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Le politiche di coesione della Ue stimolano la produttività al sud

di Stefano Manzocchi


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(REUTERS)

3' di lettura

A pochi giorni dalle elezioni europee probabilmente più importanti della storia, ci si interroga sulle diverse visioni di Unione europea e inevitabilmente sui benefici e gli svantaggi attuali che essa comporta per i singoli Paesi e per il club nel suo insieme. Il dibattito è molto ampio e interessante, tuttavia tende talvolta a divenire ideologico se non corroborato dallo studio dei fatti e dei dati. L’antidoto, insomma, alla possibile deriva ideologica della discussione pubblica è quello di confrontarsi con le cifre pur riconoscendo i limiti e la stessa discutibilità delle analisi empiriche e applicate.

Un buon esempio lo può fornire la sfera delle Politiche di coesione della Ue: come sappiamo in ambito italiano questo significa soprattutto il tema dei Fondi strutturali per il nostro Mezzogiorno. Ci si lamenta spesso che l’Italia non ottenga dalla Ue almeno quanto versi in termini meramente contabili. Al netto della nostra capacità amministrativa di presentare e realizzare progetti finanziabili secondo i criteri europei, e quindi di ottenere i fondi, la vera domanda è se e quanto le politiche strutturali dell’Unione abbiano contribuito al progresso economico delle sue regioni arretrate.

Le Politiche di coesione dell’Unione europea sono oggetto di analisi sin dalla loro introduzione all’inizio degli Anni 70. In particolare, ci si è spesso interrogati sulla loro efficacia come stimolo alla crescita economica regionale e come elemento capace di migliorare il livello di coesione economica e sociale dell’Unione europea. Tuttavia, i risultati analitici prodotti fino a oggi dalla letteratura economica sono molto diversificati, il che rende difficile una conclusione univoca circa l’efficacia dei fondi strutturali come fattori di stimolo della crescita regionale.

Un recente studio del Laboratorio Mezzogiorno della Luiss con Invitalia, realizzato dallo scrivente con Michele Battisti, Alexandra D’Onofrio e Cecilia Jona-Lasinio (http://labmezzogiorno.luiss.it/) si propone di contribuire al dibattito, fornendo una valutazione dell’impatto dei fondi strutturali sulla crescita della produttività delle economie regionali europee. Prestando particolare attenzione alle regioni meridionali italiane, l’analisi si concentra sulla valutazione dell’impatto dei fondi erogati nei diversi periodi di programmazione delle politiche di coesione europee dal 1992 al 2013. Il tasso di crescita della produttività viene scomposto attraverso una Shift and share analysis (Ssa) che consente di valutare il contributo delle componenti strutturali, di quelle nazionali e di quelle regionali. Si effettuano poi una serie di stime econometriche di un modello di crescita che include, oltre a capitale e lavoro, anche il capitale umano e i fondi strutturali per valutare l’impatto delle Politiche di coesione sulla crescita regionale.

Manzocchi (Luiss): con fondi Ue “catene del valore” anche per imprese del Sud

I fondi hanno un impatto positivo nell’ordine tra lo 0,15% e lo 0,53% annuo sul tasso di crescita della produttività regionale a seconda delle specificazioni, e tenendo conto degli altri input e di numerose variabili di controllo. Questo risultato è in linea con altri studi recenti, mentre non troviamo evidenze di non-linearità (ovvero di una riduzione o aumento dell’efficacia dei fondi strutturali oltre un certo ammontare). Inoltre nel periodo più recente l’impatto sembra crescere, di nuovo in linea con l’idea di un processo virtuoso di apprendimento nella realizzazione delle politiche di Coesione Ue già segnalato in parte della letteratura economica. La crescita media addizionale sostenuta dai fondi è dello 0,26% annuo per l’insieme delle regioni considerate, tenendo conto della quota di fondi ricevuti, e dello 0,46% per le regioni del nostro Mezzogiorno.

In quanto spesa pubblica, i fondi strutturali aprono alla discussione su quanto possa la spesa pubblica condurre a uno spiazzamento di quella privata. Con i dati del nostro lavoro, troviamo piuttosto una correlazione positiva tra investimenti privati e fondi strutturali per l’Italia. Simili risultati si ottengono, ad esempio, per il Portogallo.

Le politiche di Coesione comunitarie, dunque, sembrerebbero aver nel tempo contributo alla produttività nel Mezzogiorno, e contrastato quindi l’azione di altri fattori che tendono a deprimere lo sviluppo del nostro Meridione. Non basta questo, certamente, a invertire la tendenza preoccupante alla riduzione di crescita e occupazione nel Sud, ma la combinazione di uno stimolo per la Pubblica amministrazione meridionale a produrre progetti interessanti e di fondi disponibili per realizzarli sembra aver avuto un impatto positivo. Vi sono altri elementi e dinamiche europee che spingono invece in direzioni opposte, potenzialmente negative? Forse, ma per cortesia compiamo lo sforzo di analizzare i dati e fondare su di essi i nostri argomenti.

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