Interventi

Le personalità dei «polymath» e la nascita delle start-up

di Piero Formica

3' di lettura

Tradizioni, credenze, norme, valori e artefatti: questi sono i semi della cultura che coltiva la mente. Quando la cultura ambisce ad essere motore dell'evoluzione, essa va attorno a nuove esperienze, corre <<tutto l'orbe delle scienze>>, come direbbe il filosofo Giambattista Vico. Egli raccomandava ai giovani di mettere a confronto tutte le idee <<perché la varietà delle dottrine aiuta alle scoperte e consiglia la buona scelta>>. Una siffatta impennata evolutiva vede partecipi le startup ad alta tecnologia.
High-tech è un'espressione che Wikipedia afferma sia stata usata per la prima volta in un articolo comparso nel 1958 sul New York Times in cui si parlava di “energia atomica” per l'Europa. Il termine ‘startup' nel senso di ‘impresa in erba' risalirebbe al 1976 e viene attribuito al Forbes magazine. Estesa alla creatività imprenditoriale, alla radice di questo linguaggio c'è la cultura che mette davanti ai nostri occhi una catena di colline della conoscenza, di credenze e pratiche da scalare con un forte senso di autostima che può sembrare altezzosa, arrogante. ‘High' pare avere origine dalla parola lituana kaukara che vuol dire ‘collina'. L'arrampicatore (‘upstart') si prefigge di arrivare velocemente in cima alla collina, segno che la sua creatura (‘startup') è in rapido sviluppo. Se la prestazione esige l'impiego di dosi intense di ricerca e sviluppo, attraverso la tecnologia ci giungono le parole (‘logos') degli scalatori che discorrono dei progressi da compiere per cambiare l'ambiente circostante. Arti e artigianato (‘techne') ne sono coinvolti.
Tra i fondatori di startup high-tech spiccano le menti flessibili che scavalcano i confini di ciò che si conosce. Oltre che agire, costoro pensano. La legge ferrea dell'evidenza basata sulle prove a disposizione sta a loro stretta. Al modo irrazionale di indagare sulla struttura dell'impresa nascente quei fondatori prestano grande attenzione. Ciò per evitare che il loro esperimento non cada nella trappola della ricerca forsennata dell'ultima cifra misurabile che poi risulterà essere del tutto priva di significato. Con la determinazione di essere dei vincenti, essi incanalano la legge ferrea dell'evidenza nel solco della soggettività, componente vitale della macchina della conoscenza per scoprire la struttura sottostante delle cose. L'ampia azione della legge ferrea deve conciliarsi con la profondità del pensiero soggettivo.
Sono i polymath, personalità poliedriche. ad anticipare il futuro attraverso le loro molteplici realizzazioni, diversamente dai cacciatori di tendenze spesso costretti a seppellire le previsioni nel cimitero il cui cancello d'ingresso recita: “Il futuro non può essere previsto”. È dai polymath che si può apprendere come modificare i percorsi dell'imprenditorialità cambiando il gioco del fare impresa. Tra l'Ottocento e il Novecento, hanno anticipato il movimento delle startup high-tech personalità quali Hermann von Helmholtz, John Von Neumann e Murray Gell-Mann. Le loro ricerche e realizzazioni nei campi della percezione visiva dello spazio, visione dei colori, percezione del suono, termodinamica, linguistica e altre hanno concimato il terreno per la nascita di diverse specie imprenditoriali.
Se gli scienziati poliedrici sono i precursori, gli imprenditori generalisti dai tanti interessi sono i padri fondatori dell'imprenditoria che pensa differentemente. Tra i nomi più noti, quelli di Thomas Edison, Steve Jobs ed Elon Musk. Pur avendo molteplici interessi, gli uni e gli altri non ammassano nella soffitta della mente fatti su fatti. Appassionati alla sfida posta dalle regole codificate e universalmente accettate, di tempo in tempo essi svuotano il solaio per sostituire alle vecchie le nuove concezioni.
piero.formica@gmail.com

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