Emergenza sanitaria

Le priorità e le richieste delle imprese del commercio, servizi e turismo dopo il Dpcm

Ristori in tempi rapidissimi e certi, aiuti a fondo perduto per assicurare la sopravvivenza delle attività mentre a settembre i consumi sono calati di oltre un terzo rispetto a 12 mesi fa

di Enrico Netti

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Ristori in tempi rapidissimi e certi, aiuti a fondo perduto per assicurare la sopravvivenza delle attività mentre a settembre i consumi sono calati di oltre un terzo rispetto a 12 mesi fa


3' di lettura

Tempi rapidissimi e certi sui ristori e un tavolo permanente di confronto con le categorie per monitorare l’efficacia degli interventi adottati e l’andamento della situazione economica dei settori in difficoltà. Questa la richiesta avanzata da Confesercenti alla luce dell’atteso aggravamento della crisi per il commercio, turismo e servizi. Un peggioramento che colpirà i bar, pub, locali notturni e il mondo dell’intrattenimento. I bar, per esempio, perderanno incassi per almeno 470 milioni al mese secondo i calcoli della Fipe-Confcommercio. «Con gli ultimi Dpcm si è deciso di mettere fuori legge la legalità, preferendole l’illegalità - avverte Aldo Cursano, vice presidente vicario Fipe -. Nell’ultimo week end abbiamo verificato che la scelta di chiudere i locali alle 24 ha avuto l’unico effetto di dare il via libera alla movida sregolata: piazze strapiene di ragazzi, venditori abusivi di alcol e nessun controllo. Con l’ultimo Dpcm la situazione si aggrava ulteriormenteperché è stata vietata la somministrazione non la vendita di alcool». Da non dimenticare anche le conseguenze dello smart working nei centri città e nei svuotati business district. Sarà determinante l’arrivo di aiuti di Stato in tempi rapidi per assicurare la sopravvivenza delle attività.

Massima emergenza per il comparto Mice (Meeting, incentive, conferenze e fiere) di fronte allo stop del Dpcm con Confindustria Alberghi contro lo stop indiscriminato a meeting e convegni. «Siamo sorpresi e preoccupati dal blocco totale di meeting e convegni – dice Maria Carmela Colaiacovo, Vice presidente di Confindustria Alberghi -. Francamente uno stop assoluto, a prescindere dal numero dei partecipanti e dal rispetto dei protocolli, non appare giustificato dal tipo di attività. Non stiamo parlando di feste o di movida, ma di eventi organizzati e controllati, partecipati esclusivamente da individui adulti impegnati in attività di lavoro». Prospettive buie per il turismo dopo che alcuni paesi Ue hanno annunciato misure di contenimento come il coprifuoco. Tra i fornitori di servizi a hotel e ristoranti ci sono le lavanderie industriali che a fine anno accuseranno una perdita di ricavi di circa 400 milioni e di 5mila posti di lavoro. A settembre, secondo Confindustria Assosistema, l’attività di noleggio e sanificazione della biancheria e dei tessili ha registrato mediamente un – 45% per le strutture alberghiere e – 35% per quelle della ristorazione con previsioni per ottobre di un ulteriore contrazione del 10% rispetto a settembre. Queste le medie nazionali perché nelle città d’arte, alla luce dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria torneranno a breve a segnare ulteriori diminuzioni pari al –85 -95%».

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Per finire il mondo del retail si interroga sulle prospettive per il Natale. Secondo l’Osservatorio Confimprese-Ey i consumi a settembre sono al 35% nell’arco dei 12 mesi. «Il Dpcm del Governo? - dice Mario Resca, presidente Confimprese -. Conte ha riconosciuto che bisogna tutelare insieme salute ed economia, e per la prima volta in un suo intervento pubblico si è riferito al settore del commercio e del retail ammettendo che sarà danneggiato dalle chiusure anticipate e ha parlato di “ristoro” per il settore. Poiché sinora negozi e catene di distribuzione sono state abbandonate a se stesse, con l’unica alternativa tra restare aperti in perdita e chiudere, prendiamo in parola il Premier e confidiamo che passi presto ai fatti. La situazione è molto grave: la risalita dei contagi, i timori di chiusura e la prospettiva di un Natale “oscurato” stanno già congelando i consumi, con conseguenze gravi sull’occupazione e, a catena, sulla stessa produzione. Dobbiamo sapere che se crollano i consumi, il Paese non regge. Ma per mantenerli dobbiamo aiutare subito il commercio e la distribuzione a restare in piedi».

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