le indagini

Covid, le procure di Genova e Napoli studiano il caso dei dati «inattendibili» delle Regioni

A breve atteso il nuovo report che potrebbe portare altre Regioni in zona arancione. Intanto il Nas dei carabinieri ha ricevuto la delega per approfondire la ragione dei ritardi nelle comunicazioni dai territori sull’andamento del contagio e sulla situazione ospedaliera

di Sara Monaci

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(Afp)

A breve atteso il nuovo report che potrebbe portare altre Regioni in zona arancione. Intanto il Nas dei carabinieri ha ricevuto la delega per approfondire la ragione dei ritardi nelle comunicazioni dai territori sull’andamento del contagio e sulla situazione ospedaliera


2' di lettura

È atteso per oggi il nuovo report dell’Istituto superiore della Sanità, che dovrebbe evidenziare i dati in peggioramento del contagio da coronavirus in alcune regioni, tra cui Campania, Liguria, Abruzzo e Umbria (e probabilmente anche della Toscan a). Il rapporto settimanale è, rispetto alla consuetudine, già in ritardo di tre giorni, e questo potrebbe significare che la situazione è particolarmente complessa. Intanto si muovono anche le procure di Napoli e Genova, che in alcune città avrebbero aperto dei fascicoli per capire in che modalità le Regioni hanno finora inviato i loro dati al Comitato tecnico scientifico del governo, da cui ne è derivata la scelta politica da parte del governo di essere collocati in zona rossa, arancione o gialla. Il Nucleo antisofisticazioni e sanità dei Carabinieri potrebbe presto essere al lavoro sul tema, visto che è il corpo che il governo ha già attivato per verificare altri problemi (relativi per esempio a mascherine e ambulanze).

Le tre fasce di rischio individuate dal Dpcm - rossa, arancione e gialla - hanno creato non pochi dibattiti, mettendo sotto la lente soprattutto la situazione di due aree, la Lombardia e la Campania. La prima ha il contagio più elevato e una situazione di massimo rischio, considerando il tracciamento, l’andamento dell’occupazione ospedaliera e delle terapie intensive e la disponibilità di personale medico. E nonostante un trend in miglioramento dell’R-t (l’algoritmo che indica la velocità del contagio) nelle ultime due settimane - probabilmente anche a seguito dell’ordinanza regionale in atto dal 21 ottobre - si è ritrovata classificata come zona rossa, in quanto il report fa riferimento al periodo compreso tra il 19 e il 25 ottobre. Ora l’R-t lombardo è intorno a 1,6.

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La Campania invece è finita in zona gialla, forse grazie ad un primo lockdown imposto alle scuole dal governatore Vincenzo De Luca, o forse anche perché i dati non erano completi, o addirittura «non attendibili», secondo quanto indica lo stesso report dell’Iss in una nota, riferita a diverse Regioni.

Nella migliore delle ipotesi, quindi, i dati potrebbero essere parzialmente superati, e del resto è normale che avvenga trattandosi di report settimanali che prendono in considerazione l’andamento della settimana precedente. Peraltro gli esperti del settore sono concordi nel dire che l’andamento Covid va guardato non giornalmente, ma all’interno di un periodo più lungo.

La difficoltà di reperire dati è stata spiegata la scorsa settimana anche dal Dg del ministero della Salute, Gianni Rezza, che ha parlato di «difficoltà di reperire dati nelle ultime 3 settimane». Il report è però, nelle note, più esplicito. In particolare si spiega che per la Campania «il ritardo di notifica rende non pienamente affidabile il trend di casi». E ancora «le proiezioni di fabbisogno di posti letto a 30 giorni non sono attendibili in quanto il dato sui casi ospedalizzati nella settimana di monitoraggio riportato al sistema di sorveglianza integrato è in via di consolidamento e parziale». Forse il prossimo report chiarirà. Intanto però si muovono gli inquirenti.

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