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Le pensioni e il Covid-19, l’informazione che non c’è

Con la recessione le pensioni future subiranno una svalutazione ma non ci sono simulatori pubblici che offrano proiezioni ufficiali. Dopo la rottamazione della “busta arancione” nessun piano di comunicazione

di Davide Colombo

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(ANSA)

Con la recessione le pensioni future subiranno una svalutazione ma non ci sono simulatori pubblici che offrano proiezioni ufficiali. Dopo la rottamazione della “busta arancione” nessun piano di comunicazione


4' di lettura

Sarà la più dura recessione della storia d'Italia a ricordarci il bene prezioso di una pubblica informazione sullo stato delle pensioni attuali e future? Probabilmente no, perché c'è da aspettarsi che neppure questa volta il “dopo” sarà diverso. La prima e ultima iniziativa di comunicazione istituzionale sulle pensioni - le famose “buste arancioni” dell'Inps di Tito Boeri - è chiusa da oltre un anno. Serviva per allineare il nostro Paese a pratiche che altrove in Europa sono una consuetudine storica. Restiamo al buio con un sistema che trasforma i contributi versati in pensioni future con variabili che vanno dalla crescita del Pil alla speranza di vita, entrambe scosse profondamente dalla pandemia in corso. Sapere che cosa succede quando sul cruscotto si accende una spia rossa sarebbe bellissimo, aiuterebbe a fare qualche scelta di risparmio un po' più avveduta. Ma niente, gli unici simulatori delle pensioni future che abbiamo a disposizione sono privati, molto diversi, mai certificati, una risposta parziale di mercato a un fallimento dello Stato.

In Europa è diverso

Per fortuna in altri paesi le cose vanno diversamente. Come ha bene riassunto l'Ania in un recentissimo dossier, il diritto a una corretta informazione previdenziale, che comprende la pensione pubblica e le forme complementari, non solo è assicurato ma sta vivendo sviluppi digitali importanti. In Danimarca i lavoratori possono accedere al portale, cui aderiscono in pratica tutte le banche e le imprese di assicurazione del Paese. Con un codice di accesso personale gli iscritti possono monitorare la stima delle future rendite pubbliche integrate con quelle dei fondi occupazionali collettivi e dei piani di risparmio individuali. Un meccanismo analogo è stato sviluppato in Belgio con il portale nato da una partnership tra il Service Fédéral des Pensions (l'ente di previdenza dei lavoratori privati), l'istituto nazionale per i lavoratori autonomi (Inasti) e il Sigedis. Quest'ultima è una struttura no profit che raccoglie i dati previdenziali e di carriera di tutti i lavoratori, sia del settore pubblico che di quello privato. Attraverso il portale i lavoratori possono trovare informazioni sulla propria carriera contributiva e pensionistica, pianificare e calcolare l'ammontare della futura rendita. In Olanda è attivo dal 2011 il portale frutto di una partnership tra la Banca delle assicurazioni sociali (Sociale Verzekeringsbank, SVB), l'associazione dei fondi pensione e l'associazione olandese degli assicuratori. Il sito web fornisce informazioni sulla pensione pubblica e sui piani di previdenza complementare avviati in tutti i luoghi di lavoro dove il contribuente ha svolto la propria attività. È possibile conoscere l'ammontare dei risparmi cumulati e la stima delle future rendite. E l'Olanda - vale ricordarlo - è il Paese europeo con la previdenza complementare più sviluppata. AI fondi occupazionali aderisce l'88% della popolazione attiva e il 28,3% ha avviato un piano di risparmio personale.

Il caso svedese

Ma l'esperienza probabilmente più conosciuta e studiata è quella della Svezia, promossa nel 2004 con l'invio delle prime “buste arancioni”. L'iniziativa, attualmente accessibile attraverso il portale minPension.se è frutto di una partnership tra lo Stato e il settore assicurativo, che sostengono paritariamente il costo del progetto. Quasi l'intera platea dei futuri pensionati svedesi può trovare in minPension.se una risposta alle proprie richieste di informazioni. Il livello di copertura è totale per le pensioni pubbliche e si approssima alla stessa percentuale anche per le forme di previdenza complementare erogate da schemi occupazionali e privati (rispettivamente al 99 e al 95%).

L'Italia sta a guardare

Cinque anni fa quando per la prima volta dalla riforma Dini la media quinquennale del Pil andò in negativo, fatto che avrebbe inciso anziché valorizzare i montati pensionistici nozionali di ogni lavoratore e di ogni pensionato, il governo ci mise una pezza. Una normetta per garantire che il tasso annuo di capitalizzazione da utilizzare per la rivalutazione del montante contributivo, anche in caso di recessione, «non può essere inferiore a uno salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni degli anni successivi». Una misura del genere sarebbe naturalmente da accompagnare con un calcolatore pubblico capace di prospettare come potrebbero cambiare le pensioni future, magari andando oltre l'occasione perduta della busta arancione. Servirebbe un portale nazionale della previdenza, come è stato proposto proprio da Ania, per consentire a lavoratori, pensionandi e pensionati di leggere proiezioni attendibili sulle prestazioni future, magari anche su quelle dei fondi complementari per chi li ha, e magari per provare a fare scelte più oculate sui propri risparmi.

La partecipazione dell’Inps

Oggi , spiega ancora Ania nel suo dossier, se si guarda all'allocazione della ricchezza finanziaria delle famiglie (4.300 miliardi) si scopre che 800 miliardi (il 18%) sono in depositi a vista e altrettanti in polizze assicurative vita (più che raddoppiate queste ultime in dieci anni). Il banchiere centrale Fabio Panetta ha ricordato in un convegno dell'anno scorso come nel 2018 gli italiani abbiano speso 107 miliardi in giochi e lotterie in confronto ai 17 miliardi di premi assicurativi pagati per ottenere una protezione contro i danni (Rc Auto esclusa). Lo stesso confronto vale con i 16 miliardi di contributi versati nel 2019 nelle forme di previdenza complementare. Per fare un portale come quello proposto da Ania, tuttavia, servirebbe una partecipazione dell'Inps, magari riaccendendo i motori della busta arancione rottamata un anno fa. Ma si sa, ci sono altre priorità, altre emergenze da affrontare, bonus da elargire, pensioni anticipate da elaborare “dopo Quota 100”, il diritto all'informazione previdenziale può aspettare.

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