cultura

Le profezie volanti di Henry Ford

La mobilità del futuro non può prescindere dalla combinazione fra automobili e aeroplani

di Aldo Berlinguer

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PAL-V Liberty è un veicolo a tre ruote che può essere trasformato secondo il costruttore in una sorta di elicottero in appena 5-10 minuti

La mobilità del futuro non può prescindere dalla combinazione fra automobili e aeroplani


3' di lettura

Era il 1940 quando Henry Ford proferì la famosa frase: “Segnatevi queste parole: automobili e aeroplani si combineranno. Potete sorriderne ma avverrà”. Si trattava, in effetti, di una duplice profezia: a) le auto voleranno; b) nonostante la cecità di molti.

Oggi, ottant'anni dopo, dobbiamo prendere atto che ambedue le previsioni erano azzeccate.Infatti, questa, ormai banale, constatazione (le auto volano) è sempre stata presa come una boutade, un tema da film di fantascienza. Ed infatti molti ne sono stati girati di film con improbabili veicoli volanti, da “Chitty Chitty Bang Bang”, a “Blade runner”; dal “Quinto elemento” al “Ritorno al futuro II”, fino all'inesauribile saga di “Guerre stellari”.

Mobilità del futuro

Alcuni di essi, hanno avuto un gran successo ma non è bastato a far comprendere ai più che la faccenda delle auto volanti sarebbe divenuta presto molto seria e su di essa si sarebbe giocata la grande sfida della mobilità del futuro. Così, le importanti sperimentazioni su questo tema sono sempre state avvolte in un velo di futurismo romantico. Come nel caso dell'Autoplane di Glenn Curtis, del 1917 che, nonostante l'entusiasmo, non riuscì mai a volare. In quello della Flivver (dello stesso Ford) del 1925 e della Convaircar, del 1947, ambedue abbandonate dopo un incidente. Fino all'italiana Colli PL 2C Aerauto, progettata nel 1946 dall'ing.Pellarini e realizzata dalla Carrozzeria Colli di Milano; progetto davvero avvincente che venne anch'esso abbandonato: non si poteva immatricolare la vettura per l'assenza della retromarcia e delle luci di posizione regolamentari.

Insomma, una storia di avanguardistiche, eccezionali invenzioni, naufragata sulle secche della burocrazia e della scarsa fiducia di produttori ed utenti per soluzioni considerate immaginarie.Oggi, a distanza di tanti anni, torniamo sull'argomento per confrontarci nuovamente con le profezie di Henry Ford. Ed arrivano i primi segnali in controtendenza, purtroppo, lontanissimi da noi.Sono segnali di un “ravvedimento operoso” mostrati da alcuni amministratori illuminati. Come nel caso di Chris Sununu, Governatore del New Hampshire, che negli scorsi giorni ha promulgato una legge che consente a veicoli, parificati agli aerei (che devono avere un numero identificativo e rispettare tutti gli standard previsti dalla Federal Aviation Administration) di circolare su strada, decollando e atterrando in spazi dedicati.

Governo giapponese

Analoghi sforzi sta compiendo il governo giapponese, con l'obiettivo di consentire l'utilizzo di tali mezzi di trasporto già nel 2023. Segnali positivi arrivano anche dal mercato, con importanti gruppi come Airbus, Boeing, Hyundai e Uber impegnati a realizzare nuovi concept di auto volanti. Alcuni in particolare, come la giapponese Skydrive, sono convinti che entro il 2050 chiunque sarà in grado di raggiungere qualsiasi dei 23 distretti di Tokyo in 10 minuti. Altri, come la cinese Terrafugia, l'olandese Pal-V o l'americana Samson Sky, stanno elaborando prototipi molto innovativi.Così, finalmente, tecnologia, produzione e regolamentazione vengono messe a sistema per cogliere la sfida, con alcune sperimentazioni importanti già in atto, ad esempio nell'ambito dei servizi taxi.

Airbus, Uber

Airbus è infatti impegnata ad assicurare il servizio Voom negli Stati Uniti. Uber lancia il proprio servizio di trasporto aereo UberCopter da Manhattan all'aeroporto JFK. Blade fornisce un servizio simile tra New York e i suoi tre aeroporti. Tutte società impegnate nella transizione pianificata dall'elicottero verso l'utilizzo di taxi elettrici di decollo e atterraggio verticale (eVTOL).Ovviamente, ciascuno interpreta il mezzo come risolutivo dei problemi che conosce. Americani e giapponesi, ad esempio, immaginano questi mezzi come alternativa agli estenuanti ingorghi delle città metropolitane. E noi italiani? possiamo pensare, ad esempio, a colmare le criticità logistiche ed infrastrutturali per le aree interne o insulari?

Perché non immaginare questi mezzi per il trasporto individuale e collettivo da, verso e all'interno di aree periferiche, poco popolate e scarsamente accessibili? Perché non riflettere su misure fiscali ed agevolative di incentivazione? Perché non suscitare una riflessione in territori, come Basilicata, Sardegna e Sicilia che, oltre ad essere in obiettivo convergenza, hanno una scarsa dotazione infrastrutturale e pagano un prezzo molto alto alla produzione e raffinazione di combustibili fossili?Possibile avviare investimenti in ricerca e produzione di simili velivoli in queste aree? E al contempo immaginare un loro utilizzo incentivato a beneficio delle stesse? Non sarebbe questo un intelligente esercizio di autonomia politico-amministrativa?

Lasciamo le tante, scomode domande e torniamo alle profezie di Ford. La seconda, in particolare, rischia di nuocere maggiormente a chi, delle auto volanti, ha paradossalmente più bisogno. Questo mentre le classi dirigenti, locali e nazionali, continuano a inseguire costosissimi investimenti infrastrutturali che non vedranno mai la luce. E, se la vedranno, saranno magari già obsoleti.


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