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Coronavirus, le ragioni dell’arte e le promesse del ministro

La Biennale rinviata è lo spettacolo internazionale atteso da tutto il mondo dell’arte. Eppure il nostro Paese non tutela a dovere gli artisti. La chiamata degli addetti ai lavori e la parola data da Franceschini

di Marilena Pirrelli

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La Biennale rinviata è lo spettacolo internazionale atteso da tutto il mondo dell’arte. Eppure il nostro Paese non tutela a dovere gli artisti. La chiamata degli addetti ai lavori e la parola data da Franceschini


4' di lettura

È raro che la Biennale di Venezia e Documenta si svolgano nella stessa estate e il 2022 sarà una di quelle volte. La direttrice artistica Cecilia Alemani nei mesi scorsi ha viaggiato tra Los Angeles, la Norvegia e la Svezia per ricercare gli artisti e produrre l'appuntamento in agenda nella primavera del 2021. Poi è arrivato il Covid, tutte le visite agli artisti in studio sono passate su Zoom, Skype, Google Hangout, FaceTime, su ogni piattaforma digitale possibile. “Venezia è uno spettacolo internazionale, non solo perché esiste da così tanti decenni, ma per i suoi padiglioni. Sembra un'istantanea del mondo” ha riferito la curatrice ad ArtNews. “Sono interessata a ciò a cui gli artisti sono interessati, se decideranno di parlare di ciò che sta accadendo, sarà ovviamente rilevante. Non mi interessa essere ricordata per aver fatto “la biennale del coronavirus”. Spesso, durante i periodi di crisi, c'è un cambiamento nella produzione artistica, e se ciò accadrà, voglio provare a catturarlo” così la curatrice della Biennale di Venezia 2022. Gli artisti sono al centro della manifestazione artistica più importante del pianeta.

L’arte in carne ed ossa
Ma dove sono gli artisti in Italia? L'emergenza Covid e il distanziamento sociale ha costretto a chiudere tutti quei luoghi dove gli artisti si esprimono: musei e spazio no profit, mostre, gallerie e fiere. E ha messo alle strette tutte quelle imprese, fondazioni e musei privati, che sostengono anche economicamente gli artisti e la giovane arte. La mancata attività sul fronte della bigliettazione per le istituzioni e i mancati ricavi per le gallerie e le fiere rischiano di silenziare il sistema dell'arte contemporanea. La produzione degli artisti italiani in gran parte sostenuta dai galleristi del primo mercato rischia di non poter essere alimentata. Le necessità più urgenti dei galleristi dettate dall'emergenza - pagare gli affitti degli spazi o riuscire a tutelare il personale – rischiano di mettere nell'angolo le produzioni e il motore del sistema: gli artisti visivi, nonostante lo sforzo di molti collezionisti di mettere in campo risorse per la produzione artistica. E lo Stato dov'è?

La struttura che non c’è
L'emergenza ha portato prepotentemente a galla un problema strutturale del sistema dell'arte contemporanea italiano: la tutela del lavoro degli artisti visivi cui manca un riconoscimento giuridico, economico, fiscale e previdenziale. (cfr Dossier Artisti ed emergenza) . “Manca un sistema virtuoso che riconosca e valorizzi il lavoro degli artisti contemporanei - ha spiegato Alessandra Donati, docente di Diritto Comparato delle Obbligazioni e dei Contratti presso l'Università Milano-Bicocca, - che induca professionalità anche nell'organizzazione e nell'inquadramento lavorativo e li supporti con un forte e strutturato mecenatismo”.
L'artista contemporaneo beneficia già di particolari diritti, come il diritto di seguito, e di misure fiscali, come l'Iva agevolata al 10% per le vendite dirette – agevolata neanche tanto visto che nella vicina Francia è al 5,5%, in Germania al 7% e in Svizzera all’8% - e di un fondo previdenziale per pittori e scultori (PSMSAD in seno all’Inps) che sostiene gli iscritti (appena 874) nella loro attività professionale e ne promuove la formazione e l'affermazione a livello nazionale e internazionale. Ma che di previdenziale non sembra avere molto. Insomma da un lato la scarsa coscienza del sistema e dall'altro lo scarso riconoscimento della professionalità dell'artista, hanno fatto sì che durante l'emergenza lo Stato non sia riuscito ad adottare misure specifiche destinate alle arti visive. Lo hanno rilevato tutti i partecipanti al Forum dell'arte contemporanea italiana , aperto il 10 maggio e in corso. Si concluderà il 30 maggio con un'assemblea plenaria online che raccoglierà le proposte elaborate nei tavoli di lavoro da portare al ministero Dario Franceschini.

Il dibattito si è concentrato sul futuro dell'arte viva nel nostro Paese, sulla capacità operativa delle grandi istituzioni museali, sulla sopravvivenza del circuito non profit, vitale e indispensabile per la ricerca artistica contemporanea, e soprattutto sulla posizione degli operatori dell'arte: artisti, curatori, critici, galleristi, educatori, esperti, tecnici. Attori indispensabili per la sopravvivenza di un comparto di enorme portata per la vita culturale, sociale, economica del paese, che addirittura minacciano di far sentire la loro voce in piazza.

Le promesse del ministro
Il Mibact non resta sordo alle ragioni dell'arte contemporanea. Il ministro Dario Franceschini ha spiegato al Sole 24 Ore: “come ho detto nel corso dell'informativa al Parlamento, dai primi giorni dell'emergenza sanitaria siamo al lavoro per fare in modo che gli interventi del governo raggiungano tutti i lavoratori del mondo della cultura, dello spettacolo e del turismo. Per alcune categorie le forme contrattuali sono ben definite e gli interventi sono, di conseguenza, di più facile e immediata attuazione. Per altre categorie, invece, vi sono molteplici forme contrattuali che necessitano interventi più articolati. Tra questi, gli artisti visivi dove esistono diverse modalità di regolazione dei rapporti di lavoro. In alcuni casi, penso alle partite Iva, gli artisti vengono raggiunti dalle misure straordinarie generali che il governo ha messo in campo. In altri casi si possono invece creare delle difficoltà”. È consapevole il ministro. “Ma vogliamo che nessuno resti escluso dalle misure per l'emergenza. Il passo successivo sarà quello di cogliere quanto è emerso da questa crisi ovvero la necessità di regolamentare le tante figure professionali del mondo dell'arte. È un lavoro che va sicuramente fatto insieme al ministero del Lavoro sul quale il Mibact avrà un ruolo importante attraverso la Direzione Generale Creatività contemporanea” conclude Franceschini. Che nel frattempo è appena passata all'architetto Margherita Guccione.

Gli ultimi aiuti all'arte sono contenuti nel decreto Rilancio da 5 miliardi. A metà giugno quando Franceschini pubblicherà i decreti attuativi il Fondo emergenza imprese culturali 2020 da 210 milioni potrà sostenere anche le fiere d'arte e gli organizzatori di mostre che hanno visto durante l'emergenza annullate le manifestazioni. Mentre il Fondo Cultura 2020/21 da 100 milioni aperto anche ai contribuiti verso i privati potrà iniziare a erogare investimenti in favore del patrimonio culturale materiale e immateriale e verranno estesi da 12 a 18 mesi i termini per usufruire dei voucher ricevuti a compensazione di chiusure di spazi espositivi. Ma tutto questo comprende appieno il mondo dell'arte visiva contemporanea? Un tavolo tra questo universo, che dovrà riuscire a rappresentarsi con una voce sola, il Mibact e il Ministero del Lavoro sarà necessario per studiare interventi stabili per il futuro della creatività artistica del presente del nostro Paese.

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