La sentenza della Corte di giustizia

Le politiche di bilancio vengono tutelate anche con lo stato di diritto

di Antonio Nicita

(Bloomberg)

3' di lettura

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha rigettato i ricorsi di Ungheria e Polonia, conferma la legittimità di nuove sanzioni – inclusa la sospensione dell’erogazione di fondi europei o la restituzione degli stessi – nei confronti di Paesi membri che violino lo Stato di diritto.

Si tratta di una sentenza che segna una svolta (non a caso definita «landmark» da molti osservatori) perché riconosce da oggi alla Commissione europea la possibilità di integrare l’impianto sanzionatorio esistente con misure ulteriori che ne accrescono la capacità di moral suasion e la tutela di quella European way of life che la presidente Ursula von der Leyen ha tracciato nel suo programma.

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Il punto di snodo consiste nel legare, appunto, la politica di bilancio europea, a partire dalla Recovery and resilience facility, ma valido per ogni forma di finanziamento europeo, al rispetto dello Stato di diritto, nel merito e nelle procedure, da parte dello Stato membro destinatario.

Un deciso salto di qualità che introduce una condizionalità generale e orizzontale, rispetto a quelle più specifiche che tipicamente affiancano le erogazioni dei finanziamenti. D’altra parte, per alcune forme di finanziamento europeo destinate a Stati esterni alla Ue, ma geopoliticamente “vicini”, come la Macro financial assistance (Mfa) volta a scongiurare crisi finanziarie, la Commissione europea tipicamente impone da tempo condizionalità che hanno a che fare con il rispetto dello Stato di diritto e delle istituzioni democratiche in genere. Sarebbe ben strano accettare smottamenti interni all’Unione.

Per questa ragione, il regolamento Regolamento 2020/2092 del Parlamento europeo e del Consiglio, approvato il 16 dicembre 2020, ha introdotto un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell’Unione in caso di violazioni dei princìpi dello stato di diritto negli Stati membri. Il regolamento consente al Consiglio, su proposta della Commissione, di adottare misure di protezione quali la sospensione dei pagamenti a carico del bilancio dell’Unione o la sospensione dell’approvazione di uno o più programmi a carico di tale bilancio.

La ratio dell’intervento, ora ritenuta legittima anche dalla Corte di giustizia, era quella di proteggere le politiche di bilancio dagli effetti di instabilità, e dai costi-opportunità, derivanti dal mancato rispetto dello stato di diritto in uno Stato membro. La grande novità consiste dunque nel legame che viene posto tra violazioni dello stato di diritto e la capacità delle stesse di compromettere o rischiare seriamente di compromettere, in modo sufficientemente diretto, la sana gestione finanziaria del bilancio. È un legame che ha, evidentemente, anche un significato politico nel senso più alto. Sembra suggerire che non è possibile cioè, nemmeno concettualmente, separare aspetti meramente finanziari legati a specifici progetti sostenuti dal bilancio europeo, dalle conseguenze che le violazioni dello stato di diritto possono generare nella società.

Non c’è, in altri termini, uno spazio economico-finanziario separato da quello che insiste sui valori democratici su cui vengono costruite le fondamenta giuridiche della “cittadinanza”, nazionale certo, ma anche europea. Perché se vengono meno quelle fondamenta anche la politica di bilancio perde la sua efficacia, il suo aggancio agli obiettivi di coesione sociale sui quali la stessa Unione è stata costruita.

Ed è stato importante che proprio nello stesso mese in cui la Commissione inaugurava la grande novità del finanziamento straordinario dei piani di recovery nazionali (con prestiti e, soprattutto, con sussidi), si sia affermata la necessità di una nuova condizionalità generale e orizzontale, che integrasse l’impianto sanzionatorio esistente.

Nelle prossime settimane occorrerà definire linee guida e procedure per l’attuazione del regolamento. Ma la svolta è segnata e costituisce un passo ulteriore per una maggiore coesione europea e per rafforzare la proposta di quanti auspicano che il grande piano europeo di ripresa e resilienza non resti una iniziativa isolata.

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