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Le prospettive economiche e il ruolo del private equity

Dopo un incremento del Pil del 6,6% nel 2021, anche il 2022 sembrava partire con i migliori auspici

di Ignazio Castiglioni

(photon_photo - stock.adobe.com)

4' di lettura

L’attuale scenario economico

Dopo un incremento del Pil del 6,6% nel 2021, anche il 2022 sembrava partire con i migliori auspici. L’ombra della pandemia che si stava gradualmente diradando e una crescita dell’economia italiana superiore alla media europea e mondiale. Un dato che non vedevamo da molti anni, abituati a essere il fanalino di coda tra i paesi occidentali. Ma, come nei migliori thriller, il nuovo anno si è aperto con gli shock geopolitici della guerra, l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime, l’inflazione e la virata restrittiva della politica monetaria con un incremento dei tassi di interesse. Tutto questo ha portato i mercati azionari a operare una correzione significativa dei titoli, in tutti i settori.

L’inflazione e il rialzo dei tassi di interesse

La Bce il 15 dicembre ha rivisto significativamente al rialzo le aspettative di inflazione, che ora sono dell'8,4% per il 2022, del 6,3% per il 2023, del 3,4% per il 2024 e del 2,3% per il 2025 ed ha pertanto deciso di alzare nuovamente i tassi d'interesse di mezzo punto percentuale, portando il tasso sui depositi al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,5% e quello sui prestiti marginali al 2,75%. Nonostante ciò, il Pil italiano ha continuamente superato le attese e si stima crescere a ritmi ancora sostenuti nel 2022 (+3,9%), per poi rallentare significativamente nel 2023, in cui lo spettro di una possibile recessione dell’economia potrebbe concretizzarsi, con il rischio ulteriore che le prossime decisioni della Bce sui tassi e sul prelievo di liquidità possano far ricadere l'economia europea in una recessione più lunga e più profonda di quanto le sue previsioni suggeriscano.

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Le conseguenze per gli investitori

Per gli investitori sorge una domanda spontanea che li deve portare a riflettere su come affrontare il prossimo futuro. Probabilmente l’andamento economico toccherà il punto minimo nel 2023 e le previsioni torneranno a migliorare nella seconda parte dell’anno, quando il mercato inizierà a concentrarsi sulle attese per il 2024. Il 2023 sarà quindi un anno di cambi di rotta in cui gli investitori cercheranno di individuare i punti di svolta dell’inflazione, dei tassi d’interesse, della crescita economica e dei mercati finanziari in un contesto geopolitico molto complesso.

Il contributo del private capital per affrontare la complessità attuale

A fronte di questo scenario, il private capital rappresenta una valida risposta. Le tipologie d’investimento nei private market presentano una serie di caratteristiche che aiutano gli investitori a proteggersi e, con investimenti focalizzati su determinati settori, persino a trarre vantaggio da un contesto prolungato di inflazione.

La crescita globale e in Europa dei private market

Non a caso, quindi, Preqin prevede che la crescita dei private market acceleri nei prossimi cinque anni. Le masse in gestione (asset under management, AUM) in private capital sono cresciute dai 4,08 trilioni di dollari del 2015 a 8,90 trilioni di dollari del 2021, con una crescita annua composta (CAGR) del 13,9%. Nel periodo 2021-2026, Preqin prevede una crescita ancora maggiore (CAGR pari al 14,8%), che porterà i capitali gestiti in private capital a 17,77 trilioni di dollari.

Il private equity guiderà la crescita dei private market

A guidare questa crescita sarà il private equity, che passerà a livello globale dai 5,33 trilioni di dollari del 2021 a 11,12 trilioni di dollari del 2026, con un CAGR pari al 15,9% (in Europa pari al 14,0%), non solo superiore a quello che il settore del private equity ha registrato negli ultimi cinque anni, ma anche maggiore di 10 punti percentuali di quanto registrato tra il 2010 e il 2020.

La tecnologia rappresenta il settore di maggior interesse per il private equity

Tra i settori di maggior interesse del private equity che potrebbero maggiormente beneficiare del complesso contesto economico figura la tecnologia. Negli anni, l'industria tecnologica ha saputo continuare ad innovare e crescere a un ritmo vertiginoso, diventando il più rilevante dei megatrend, forza dirompente di lungo termine in grado di trasformare l’economia globale, il modo di fare impresa e la società in cui viviamo. La tecnologica è una tendenza strutturale che attraversa molteplici cicli economici e di mercato, confermandosi traino dell’economia mondiale. Nel prossimo decennio sperimenteremo più progressi tecnologici di quanti ne abbiamo visti negli ultimi 100 anni messi insieme.

La tecnologia cresce in tutto il mondo e in Italia cresce ancora più rapidamente grazie al comparto dei Digital Enabler

Il settore tecnologico a livello globale supera oggi i 5,3 trilioni di dollari, con una crescita tra il 5% e il 6% anno su anno. L’Europa occidentale continua a fornire un contributo significativo con circa un quinto della spesa tecnologica mondiale, mentre l’Italia è il paese dell’Unione Europea ad aver registrato la maggior crescita digitale negli ultimi cinque anni.

Nonostante il prossimo futuro sia segnato complessivamente da grande incertezza, questo non varrà per il settore tecnologico, che in Italia cresce ad un tasso doppio rispetto a quello europeo pur essendo frammentato e di piccole dimensioni, non avendo ancora raggiunto la sua maturità. In Italia la tecnologia ha raggiunto i 75,3 miliardi di euro nel 2021 e, anche grazie ai fondi stanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e ai benefici che dovrebbe portare, si prevede crescerà ulteriormente fino a raggiungere i 91,2 miliardi di euro nel 2025, con un tasso annuo medio di crescita del 5% nei prossimi 4 anni. E i Digital Enabler – Big Data, Cloud, Cybersecurity, Intelligenza Artificiale, IoT – saranno il comparto del settore tecnologico a registrare nel prossimo decennio tassi di crescita a doppia cifra, superiore al 14% annuo.

L’importanza dei fondi tematici per creare valore duraturo per tutti gli stakeholder

In questo scenario l’industria italiana del private equity non deve farsi trovare impreparata perché ha di fronte a sé un’opportunità incredibile e irripetibile amplificata dalla frammentazione del settore in Italia e dalla struttura delle aziende tecnologiche, ancora di ridotte dimensioni e bisognose di crescere non solo in modo organico, ma soprattutto mediante aggregazioni e fusioni per creare i campioni di domani.

In questo, la specializzazione degli operatori di private equity sarà cruciale per far fronte alla volatilità, individuare le migliori opportunità di investimento e rappresenterà sempre più il fattore discriminante tra creare valore duraturo per gli investitori e non in ottica opportunistica e di breve periodo. I fondi tematici stanno attraversando una fase di grande successo. Come riportato da Morningstar, infatti, negli ultimi tre anni le masse in gestione in fondi tematici si sono triplicate. Un record senza precedenti, che dimostra quanto gli investitori stiano cambiando il loro approccio nella costruzione del portafoglio, ponendo sempre più attenzione a obiettivi di lungo termine e cercando di dare un contributo diretto al loro raggiungimento. Solo così sarà possibile operare in modo più efficace in specifiche nicchie di mercato, come il settore tecnologico, caratterizzate da trend di crescita strutturale che non sembrano accennare a fermarsi.

Ceo di Hat Sgr

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