Energia&Ambiente

Le regole europee promuovono solo le piccole centrali a gas

Le ricadute della tassonomia Ue sugli investimenti sostenibili. I vincoli frenano gran parte degli utilizzi del metano per produrre energia

di Jacopo Giliberto

La centrale Enel di Montalto di Castro

3' di lettura

Il via libera europeo a nucleare e gas nella tassonomia verde potrebbe avere come effetto in Italia — ma anche in tutta Europa — la moltiplicazione compulsiva delle piccole centrali a metano. Quelle velocissime; quelle che si accendono con un bottone e via; quelle simili a motori d’aereo Rolls Royce o GE come le quattro turbine da 150 megawatt progettate dall’Enel per Montalto di Castro; i generatori a pistoni come i Man, i grandi Jembacher a 12 cilindri a V, i colossali Wärtsilä a 18 cilindri e 18,4 megawatt come i sei generatori che l’A2A ha appena ordinato per la centrale Cassano d’Adda.

Se si prende l’ elenco delle centrali termoelettriche in rampa di lancio in Italia per il ben pagato “capacity market” della transizione energetica, metà dei progetti — 25 su 50 — riguarda proprio le centrali accendi-spegni che costituiscono l’altro lato, quello fossile e sottaciuto, che serve a tenere in equilibrio il sistema elettrico rinnovabile meteopatico in attesa che siano disponibili accumulatori di costo ragionevole e dimensioni diverse.

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Orticaria nucleare

In Italia, centrali atomiche non verranno proposte ancora per molti anni, vista la riottosità sociale e la dermatite politica del tema.

In ogni caso, per poter accedere al sistema della tassonomia finanziaria il settore atomico deve assicurare anche lo smaltimento definitivo di quell’1% più radioattivo dei rifiuti delle centrali nucleari. In Europa, per esempio la Finlandia sta arrivando al traguardo
di un deposito profondissimo scavato nel granito sotto la centrale di Olkiluoto.

L’Italia da anni tenta di darsi un deposito nazionale unico per riunire la spazzatura radioattiva ora dispersa in una trentina di piccoli depositi locali, in massima parte reagenti di laboratorio, cobalto e altri elementi radioattivi della medicina nucleare, sorgenti di raggi per radiografie industriali, sensori, parafulmini, misuratori di spessore e così via.

I limiti alla CO2

Diverso il caso del gas. Le regole europee appena approvate dicono che per essere considerata sostenibile e finanziabile una centrale alimentata con metano deve avere condizioni quasi irraggiungibili. Meno di 270 grammi per chilowattora prodotto, 100 grammi dal 2030. Un impegnativo rompicapo sul confine dei princìpi della termodinamica.

Per emettere la poca CO2 imposta dalla tassonomia, l’impianto deve bruciare idrogeno, metano non fossile oppure, oltre alla corrente elettrica, deve produrre anche calore per riscaldare una città o un’attività industriale

Le centrali capacity market

C’è un’alternativa. È verde anche una centrale che produce in media 550 chili l’anno di CO2 per ogni chilowatt di potenza istallata. Questo obiettivo è raggiungibile con facilità anche da centrali a bassa efficienza e alte emissioni, a patto che l’impianto rimanga acceso non più di 1.000-1.200 delle 8.760 ore che formano l’anno.

Le sole centrali con queste caratteristiche sono proprio i generatori del “ capacity market ” che servono per coprire i buchi di produzione elettrica creati dal vento quando impigrisce le braccia dei mulini a vento, dalle nuvole quando ombreggiano con dispetto i pannelli fotovoltaici, quando il sole tramonta e acceca di colpo il silicio: e in quell’istante si accendono, ben pagate, le centrali un bottone e via.

Qualche commento di aziende

Qualche aspetto aggiuntivo.
Con il decreto legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito nella legge 29 luglio 2021, n. 108, sono state emesse le Linee guida per la redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica da porre a base dell'affidamento di contratti pubblici di lavori del Pnrr, nlinee guida nelle quali è fatto esplicito riferimento alla Tassonomia Ue. «La Tassonomia Ue diventa dunque un riferimento — dicono alla Stantec, una multinazionale specializzata nell’efficienza energetica e nelle infrastrutture — insieme ad altri strumenti come i Criteri minimi ambientali, per la progettazione di attività, e dunque infrastrutture, che siano contemplate nel Regolamento. In questo contesto, Stantec si pone al fianco dei clienti nell'ambito di progetti infrastrutturali, con le sue competenze nella progettazione infrastrutturale e nella sostenibilità, per l'intero ciclo di vita dell'opera». L’azienda ha una lunga esperienza nell'ambito delle infrastrutture sostenibili, essendo tra i primi promotori del protocollo di certificazione Envision per la sostenibilità delle infrastrutture in Italia e si occupa di formare figure di Envision SP e della verifica di progetti infrastrutturali che hanno avviato il processo di certificazione Envision.
Esprime perplessità l’Anigas, associazione confindustriale dell’industria del gas, secondo cui «se da una parte è positivo che i criteri previsti dal Regolamento europeo incentivino il fuel switching nei Paesi con un mix energetico più inquinante, risulta paradossale che questi criteri penalizzino proprio i Paesi più virtuosi, come l'Italia, che hanno attuato un processo di phase out del carbone in fase già avanzata. Il nostro Paese rischia in questo modo di vedere totalmente esclusi gli interventi di investimento relativi ai propri impianti di generazione a gas naturale, riducendo i benefici di investimenti passati e aumentando i costi di quelli previsti in futuro, con impatti negativi sulla competitività delle imprese e possibili aggravi per i consumatori finali».

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