessorio ricco di valore e significati, proprio come un orologio o una borsa».

La nuova strategia ha funzionato: il fatturato è raddoppiato, a circa 10 milioni di euro, trainato dal successo delle vendite all’estero, che oggi valgono il 70% contro il 40% del 2015-6. Aurora ha aperto boutique in Turchia, Iran, Messico, e ci si sta preparando per Dubai. Per gli emiri, ma anche per altri super ricchi del pianeta, Aurora produce creazioni su misura, pezzi unici che possono arrivare a costare anche 300mila euro. «È un segmento non molto noto della nostra attività - prosegue l’imprenditore -, come la nostra produzione private label, che realizziamo per i top brand della gioielleria e della moda».

Montaggio della penna

Ma c’è anche e ancora molta Italia nella nuova Aurora: alla fine di novembre è stata inaugurata la prima boutique in patria, in via del Babuino 12 a Roma. Qualche tempo fa si era pensato a Milano, ma poi la scelta si è diretta sulla Capitale: «Roma è il simbolo della Dolce Vita, è internazionale, è più associata all’immaginario di un prodotto come una penna. E poi, posso dirlo?, credo che quando ci si trova a Roma si è più propensi allo shopping, forse anche per il meteo migliore». L’espansione retail proseguirà, e forse accelererà anche se Aurora dovesse aprire il capitale a nuovi partner: «Non lo escludo - aggiunge Verona - ma certo si dovrà trattare di progetti che rispettino chi siamo e aggiungano valore».

Un altro degli aspetti che hanno segnato la nuova strategia di Aurora è l’investimento sulla formazione dei suoi artigiani. O meglio, delle sue artigiane, visto che il 75% di coloro che lavorano per dar vita a una penna sono donne: «In Italia il problema del ricambio generazionale è molto grave, anche se le iscrizioni alle scuole tecniche sono in lieve aumento. La soluzione è politica, ma anche culturale, bisogna cioè smetterla di credere che lavorare con mente e mani sia squalificante. Da parte nostra, quando qualcuno si avvicina alla pensione, iniziamo ad affiancargli un giovane. E se ai tempi di mio padre l’età media era 55 anni e la lingua ufficiale dell’azienda era il piemontese, ora l’età media è di 35 anni e si parla inglese».

ll ristorante del museo L’Officina della Scrittura

L’interesse dei più giovani, magari nativi digitali, per la scrittura fisica è un fenomeno ormai evidente. E alla riscoperta del gusto di scrivere su carta, gesto che attiva e collega mente e mani, allo scrivere come atto culturale antico quasi come l’uomo stesso, Cesare Verona ha dedicato il museo “Officina della Scrittura”, aperto nel 2016 nell’area della manifattura: «Su 3.500 metri quadri abbiamo inserito un percorso multimediale e multisensoriale, anche olfattivo, dedicato allo scrivere, ai mestieri legati a questo gesto, alle penne che hanno fatto la storia della scrittura, e che non sono solo le nostre - prosegue l’ad -. C’è un ristorante, una galleria d’arte contemporanea, un bookshop e vi organizziamo anche corsi, per esempio di calligrafia». Ma c’è un altro importante evento da organizzare: la grande festa del 6 giugno, il giorno del centesimo compleanno di Aurora, quando anche l’orario di inizio, le 19 e 19 minuti, celebrerà la ricorrenza. Dove? In manifattura, ovviamente.

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