politica 2.0

Le primarie tra alleanze e fisco, se e quanto conterà il voto dei gazebo Pd

di Lina Palmerini

(ANSA)

3' di lettura

A due giorni dalle primarie e dopo svariati confronti tra i tre candidati l’impressione è che il voto degli elettori Pd avrà un bassissimo impatto sulle dinamiche del partito. Dinamiche che prevedibilmente resteranno quelle che sono sempre state. E, cioè, fatto un segretario dopo poco cominciano le battaglie interne delle varie minoranze e opposizioni che si scaricano sul leader su temi delle volte rilevanti, delle volte meno. È ovvio che nel Pd come in tutti i partiti è necessario vi sia una dialettica democratica ma la scelta dei gazebo e il ricorso agli iscritti dovrebbe servire proprio a depurare da un eccesso di autoreferenzialità e litigiosità. Ecco, questo obiettivo non sembra affatto centrato. Non lo è stato nel passato e viene facile ricordare le prime battaglie contro Romano Prodi e poi contro Veltroni e anche come Pierluigi Bersani venne “tradito” in un voto segreto sul capo dello Stato. Con Matteo Renzi in qualche modo si è toccato l’apice con una guerra aperta arrivata poi alla scissione.

Vittoria scontata alle primarie, ma la partita di Renzi è sulla legge elettorale

Insomma, il difetto del Pd è che insiste con le primarie ma non è ancora riuscito a calibrare il parere degli elettori con la vita interna del partito per cui, alla fine, la fila ai gazebo sta un po’ perdendo di senso. E questa volta non fa differenza perché ci si chiede, per esempio, cosa accadrà quando il leader del Pd dovrà scegliere le alleanze politiche o le ricette fiscali, cioè, i due temi su cui sono più divisi Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano. Il primo non esclude larghe intese con Berlusconi, gli altri due sbarrano la strada a patti con la destra: linee politiche distanti e, anche su queste, sono chiamati a votare gli elettori Pd. I militanti, infatti, non scelgono solo un nome ma - verosimilmente - pure una strategia. A quanto pare, però, non basterà il voto di domenica. Ieri infatti Orlando a Repubblica Tv ha promesso – come prevede lo Statuto - un referendum «tra il nostro popolo» per decidere se andare con Berlusconi o Pisapia. Anche questo dimostra che le primarie rischiano di diventare sempre più irrilevanti se poi è necessario ricorrere a ulteriori consultazioni.

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Stesso discorso sulle tasse. Qui la divisione è ugualmente netta e immediatamente comprensibile per gli elettori. Sia Orlando che Emiliano non escludono una patrimoniale sui contribuenti più ricchi mentre Renzi esclude aumenti di tasse e “spinge” su una politica fiscale per le famiglie, come ha detto ieri a Porta a Porta. A parte il fatto che nessuno dei tre dice che un aumento delle tasse già c’è stato ed è scritto nella manovrina appena varata - dove si aumenta l’Iva di un punto e mezzo (invece che di tre) sulla prima aliquota - è possibile che anche qui si possa aprire un fronte interno. Un fronte per marcare differenze e spostare l’asse verso il centro o la sinistra del partito. Servirà una doppia consultazione tra gli elettori del Pd anche su questo tema?

Ci si chiede quanto e se sarà alta la partecipazione di domenica ma dietro questa domanda si nasconde il vero nodo del partito: quello di non essere riuscito a distribuire i giusti pesi tra l’opinione degli elettori espressa ai gazebo e la “convivenza” di chi vince e chi perde alle primarie.

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