Interventi

Le politiche fiscali accomodanti sono qui per restare

Ora che la politica monetaria ha fatto tutto ciò che poteva e il quadro economico resta un po’ ovunque precario qualunque riduzione della spesa è da escludere

di François Rimeu

(EPA)

2' di lettura

Il sostegno offerto dalle banche centrali dopo la crisi del 2008 è stato enorme.
Tutto è iniziato nel novembre del 2008, quando la Federal Reserve statunitense ha introdotto il quantitative easing. Da allora, le banche centrali di tutto il mondo (Banca Centrale Europea, Banca d'Inghilterra, Banca del Giappone, ecc.) hanno lanciato una serie di politiche di quantitative easing di varie dimensioni (QE 2, QE 3...), implementate su una varietà di attività finanziarie (titoli di Stato, obbligazioni societarie, azioni...). Senza il sostegno monetario offerto dalle banche centrali, nessuno sa come si sarebbero evolute le crisi del 2008 o del 2011. Il quantitative easing ha certamente dei difetti, ma ha permesso ad alcuni paesi sviluppati di gestire i deficit fiscali senza temere un'impennata dei tassi di interesse a lungo termine.

È chiaro da tempo che la politica monetaria ha fatto tutto quello che poteva, nessun ulteriore acquisto su larga scala potrà fare una differenza significativa. La Banca Centrale Europea lo sostiene da anni e, più recentemente, anche la Federal Reserve degli Stati Uniti. Ora è il momento di un intervento a livello fiscale. In realtà, la situazione lo richiedeva anche prima della crisi da Covid-19, ma adesso è ancora più vero.

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Nei prossimi anni, probabilmente assisteremo a banche centrali che mantengono le loro posizioni accomodanti di politica monetaria e governi che gestiscono deficit fiscali più elevati. Prima della crisi da Covid-19, i governi erano piuttosto riluttanti a gestire deficit fiscali molto grandi, temendo l'inflazione o una potenziale incapacità di ripagare il loro debito. Queste ragioni non sembrano essere più valide, con un'inflazione al di sotto del target negli ultimi anni e le banche centrali che adeguano i loro programmi di acquisto di bond per adattarsi alle nuove emissioni.

Ancora più importante, nel panorama attuale, promettere una riduzione della spesa fiscale sarebbe un suicidio politico per qualsiasi partito. La disoccupazione è alta e in aumento, le imprese di servizi sono ancora colpite negativamente dalla pandemia e l'incertezza resta molto alta. Questo non è il momento di ridurre la spesa fiscale, in quanto la popolazione non capirebbe le ragioni di questa scelta, e potrebbe portare a disordini sociali difficili da gestire nella situazione attuale. Per il momento, nessuno sa fino a che punto possiamo limitare lo stimolo fiscale. Finché non avremo la risposta, la politica fiscale accomodante continuerà.

Senior Strategist, La Française AM

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