L’AVANGUARDIA DELLA CRESCITA

Le Pmi trainano l’economia della Puglia

Gli investimenti in Ricerca e sviluppo hanno cambiato volto al tessuto produttivo della regione. Meccanica, aerospazio, calzaturiero e agroalimentare hanno conquistato quote sui mercati internazionali

di Vincenzo Rutigliano


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(Marka)

2' di lettura

Pmi dalla crescita autonoma, con marchio proprio e ingresso in nuovi mercati anche esteri, o nate nella sub fornitura, trainate dai grandi insediamenti industriali di cui la regione è ricca. Dai colossi della chimica e dell’aerospazio nel Brindisino, alla meccatronica e automotive nel Barese e nel Foggiano, alla siderurgia nel Tarantino con effetti su indotto, movimentazioni del porto ed export. E ancora il legno e arredo per le Pmi della Murgia barese o del calzaturiero nella Bat, a Barletta, o dell’agroalimentare, molini e pastifici tra Corato e Rutigliano.

Nel tempo, in Puglia, la sub fornitura ed il monocliente - complici progetti di R&S, investimenti in tecnologia, innovazione spinta ed apertura ai mercati esteri passando per le fiere - si sono trasformati, spinti anche dalla crisi, in marchio proprio, apertura all’export, clientela diversificata. Ne è nato un corpo di imprese che, per dimensioni, volumi produttivi e numero di addetti, hanno cominciato ad incidere in maniera sempre più significativa sul pil regionale e generato veri e propri cluster di Pmi operanti in diversi comparti manifatturieri.

Pmi e grandi player reggono l’economia regionale, specie nell’industria, nell’Ict, oltre che, in forma più individuale, nel turismo, nell’agroalimentare. Così - come emerge dal recente rapporto Pmi Mezzogiorno 2017 di Cerved e Confindustria – quelle pugliesi esaminate, 5429 Pmi su un totale di 25mila meridionali, hanno realizzato performance migliori delle altre in termini di crescita dei ricavi (+4,2% contro +3,9%), valore aggiunto (+5,4% contro 4,9%) e Mol (8,5% contro 5,7%). Sono diminuite le chiusure ed è cresciuto il numero di nuove imprese (+2,3% nel 2018). Spazzate dal mercato quelle più fragili, le altre devono rafforzarsi tornando ad investire. Per una buona metà hanno un rischio di default basso e un grado di indebitamento contenuto, e dunque c’è un potenziale di investimenti aggiuntivi per quasi 2 miliardi.

Per questa via si, l’economia regionale può tornare velocemente ai livelli pre-crisi e consolidare la crescita ininterrotta da un quinquennio, che nel 2018 è stata più contenuta rispetto al 2017 e alla media nazionale, con il valore aggiunto nel settore industriale passato, infatti, dal 3,5% del 2017 al 2,1%. Contemporaneamente, gli investimenti per il secondo anno consecutivo sono aumentati - secondo il rapporto di Bankitalia - sostenuti dal credito bancario, rimasto stabile proprio per le imprese più piccole, le più attive anche nell’export tanto che nel primo trimestre del 2019 hanno invertito l’andamento negativo del 2018, crescendo del 9,7%. Le aspettative delle Pmi per il 2019 indicano una prosecuzione della crescita di vendite e investimenti.

Anche nel turismo le Pmi fanno la differenza. Sostenute anche dalla regione, le Pmi hanno generato flussi di crescita continua di presenze, più 24,7% nel decennio (nel 2017 quasi 15 milioni di presenze, + 0,5% nel 2018), molto sopra la media nazionale, per metà estere. E per stabilizzare la crescita chiedono, come nel Salento, un distretto turistico per imporre il brand all’estero facendo asse con istituzioni e tour operator.

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