finanze locali in difficoltà

Le regioni Ue chiedono aiuto al Fondo per la ripresa

di Giuseppe Chiellino


3' di lettura

La crisi economica provocata dalla pandemina «potrebbe avere effetti devastanti e di lunga durata per le finanze locali e regionali», con un “effetto forbice” che allarga il buco tra le spese necessarie per affrontare l’emergenza sanitaria, sociale ed economica, e il crollo delle entrate.

Secondo il Comitato europeo delle Regioni, che rappresenta a Bruxelles il punto di vista di regioni e città dell’Unione, in Italia e Spagna la spesa sanitaria pesa per oltre il 90% sulle regioni. Così come fa capo a loro quasi la metà della spesa sociale, per l’assistenza e per il sostegno alle imprese. Tutte voci di spesa che l’emergenza sta facendo lievitare, a fronte di entrate che saranno inevitabilmente «fortemente influenzate» dalle conseguenze della pandemia, cioè drasticamente ridotte.

Restando all’Italia, sugli enti locali peseranno non solo le drastiche riduzioni di gettito delle imposte sulle persone fisiche (Ire e addizionale comunale), dell’imposta sulla pubblicità delle tasse automobilistiche e sul turismo, e dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive che rappresenta una voce fondamentale delle entrate regionali. Nell’immediato ci saranno anche effetti di cassa dovuti ai rinvii di alcuni pagamenti. Le conseguenze potrebbero essere ancora più gravi per le cinque regioni a statuto speciale che condividono con il governo centrale alcune imposte nazionali, in particolare Irpef, Ires, accise e imposta di bollo.

Il rischio di nuovi tagli agli investimenti

Il timore è che per correggere gli squilibri dei conti, comuni e regioni siano costretti a ridurre ancora una volta gli investimenti, «così come era già successo dopo la crisi finanziaria del 2008-2011, con pesanti tagli dei servizi pubblici che hanno rallentato la crescita e aumentato le disuguaglianze» tra Paesi e tra regioni. Insomma, l’impatto asimmetrico della pandemia che non potrà non riflettersi sulle finanze locali. In ballo ci sono i trasporti, gestione dei rifiuti, servizi idrici, sicurezza, ma anche i servizi per l’infanzia, la scuola, i disabili, gli anziani, l’edilizia popolare. Tutti capitoli di spesa che rischiano di essere pesantemente ridimensionati, a spese delle fasce sociali più deboli, soprattutto nelle regioni che hanno subito gli effetti più gravi del lockdown: Lombardia, regione di Madrid, Île-de-France e Grand Est in Francia.

L’austerità non può essere la risposta a questa nuova crisi

Secondo l’analisi preliminare del Comitato delle regioni, le risposte in termini di flessibilità sui conti pubblici, a livello europeo e nazionale, non sono sufficienti a far affluire agli enti locali le risorse di cui questi hanno bisogno. Né le altre misure già varate dall’Eurogruppo (Mes, Bei e Sure) o ancora in discussione (il fondo per la ripresa) sembrano orientate a rispondere a queste esigenze. Perciò il Comitato delle regioni, da pochi mesi guidato dal greco Apostolos Tzitzikostas,vuole porre la questione coinvolgendo Parlamento e Commissione. «È essenziale - dicono al CdR - che il fondo Ue per la ripresa venga approvato e lanciato immediatamente e che le risorse siano destinate anche ad affrontare le necessità di finanziamento locale. L’austerità non può più essere la risposta a questa nuova crisi». Servono al contrario «ambiziosi piani di investimenti pubblici, per una ripresa sostenibile dal punto di vista ambientale e socioeconomico e bisogna evitare che gli investimenti e i servizi pubblici siano la variabile di aggiustamento per i futuri piani di risanamento dei bilanci».

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