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Le Pmi espositrici vanno all’estero anche gratis o a costi molto contenuti

di Claudia La Via

3' di lettura

Per molte piccole e medie imprese le fiere rappresentano uno dei pochi strumenti di promozione internazionale in una fase in cui le esportazioni rappresentano una strada obbligata per crescere. Dal comparto della meccanica al tessile, dalla componentistica all’alimentare, le aziende guardano con interesse fuori dall’Italia e cercano nuove formule per aumentare la propria visibilità.

Il supporto non manca. Negli ultimi anni è cresciuta l'offerta di prestiti a tassi agevolati per coprire le spese di trasferta ed esposizione in manifestazioni estere, come dimostrano anche gli incentivi all’internazionalizzazione promossi dal ministero dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze. In alcuni casi sono erogati anche finanziamenti a fondo perduto, da parte di enti e Regioni, per la presenza a eventi esteri.

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Per il 2017, l’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) ha rilanciato il suo piano promozionale a sostegno del made in Italy. «Non c’è solo l’incremento dell’impegno finanziario (+26,4% rispetto al 2016), ma un nuovo approccio strategico che punta sulla multicanalità e sui mercati emergenti ad alto potenziale», spiega il direttore generale, Piergiorgio Borgogelli. L’obiettivo è consolidare i risultati ottenuti negli Stati Uniti e aggredire mercati importanti come Cina e Russia, «per cogliere importanti opportunità per la nostra filiera tecnologica e meccanica offerte dalle politiche di re-industrializzazione». L’obiettivo è sfruttare occasioni importanti di sinergia come quelle proposte dalle collettive, che permettono alle aziende non solo di partecipare alle fiere all'estero con costi spesso molto contenuti, ma anche di usufruire di servizi e assistenza in loco. «Il 33% del budget che l’Ice destina all'internazionalizzazione delle imprese è legato a fiere ed eventi esteri», conferma Maria Ines Aronadio, dirigente dell'Ice per il settore agroalimentare.

Fra le numerose fiere di interesse per le piccole e medie imprese (Pmi) italiane, quest’anno spiccano l'International Jewellery show di Hong Kong, in marzo, e il Cimit (China international machine tool show), in aprile a Pechino. Fra i settori più attivi c’è l’alimentare. Lo confermano i numeri italiani per l'edizione 2017 di Anuga di Colonia (dal 7 all'11 ottobre). «Quest’anno avremo la presenza di 187 aziende per un totale di 205 stand e una superficie espositiva di 3.090 metri quadri», racconta Aronadio, aggiungendo che la collettiva italiana ha esaurito tutti gli spazi disponibili nei primi dieci giorni dall’inizio delle prenotazioni, nel luglio 2016. «L’investimento è stato di 2,6 milioni di euro, che saranno in buona parte reinvestiti in attività a supporto dell’esposizione». Il beneficio delle collettive non si ferma all’organizzazione comune degli spazi espositivi, ma sfocia nell’offerta di servizi integrati: dalla promozione pre-evento ai contatti con i buyer.

Sono tante anche le Pmi che organizzano da sole la propria presenza alle fiere o che si rivolgono direttamente ai grandi gruppi internazionali. «Cerchiamo di trovare una formula che possa agevolare il più possibile le imprese a esporre nel nostro network globale di fiere in tutto il mondo», spiega Donald Wich, amministratore delegato di Messe Frankfurt Italia, che nel 2018 porterà (come di consueto, ogni due anni) 500 aziende tricolori della componentistica, dei servizi e dei ricambi auto alla grande fiera Automechanika di Francoforte. E sono 16 in tutto le esposizioni del network di Automechanika nel mondo, con le imprese italiane sempre presenti. Da cinque anni il gruppo tedesco porta avanti in Italia anche un'attività collaterale e preparatoria alle sue fiere con l'obiettivo di fare sistema. È il Fimi (Forum internazionalizzazione made in Italy), nato per offrire alle imprese strumenti di confronto e accompagnarle progressivamente nello scenario dell'industria 4.0. «Vogliamo cambiare il nostro modello di business e il rapporto con le aziende-clienti, trasformarci da venditori di spazi espositivi in fornitori di piattaforme di confronto e di altri strumenti di business», spiega Wich, sottolineando che l'obiettivo è creare una community. «Complessivamente, le aziende italiane che ci seguono sono circa duemila, in crescita costante», precisa.

Punta sull’accompagnamento guidato in Italia e all’estero anche il colosso mondiale Reed Exhibitions, che organizza anche una versione asiatica della celebre Mostra convegno ExpoComfort, con l’obiettivo di aumentare il confronto fra espositori e visitatori.

Fare rete è anche il presupposto della partnership appena siglata tra Aefi, l’associazione delle esposizioni e fiere italiane, e Iela, l’ente mondiale degli operatori che si occupano di logistica nel mondo fieristico. «L’idea è agevolare le piccole fiere e permettere loro di avere un accesso privilegiato anche a manifestazioni che si svolgono in Paesi lontani - spiega Loredana Sarti, segretario generale Aefi -. Auspico che entro i prossimi due anni almeno dieci fiere potranno fare il loro ingresso in mercati strategici e che si rafforzerà molto la presenza italiana di quelle che già vi operano».

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