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Amazon, Apple, Facebook e Google sotto torchio al Congresso Usa si appellano all’American Dream

I ceo di Amazon, Apple, Facebook e Google sotto il fuoco di fila bipartisan dei deputati americani riconoscono di avere troppo potere

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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I ceo di Amazon, Apple, Facebook e Google sotto il fuoco di fila bipartisan dei deputati americani riconoscono di avere troppo potere


6' di lettura

NEW YORK - Per la prima volta i quattro Ceo delle grandi società tecnologiche americane sono finiti sotto torchio al Congresso sui temi legati alla concentrazione di potere, le pratiche di business e la concorrenza falsata dell’economia digitale. Jeff Bezos di Amazon, Tim Cook di Apple, Sundar Pichai di Google e Mark Zuckerberg di Facebook sono apparsi davanti al Panel Antitrust della Commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti per rispondere al fuoco di fila bipartisan delle domande dei deputati americani al termine di un’indagine parlamentare durata oltre un anno.

L’audizione è iniziata con oltre un’ora di ritardo. David Cicilline, deputato democratico che presiede il subcommittee Antitrust della Camera, nel suo intervento introduttivo ha ricostruito la genesi dell’indagine, nata oltre un anno fa, ricordando i fatturati giganteschi di queste società, il loro enorme potere e gli effetti «che hanno sulla nostra economia e sulla nostra politica. Semplicemente: queste società hanno troppo potere. Uccidono le piccole imprese e la concorrenza negli Stati Uniti», ha detto, ricordando i principi della libertà di mercato.

In gioco c’è la difesa del potere delle Big tech, cresciute enormemente negli ultimi anni, più influenti di intere nazioni e capaci, con le loro politiche di advertsing sui database e con gli algoritmi mirati - come ha mostrato lo scandalo di Cambridge Analytica con il risultato a sorpresa della Brexit e delle elezioni Usa 2016 - addirittura di influenzare e indirizzare le scelte politiche e cambiare il corso della storia.

L’appello dei Ceo all’American dream

Nei loro interventi,i ceo di Facebook, Google, Amazon e Apple hanno ricordato l’American Dream, il sogno americano. Quattro aziende che messe assieme contribuiscono per circa 5mila miliardi l’anno alla crescita economica degli Usa. Zuckerberg, che ha un filo diretto con Donald Trump e la sua amministrazione e che in futuro, secondo molti, potrebbe decidere di cambiare mestiere per entrare in politica e provare a conquistare la Casa Bianca come l’attuale presidente, ha messo in evidenza il patriottismo della sua società, “fieramente americana”, rispetto a concorrenti cinesi.

Ha ricordato l’approccio americano su Internet più aperto rispetto alla censura di Pechino. Tanto da provocare la reazione piccata del ceo di TikTok, l’americano Kevin Mayer, che ha accusato Facebook di utilizzare la molla del patriottismo in modo scorretto per attaccare la app social, di proprietà cinese ma con sede a Los Angeles, già finita nel mirino dell’amministrazione Trump.

Per Jeff Bezos era la prima volta al Congresso. Il fondatore di Amazon ha evidenziato nel suo discorso il ruolo della società di e-commerce che è uno dei principali datori di lavoro negli Stati Uniti e favorisce attraverso la sua piattaforma la crescita di due milioni di piccole e medie imprese Usa che fanno il 60% dei loro ricavi su Amazon. Anche lui ha utilizzato la molla patriottica e nazionalista davanti ai deputati Usa: «Per mantenere le nostre promesse ai clienti di questo paese, abbiamo bisogno di lavoratori americani per vendere prodotti ai consumatori americani». Non è bastato a sollevarlo dalle domande e dai dubbi dei deputati americani.

Amazon controlla molto più del 40% della quota di mercato dell’e-commerce negli Stati Uniti, uno dei deputati ha parlato di circa il 65% del mercato Usa. Il suo ruolo come quello di altre società tecnologiche è cresciuto enormemente durante il lockdown. Così come è cresciuto il patrimonio di Bezos. L’uomo più ricco del mondo quest’anno ha aumentato di 63,6 miliardi di dollari il suo patrimonio personale: in un giorno solo di luglio, grazie alle vendite a saldo di Amazon, il suo tesoro è cresciuto di 13 miliardi di dollari.

Non è da meno Zuckerberg che da gennaio ha visto aumentare la sua ricchezza di 9,1 miliardi. La velocità con cui i ceo delle big tech costruiscono la loro ricchezza non ha paragoni nella storia e in altri settori economici. Il ceo del gruppo Facebook nel suo intervento ha definito Facebook «una società orgogliosamente americana». Ha difeso l’acquisizione di Instagram e WhatsApp. Ha detto che «le società non sono cattive solo perché sono grandi», aggiungendo che in passato tante grandi aziende hanno cessato di esistere perché hanno fallito nella concorrenza.

«Diversi anni fa, Facebook ha spostato la sua sede nel campus di Sun Microsystems», ha detto. «Abbiamo tenuto il cartello con il loro brand dietro al nostro per ricordarci come le cose cambino in fretta nel settore tecnologico. Ho sempre creduto che data la natura della nostra industria ci sarà un giorno in cui arriverà un prodotto che rimpiazzerà Facebook. Io voglio essere quello che lo realizzerà, perché se non lo farò io lo farà qualcun altro».

