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Le «quattro streghe» scacciano la speculazione dalle azioni tecnologiche

Oggi scadono i future e le opzioni su azioni ed indici. In questo modo il mercato si mette alle spalle il castello di carte che, prima ha fatto correre il Nasdaq, e poi lo ha fatto cadere.

di Morya Longo

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Oggi scadono i future e le opzioni su azioni ed indici. In questo modo il mercato si mette alle spalle il castello di carte che, prima ha fatto correre il Nasdaq, e poi lo ha fatto cadere.


3' di lettura

Ci è mancato poco che non fosse anche venerdì 17. Il cerchio, per gli scaramantici, sarebbe stato completo. Quasi da non uscire di casa. Perchè oggi, in Borsa, è quello che tradizionalmente sui mercati viene chiamato «freaky friday», venerdì pazzo. O anche giorno delle «quattro streghe»: cioè quel momento, che capita ogni tre mesi, in cui scadono contemporaneamente futures e opzioni su indici e su azioni. Giorno in cui i listini rischiano di avere strattoni e movimenti inconsulti. In cui diventano «freaky», appunto. Ma per fortuna degli scaramantici oggi è venerdì 18, non 17: sarà per questo che le quattro streghe appaiono questa volta più come quattro fatine, che hanno il merito di portare via quella grande scommessa speculativa che in estate ha mandato il Nasdaq e le Borse globali prima sulle stelle e poi in una caduta vorticosa. Da oggi quella grande manipolazione delle Borse torna a zero. Al punto di partenza. Anche se, in realtà, già l’ha fatto da qualche tempo.

La grande corsa estiva del Nasdaq e il crollo che in tre sole sedute si è portato via il 10%, a inizio settembre, non è stato infatti qualcosa dovuto solo ai fondamentali economici. Né al Covid. Ma è stato in gran parte dovuto a una gigantesca speculazione, che ha avuto come nome di spicco la giapponese Softbank, in grado prima di tirare su il Nasdaq e Wall Street poi di farli cadere. Una speculazione che funziona un po’ come il gioco delle tre carte: quando in piazza qualcuno fa un gioco di prestigio e si avvicina un complice che fa finta di passare per caso, attirando a sua volta altri curiosi potenziali giocatori. Da spennare.

Il gioco, in Borsa, funziona così. Un investitore (l’ha fatto Softbank, ma di certo anche altri) inizia a comprare alcune azioni oppure Etf su un indice. Contestualmente compra da un broker anche opzioni “call” sulle stesse azioni o indici: cioè diritti ad acquistare le medesime azioni in una determinata data a un prezzo prestabilito. Già questo inizia a spingere i titoli verso l’alto. Inizia a creare fermento. Il broker che vende le opzioni all’investitore deve a sua volta “coprirsi”: cioè deve bilanciare l’esposizione che ha sul mercato (dovuta alla vendita di opzioni call all’investitore) con un’operazione di segno opposto. Dunque anche il broker inizia a comprare le stesse azioni o Etf sul mercato. Quante azioni compra, dipende dal cosiddetto “delta”: un calcolo che cambia al variare dei prezzi del sottostante e delle scadenze delle opzioni.

Questo movimenta il mercato stesso e - come il gioco delle tre carte - attira altri investitori. Per esempio i risparmiatori, che sono stati molto attivi in questo periodo. O gli algoritmi, che sentono il mercato che sale. O gestori di fondi. E quei titoli iniziano a correre davvero. Attirando altri investitori. In un vortice. Morale, l’ultimo sondaggio di Bank of America tra i gestori di fondi rivela un dettaglio eclatante: comprare titoli tech non solo è oggi il trend finanziario più “affollato” del momento, ma è anche il più “affollato” della storia.

Questa situazione mette però in difficoltà il broker che ha venduto le opzioni: perché più le azioni sottostanti corrono, più il suo “delta” si sbilancia e diventa sempre più sensibile anche a minime oscillazioni del sottostante. Morale: il broker per riequilibrare la sua copertura deve per forza comprare sempre più azioni. In un crescendo. Contribuendo, suo malgrado, a far correre i titoli. A quel punto lo speculatore cala l’asso: inizia vendere le sue azioni, dopo averle viste rincarare non poco. Il mercato inizia a scendere e questo mette in crisi ancora maggiore i broker, che - per tenere il “delta” in equilibrio - devono vendere anche loro azioni in un mercato che si è rivoltato. E con loro, vendono anche tutti gli investitori che - ignari del gioco - avevano comprato sui massimi. Così, in un gioco che si auto alimenta, il forte rialzo diventa un crollo. Veloce. Fulminante.

«A testimoniare il fatto che questo sia accaduto ci sono i volumi sul mercato delle opzioni in particolare sull’indice Nasdaq, cresciuti con violenza nei momenti caldi tra agosto e inizio settembre - dice Antonio cesarano, chief strategist di Intermonte Sim -. O anche il fatto che, in maniera anomala, la volatilità salisse quando le Borse salivano e scendesse quando le Borse scendevano: in un mercato “normale” dovrebbe accadere l’opposto. Questo significa che il mercato era mosso dalle opzioni call, il cui forte flusso in acquisto ha a sua volta generato un aumento degli indici di volatilità». Ma ora arrivano le quattro “streghe” e le opzioni scadono tutte. E, come quattro fatine, portano via la speculazione. Ovviamente fino alla prossima volta. E alle prossime streghe.

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