Il pressing delle Regioni

Esclusione dei positivi asintomatici dal conto dei ricoveri Covid, il Cts frena: il bollettino non deve cambiare

I governatori hanno paura di finire in arancione o, peggio ancora, in zona rossa, che significherebbe lockdown. Il Cts: il bollettino deve rimanere invariato

Coronavirus: bollettino del 13 gennaio 2022

5' di lettura

I pazienti ricoverati in ospedale per cause diverse dal Covid che risultino positivi ai test per il virus SarCoV2, ma asintomatici, qualora assegnati in isolamento al reparto di afferenza della patologia, potrebbero essere conteggiati come “caso” Covid ma non tra i ricoveri dell’area medica Covid. Ciò fermo restando il principio di separazione dei percorsi e di sicurezza dei pazienti. È quanto prevede la bozza di una nuova circolare del ministero della Salute, che accoglie le richieste delle Regioni in tal senso. La circolare però non è ancora stata firmata.

Tanto che una nota del ministero della Salute spiega che «relativamente alle odierne indiscrezioni di stampa su modifiche al conteggio dei pazienti ricoverati si afferma che nessun atto formale è stato disposto al momento da parte del ministero della Salute. Fermo restando quanto riconosciuto ieri dall’Istituto Superiore di Sanità è ovviamente sempre aperta l’interlocuzione con le Regioni».

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Si potrebbe dunque delineare un compromesso (sullo schema: asintomatici nel conteggio dei casi ma non dei ricoveri) tra Governo e Regioni. Queste ultime hanno infatti chiesto di modificare il bollettino che registra i positivi, nella direzione di rivedere i parametri di classificazione dei ricoveri ospedalieri. Il motivo è semplice: i governatori hanno paura di finire in arancione o, peggio, in zona rossa, il che significa lockdown.

Fonti Cts, bollettino deve rimanere inviariato

Il Cts però frena. Il bollettino che dà conto dei casi di Covid deve rimanere invariato. Sarebbe questo l’orientamento emerso nel corso della riunione del Comitato tecnico scientifico in merito alla richiesta delle Regioni di modificare le modalità con le quali vengono conteggiati i pazienti Covid negli ospedali. Gli esperti, sempre secondo fonti del Comitato, avrebbero ribadito la necessità di continuare a conteggiare anche gli asintomatici che entrano in ospedale per altri motivi ma che risultano positivi al virus per monitorare l’andamento della pandemia e identificare le varianti.

Tutto questo avviene il giorno in cui il report settimanale dell’Iss segnala che l’incidenza settimanale dei casi di Covid a livello nazionale continua ad aumentare: 1.988 ogni 100.000 abitanti nel periodo 7-13 gennaio, contro i 1.669 precedenti (il livello più alto in Valle d’Aosta, a 3087,3).

Cosa chiedono le Regioni

In particolare, la richiesta delle Regioni è di considerare casi Covid solo i sintomatici nel conteggio dei positivi ricoverati, escludendo chi ha anche altre patologie ed è in ospedale per altri motivi (dai traumi a interventi). Ora la circolare del ministero della Salute: nella sostanza sarà più difficile scivolare in zona arancione o rossa, ma non cambia il metodo per conteggiare i casi. Venerdì 14 gennaio si riunirà il Comitato tecnico scientifico. E in quella occasione sarà affrontato il dossier.

Il no dell’Istituto superiore di sanità

Di fronte al pressing delle Regioni, l’Iss è stato invece più cauto. «Perché la definizione di caso di sorveglianza deve contenere i positivi e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di COVID-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto etc.)?», è la prima di una serie di domande e risposte pubblicate di recente sul sito dell’Istituto. Risposta: «L’infezione da SARS-CoV-2 dà una sintomatologia variegata e in evoluzione anche per la comparsa di nuove varianti virali che interagiscono in modo spesso diverso con il nostro organismo. Questo rende molto difficile riconoscere clinicamente un'infezione sintomatica da SARS-CoV-2 in assenza di una conferma di laboratorio.L'esperienza ha dimostrato, inoltre, che la maggior parte delle infezioni, in particolare nei soggetti vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomatologia molto sfumata. Non sorvegliare questi casi - è ancora il testo della risposta pubblicata dall’Iss -, limiterebbe la nostra capacità di identificare le varianti emergenti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all'infezione nelle diverse popolazioni (es. per età, stato vaccinale, comorbidità). Inoltre, non renderebbe possibile monitorare l'andamento della circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza sanitaria anche per patologie diverse da COVID-19».

Ordine medici, cambio conto ricoverati non funziona

L’eventuale modifica dei criteri sul conteggio dei ricoverati positivi al Covid «non funziona. I numeri dei contagiati, il trend dei positivi ricoverati in area medica e nelle intensive, comunque li si conteggi sovraccaricano gli ospedali e portano allo stremo i professionisti. I medici si sentono soli». Così il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli. Il ministro Speranza «valuti attentamente e con la giusta prudenza le richieste delle Regioni. Chiediamo misure di controllo dell’epidemia, non operazioni di maquillage che - ha affermato - camuffino la tragicità e la portata della pandemia».

Valle d’Aosta verso l’arancione

La prima e unica regione a colorarsi di arancione a partire da lunedì 17 gennaio dovrebbe essere la Valle d’Aosta. Niente arancione invece per Piemonte, Calabria e Liguria, che pure restano in bilico. Salva per ora anche la Lombardia. Un’ulteriore corsa dei contagi nelle prossime settimane potrebbe però tingere di arancione altre regioni della Penisola. E i Governatori ne sono consapevoli. La mappa dell’Italia del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) è tutta in rosso scuro. Secondo l’analisi del Gimbe, l’enorme quantità di casi - 1,2 milioni in 7 giorni - «incontrando una popolazione suscettibile troppo numerosa, sta progressivamente saturando gli ospedali. E, di conseguenza, molte regioni si avviano verso la zona arancione entro fine mese».

La cabina di regia si riunirà nelle prossime ore e solo dopo che i tecnici avranno analizzato i numeri il ministro della salute Roberto Speranza firmerà l’ordinanza per la Valle d’Aosta. «In questa fase in cui il virus circola moltissimo, con effetti più limitati - ha detto il presidente della Valle d’Aosta Erik Lavevaz - è opportuno cambiare le regole di conteggio dei casi. Il dato del numero dei contagi è diventato meno significativo e questo vale anche per i ricoveri, specie in un contesto come quello della Valle d’Aosta dove i piccoli numeri possono portare a importantissime variazioni di scenario».

Il Dpcm sulle attività accessibili senza green pass

E mentre le regioni chiedono di cambiare i criteri del bollettino Covid, a palazzo Chigi si sta lavorando al Dpcm che dovrà definire, in vista del 20 gennaio, quali sono le attività e i servizi ai quali si potrà accedere anche senza green pass, come previsto dal decreto del 7 gennaio, quelle «necessarie per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie della persona» si legge nel testo. Sarà sicuramente possibile fare la spesa al supermercato, andare in farmacia, in ospedale, dal medico di base, dal veterinario. E ancora, andare a denunciare un reato o per esigenze urgenti di tutela dei minori, per andare in tribunale a testimoniare. Il dibattito nel governo su questo fronte però è ancora aperto: la bozza messa a punto dal ministero della Pubblica amministrazione prevederebbe un numero limitato di eccezioni guidate dal criterio dell’urgenza ma il ministero dello Sviluppo Economico starebbe spingendo per una lista più ampia che includa anche tabaccai, edicole, librerie, negozi di giocattoli.

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