Piazza Affari &Pmi

Le piccole di Aim Italia più resistenti all’impatto Covid

Il listino ha perso meno rispetto al FsteMib ed è risultato più reattivo nella fase di recupero. In pole position le società Energy&Utilities, le peggiori quelle legate ai consumi

di Lucilla Incorvati

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(Luigi Narici)

Il listino ha perso meno rispetto al FsteMib ed è risultato più reattivo nella fase di recupero. In pole position le società Energy&Utilities, le peggiori quelle legate ai consumi


4' di lettura

A dieci anni dalla nascita Aim Italia (126 società quotate per una capitalizzazione complessiva di 5,7 miliardi), il segmento di Borsa Italiana dedicato alle Pmi italiane ad alta crescita, anche per effetto del Covid -19, sembra abbia superato l’esame di maturità. Molti dei titoli appartenenti al listino sono risultati più resilienti all’impatto negativo sui mercati azionari; in termini di liquidità (1/5 delle quotate) pari a circa 23 società hanno mostrato di essere ben più liquide delle 23 quotate sul più “pregiato” listino Star con una market cap sotto i 100 milioni. Certo il Covid-19 ha avuto un forte impatto sul mercato primario: solo una società si è quotata sul AIM Italia dall'inizio dell'anno (escluse tre aggregazioni aziendali), rispetto alle sei nel periodo gennaio-maggio 2019.

Sono queste alcune delle principali evidenze dello studio dedicato agli impatti del coronavirus sui principali mercati finanziari con un focus specifico su Aim Italia, realizzato dalla società di ricerca KT&Partners. La ricerca considera due archi temporali di riferimento: il primo che parte da gennaio al 21 maggio 2020 e, il secondo, dal 20 febbraio 2020 (quando il COVID-19 si è diffuso in Italia) fino al 21 maggio 2020. Considerando le performance da inizio anno , la perdita maggiore si è verificata verso la fine di febbraio e le prime tre settimane di marzo, quando tutti i principali indici hanno perso il 20% o più del loro valore, ma il Ftse Mib è stato il peggiore in assoluto, segnando un - 27,31% da inizio anno e un - 31,87% da quando si è diffuso Covid-19.

Covid-19 versus crollo di Lehman Brothers
Dalla ricerca emerge come la crisi da Covid-19 abbia avuto un impatto notevolmente maggiore rispetto alla crisi del 2008 susseguente al crollo di Lehman Brothers. Infatti, se nel 2008, nei 50 giorni successivi alla crisi, il Fste Mid aveva perso il 15%, registrando il valore più basso (-18%) dopo 10 giorni, con l’epidemia di Covid-19, il Ftse Mib è diminuito addirittura del -42% in 15 giorni, arrivando poi ad un calo del -32% dopo 50 giorni. Tra tutti i segmenti di mercato italiano, l’indice Ftse Aim Italia è quello che ha registrato la perdita più bassa, -14,83% da inizio anno e -15% dalla diffusione del Covid-19. Nella cosidetta “Recovery Phase” (dal 16 marzo al 22 maggio) lo STAR ha dimostrato il più forte recupero (+24,9%) mentre Aim Italia ha mostrato un recupero inferiore (+10.1%).

«La velocità di turnover del mercato Aim Italia è scesa nel periodo gennaio-aprile 2020 dal 5% al 2,3% - sottolinea Kevin Tempestini, ad di KT&Partners - a testimonianza del fatto che Aim Italia ha dimostrato di essere l’indice azionario meno impattato.

Settori a confronto
All’interno di Aim Italia, il migliore settore (l'unico con un rendimento positivo) è risultato quello delle società Energy&Utilities (+ 0,2%), seguito da quello del settore finanziario (-5,9%), e da quello delle materie prime (-9,1%). I risultati peggiori sono stati registrati invece dai servizi al consumo (-26%), i beni di consumo (-19,4%) e Real Estate (-18,1%).
«Osservando le prestazioni degli stessi cluster nel periodo seguente l’epidemia di Covid-19, le aziende dei settori finanziari registrano la perdita minima (-6%) - aggiunge Tempestini - seguite dal settore Energy&Utilities (-9,3%) e da quello HealthCare (-11,9%). Real Estate (-30,9%), Servizi al consumo (-22,8%) e Beni di consumo (-19,3%) hanno registrato i risultati peggiori».

LA REVISIONE DELLE STIME PER SETTORE DELLE SOCIETÀ QUOTATE SU AIM
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Previsioni future e revisione delle stime
Lo studio si concentra anche sulle previsioni degli analisti per il 2020 e il 2021, analizzando la revisioni delle stime dopo la diffusione dell'epidemia di Covid-19. In media, le stime complessive dei ricavi per il 2020 sono diminuite dell’11% e quelle per il 2021 del 7%. Le società dei settori dei beni di consumo e dei servizi al consumo hanno subito le maggiori revisioni, rispettivamente -22,6% e -22,3% per il 2020 e -8,3% e -16,1% per il 2021. Il settore finanziario ha invece visto una grande revisione al rialzo per ricavi delle società del comparto: + 14,5% per il 2020 e + 15,4% per il 2021.

MULTIPLI PRE E POST COVID -19 A CONFRONTO
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La revisione al ribasso delle stime si è riflessa in un’espansione dei multipli dei prezzi forward sia per le medie che per i valori mediani. L’EV / EBITDA medio è aumentato da 6,3x pre-Covid-19 a 10,1x post-Covid-19 per il 2020 e da 5,3x pre-Covid-19 a 6,1x post-Covid-19 per il 2021. Allo stesso modo, in media il rapporto P / E è aumentato da 14,6x pre-Covid-19 a 33,3x post-Covid-19 per il 2020 e da 10,2x pre-Covid-19 a 16,5x post-Covid-19 per il 2021.

In prospettiva
Così come era accaduto nel 2018 quando l’arrivo dei Piani Individuali di Risparmio avevano dato un forte slancio al listino Aim, anche i nuovi Pir Alternativi potrebbero dare nuovo slancio al listino. Il nuovo “Decreto Rilancio” prevede i cosidetti Pir alternativi, strumenti di investimento dedicati a investitori facoltosi e privati con un investimento annuo massimo di 150mila euro per cinque anni, con almeno il 70% del NAV investito in azioni o obbligazioni emesse da società italiane non incluse nel Ftse Mib o Fste MID e con una concetrazione del 20%. Inoltre, sono stati promossi due fondi sostenuti dal governo per aumenti di capitale. Il primo sarà gestito da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) per supportare le grandi e medie imprese, mentre il secondo sarà gestito da Invitalia per supportare le piccole imprese. Da non trascurare l’universo start up e Pmi innovative che proprio su Aim è molto rappresentato (55 titoli). Solo su questo segmento hanno la possibilità di raccogliere nuovi capitali a fronte di consistenti vantaggi fiscali per chi vi punta.

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