analisila cancelliera verso il tramonto

Le quattro decisioni di Angela Merkel che hanno cambiato l’Europa

di Attilio Geroni

Angela Merkel: mi ritiro dalla politica dal 2021

2' di lettura

Nell’Unione sempre più sovranista e anti-euro, l’inizio della fine di Angela Merkel è un passaggio importante, anzi vitale, per la stabilità del Vecchio Continente.

Al netto delle sue titubanze, del suo europeismo pragmatico più che idealista, del suo cauto riformismo sul fronte interno, la cancelliera tedesca resta uno dei pochi leader europei degni di questo nome. Poco amata al di fuori della Germania, finiremo forse per rimpiangere questa democristiana atipica, così atipica da aver portato la Cdu verso il centro, anzi il centro-sinistra, scoprendo il fianco alla destra xenofoba e anti-euro di AfD. È stata, nei fatti, più una cancelliera socialdemocratica che cristianodemocratica contribuendo, non si sa quanto intenzionalmente, alla rovina della Spd, alla crisi d’identità del suo stesso partito e alla deriva dei cristiano-sociali bavaresi.

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Almeno quattro, comunque, sono le cose importanti che ha deciso o contribuito a decidere per il suo Paese e per l’Europa, e delle quali dovremo ricordarci, nel bene o nel male, per una giusta ed equilibrata valutazione della sua eredità politica.

L’accoglienza di un milione di profughi di guerra
La più spettacolare e controversa è stata la decisione di aprire le porte, nell’estate 2015, a oltre un milione di profughi in fuga dalla Siria e dall’Afghanistan. Senza quella mossa repentina, dettata dall’emergenza, saremmo stati probabilmente testimoni di una tragedia umanitaria nel cuore dell’Europa.

L’accordo con la Turchia sui migranti
Logica prosecuzione fu il suo ruolo nell’accordo tra Ue e Turchia sui migranti. Un accordo definito immorale da molte organizzazioni umanitarie, ma necessario per chiudere la rotta balcanica a un flusso incontrollato di arrivi.

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La messa al bando del nucleare
Sul fronte interno la scelta più clamorosa riguarda la messa al bando (progressiva) del nucleare, presa all’indomani della tragedia di Fukushima e dopo che negli anni precedenti lei stessa aveva ribaltato una decisione analoga presa dal governo rosso-verde di Gerhard Schröder riallungando la vita delle centrali tedesca. La conseguenza diretta è stata un’accelerazione del Paese verso le rinnovabili, la cosiddetta “Energiewende”, la svolta energetica.

L’asse con Draghi
Ultima, ma non per importanza, è stata la posizione assunta dalla cancelliera nei confronti della Bce di Mario Draghi. Una copertura politica non conclamata, ma decisiva, quando si è trattato di appoggiare il piano di acquisti condizionato dei titoli pubblici di un Paese in difficoltà (Omt, figlio a sua volta del “whatever it takes”) e il Quantitative Easing. Non è poco, considerando il pensiero unico in materia dell’establishment politico-economico tedesco, a cominciare dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann. E non è poco anche il resto, considerando che spesso le è toccato esercitare il coraggio dell’impopolarità.

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