Cook nel suo intervento ha spiegato che Apple non ha il monopolio in nessuno dei settori in cui opera. Nel mercato degli smartphone «ferocemente competitivo» ha ricordato che la casa della mela morsicata è dietro a Samsung e Huawei. Apple che è uno dei simboli della globalizzazione, tra le prime aziende americane a decidere di spostare gran parte della produzione in Cina, è stata definita dal suo ceo una azienda «univocamente americana».

L’Apple Store che è nel mirino dell’Antitrust Usa per le sue onerose commissioni e perché favorirebbe le proprie applicazioni, è stata definita da Cook, un «miracolo economico» con un’offerta di app passata dalle 500 del 2008 a 1,7 milioni attuali, che nel 2019 ha portato ricavi più di 500 miliardi di dollari ad Apple.

Il ceo di Google Pichai a sua volta nel suo intervento ha enfatizzato l’estrema concorrenza in cui si trova ad operare la sua società, così come il contributo dato da Big G all’economia americana. Ha citato l’esempio di Alexa, il device per le ricerche con la voce di Amazon: «Tu puoi fare una domanda dalla tua cucina ad Alexa e ti legge le tue notizie su Twitter, o inviare messaggi via WhatsApp ai tuoi amici, ottenere consigli da SnapChap o Pinterest. Quando cerchi un prodotto online puoi visitare Amazon, EBay, Walmart e così via».

L’audizione è durata diverse ore per permettere ai deputati di porre tutte le loro domande ai quattro ceo che in molte occasioni si sono trovati nell’imbarazzo di dover rispondere con “Un non sono d’accordo congressmen, non mi risulta” senza argomentare delle valide eccezioni ai rilievi, dati alla mano, avanzati dai deputati, supportati dai risultati di una inchiesta fiume e di tante testimonianze contrarie raccolte da concorrenti o ex collaboratori delle varie società. La seduta inizialmente prevista lunedì scorso, è stata spostata di due giorni a causa delle celebrazioni a Capitol Hill per ricordare John Lewis, il senatore afroamericano e attivista dei diritti civili morto la settimana scorsa. Quella di oggi è la discussione più importante sui monopoli delle big tech dagli anni Novanta, quando nel mirino dei parlamentari americani finì Microsoft per il suo sistema operativo. E’ il punto di arrivo di un anno di lunghe investigazioni da parte della sottocommissione Antitrust della commissione Giustizia della Camera. Inchiesta che ha portato finora alla produzione di circa 1,3 milioni di pagine di documenti e a centinaia di ore di audizioni e incontri a porte chiuse.

Perché è nata

Le quattro big tech con le loro attività decidono come miliardi di persone comunicano, imparano, lavorano, fanno acquisti e si divertono su internet. La dipendenza di tutti, americani e non, da queste piattaforme si è intensificata con la pandemia di coronavirus che ha costretto tutti a restare a casa. L'audizione arriva in un momento nel quale sempre più deputati, sia democratici che repubblicani, sfidano apertamente l'immenso potere della Silicon Valley. I giganti della tecnologia sono sotto inchiesta da parte delle autorità di regolamentazione negli Stati Uniti e in Europa, che potrebbero intentare cause e persino decidere di scorporare queste società per diminuirne l'immenso potere.

Le conclusioni

Le conclusioni dei legislatori della Camera potrebbero rifondare il settore tecnologico. Un rapporto definitivo con le accuse antitrust contro le quattro big tech e le raccomandazioni ai legislatori su come limitare il loro potere potrebbe verrà pubblicato dal panel Antitrust della Camera a fine estate o inizio autunno. A cavallo delle elezioni americane.

Finora le big tech hanno fatto quello che hanno voluto in termini di concentrazione di potere. Sono in grado di superare gli indirizzi dei governi, tanto è vero che non si riesce a trovare una soluzione alla Digital Tax internazionale in sede Ocse, per la assoluta contrarietà dell'amministrazione americana. Almeno fino ad ora. Se il 3 novembre i democratici dovessero vincere le elezioni si aprirà un periodo complicato per le big tech e anche per altre industrie con situazioni di monopolio evidenti – come farmaceutica e finanza – che porterà a maggiori regolamentazioni.

Più potenti di intere nazioni

Facebook, Amazon, Apple, Alphabet, la holding di Google, e Microsoft oggi sono le cinque società americane più importanti. Da sole valgono oltre il 20% dell'intero indice S&P 500, che raggruppa le prime 500 aziende Usa. Nonostante il Covid-19 da inizio anno le big tech hanno aumentato il loro valore di circa il 35%. Contro le altre 495 società del S&P 500 che in media hanno perso il 5%. Messe assieme queste società valgono più del Pil della Germania, quarta potenza mondiale, “ferma” nel 2019 a 3.400 miliardi di dollari. E più perfino di Italia e Francia che sommate arrivano circa a 4.700 miliardi di dollari di Pil, altre due grandi potenze occidentali che figurano nella classifica delle prime dieci economie mondiali.

Giovedì i conti del secondo trimestre

Questa è una settimana importante per le big tech. Dopo l'audizione al Congresso giovedì Facebook, Amazon, Apple e Alphabet sveleranno i conti del secondo trimestre: Facebook ha spostato l'annuncio sui conti e la conference call prevista inizialmente per oggi per la presenza concomitante di Zuckerberg al Congresso.


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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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