Interventi

Le Pmi alla prova della prima vera crisi

di Giuliano Gigli

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(AdobeStock)


3' di lettura

Quella che stiamo vivendo nei giorni di questa emergenza – e che dispiegherà i suoi effetti nei prossimi mesi, quasi sicuramente anni – è una crisi che nulla ha a che vedere con quella del 2008 o quella del 2011.
Si tratta di un “cigno nero” sanitario e non finanziario che ha portato allo stop di oltre il 70% delle attività produttive del Paese con una perdita stimata di circa 100 miliardi al mese. Non è più un problema di liquidità o di spread, quella odierna è principalmente una crisi di produzione, dovuta al fatto che molte imprese sono state semplicemente fermate per decreto.

Con le crisi passate, il peggio che poteva capitare ad un'impresa era rappresentato da una contrazione nell'ordine del 10-20% del fatturato o ad una maggiore difficoltà di accesso al credito. Una situazione problematica ma superabile per la maggior parte delle PMI sane. Una crisi come quella che sta nascendo per via dell'emergenza Covid-19 può portare ad una contrazione del fatturato di un'impresa anche del 90%. Una catastrofe.

Il problema dunque non sarà dato dalla mancata concessione di credito da parte degli istituti alle imprese per permettergli di operare, bensì dal fatto che quella stessa ipotetica richiesta rischierebbe di risultare completamente inutile, se non controproducente.

Il più delle volte per l'imprenditore sarà infatti preferibile chiudere rapidamente la propria impresa e fondarne un'altra, ripartendo così da zero, piuttosto che zavorrare un progetto già in difficoltà con un'ingente mole di debito.

Tutti questi fallimenti, come facilmente ipotizzabile, andrebbero ad appesantire ulteriormente il bilancio degli istituti bancari, rendendo di conseguenza maggiormente difficile l'accesso al credito per le nuove imprese che sorgeranno e indebolendo il sistema finanziario nel suo complesso.

Accanto alle misure che i Governi di tutto il Mondo stanno intraprendendo per arginare l'emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19 e dei suoi effetti nefasti sui singoli sistemi, in molti cominciano quindi a ragionare sul “day after” e a mettere sul tavolo ipotesi di soluzioni utili ad una ripresa economica.

Non sono però i 550 miliardi di prestiti alle PMI promesse dalla Germania o il piano di acquisto di 750 miliardi di euro in titoli varato dalla BCE che ci permetterà di andare avanti. Il Paese necessità di misure adatte a salvare il lavoro e questo aiutando in primis le aziende che danno lavoro.

Negli anni passati il Quantitative Easing salvò la finanza europea ma l'economia reale restò al palo, almeno in Italia. Quello che serve è un investimento dello Stato sulle aziende che producono e creano posti di lavoro, un investimento sui piccoli e medi imprenditori. Un investimento che sarà ripagato da un PIL finalmente in crescita e non dello zerovirgola. Il sistema deve riuscire a distribuire le risorse in modo nuovo.

Alla ricerca di possibili soluzioni, alcuni economisti identificano una possibile azione valida nella teoria del “Helicopter Money”, ovvero l'elargizione di liquidità direttamente nelle tasche dei cittadini.

Se una misura come questa dovesse essere effettivamente implementata, potrebbe risultare utile a compensare l'inevitabile spinta deflazionistica generata dalla crisi, ma ad essa andrebbero inevitabilmente affiancati strumenti massicci di supporto alle imprese esistenti, per evitare i fallimenti a catena dati dalla forte riduzione di fatturato per numerosi mesi consecutivi.

Lo Stato deve intervenire con più supporti in favore delle piccole e medie imprese:
-Detrazioni fiscali per gli investimenti in equity per tutte le PMI: dal 30% al 50% dell'investimento
-Accesso semplificato al Fondo Centrale di Garanzia per tutte le società, non solo le innovative. Bene le recenti modifiche con il decreto Cura Italia ma vanno ulteriormente ampliate
-Direct Financing attraverso Medio Credito Centrale, dotandolo di importanti risorse finanziarie
-Avvio del Fondo Nazionale Innovazione entro il 30 aprile
-Intervento dello Stato tramite CDP come azionista a difesa delle imprese italiane strategiche, comprese quelle nel settore sanitario
-Forte spinta degli investimenti in ricerca e sviluppo attraverso crediti di imposta e fondi pubblici dedicati
-Finanziamenti dedicati per la crescita e l'internazionalizzazione delle eccellenze enogastronomiche, sia equity tramite CDP Venture Capital che debito con Invitalia.

Le piccole e medie imprese italiane si trovano davanti alla loro sfida più complessa: mai, prima di oggi, la maggior parte di loro ha dovuto subire una così drastica e rapida contrazione dei ricavi.

Per una crisi senza precedenti non serve guardare alle soluzioni passate, quasi sempre pensate per far “sopravvivere” le imprese; occorrono misure coraggiose pensate per avere delle PMI sane, solide e competitive in Europa e nel mondo.

Nei prossimi 3 mesi si giocherà una partita fondamentale per il futuro dell'Italia, dobbiamo esserne tutti consapevoli e cogliere l'opportunità per gettare le basi per qualcosa che in Italia manca da decenni: una vera crescita economica di lungo periodo.

(CEO & Founder Blue Ocean Finance)

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