Parla il vice-cancelliere tedesco

«Le regole del Patto? Sono flessibili e hanno funzionato nella crisi pandemica»

Olaf Scholz, vice-cancelliere e ministro tedesco delle Finanze, a colloquio con Il Sole 24Ore sulle prossime sfide che attendono l’Unione Europea

di Isabella Bufacchi

(AP)

9' di lettura

L’Europa ha risposto alla pandemia in maniera straordinaria, con uno spirito di solidarietà senza eguali, il Next Generation EU è una svolta e la «Ue starà meglio con un’Italia forte». Le regole europee hanno dato prova di essere molto flessibili in tempi di crisi ma gli anni a venire saranno decisivi per instaurare un rapporto alla pari dell’Europa con Usa e Cina. Molto resta da fare su clima, digitalizzazione, Unione bancaria. Così il vice-cancelliere
e ministro tedesco delle Finanze Olaf Scholz in un’intervista esclusiva con Il Sole 24Ore.

«La nostra epoca è paragonabile al 19° secolo quando furono create le ferrovie con un ruolo importante dello Stato». La sua missione da candidato cancelliere? Modernizzare la Germania.

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La crisi pandemica è per la Germania una delle sfide più dure dal Dopoguerra. E come ministro delle Finanze, lei ha risposto con misure e interventi senza precedenti. Quali obiettivi, quali criteri hanno guidato le sue scelte in tempi così eccezionali?

È vero, guardando indietro sono stati mesi impegnativi. Il bilancio pubblico, a livello federale e locale, è stato colpito duramente dalla pandemia. Fin dall’inizio della crisi, abbiamo concentrato la nostra potenza di fuoco finanziaria nella lotta contro la pandemia e nelle misure di sostegno per imprese, lavoratori, famiglie. E continuiamo a farlo. Gli interventi dei bilanci pubblici per il 2021 ammontano a circa 248 miliardi di euro al 24 marzo, il 7% circa del Pil. L’anno scorso abbiamo varato misure di bilancio per contrastare la pandemia per circa 314,7 miliardi, pari al 9,4% del Pil. Il livello del debito/Pil è salito al 69,8%. Questo dimostra che nonostante la pandemia del Covid-19, il nostro Paese si trova in una posizione fiscalmente solida. Il nostro bilancio pubblico nazionale resta sostenibile. Il rapporto del debito, in base ai parametri di Maastricht, è previsto salga al 74,5% circa del Pil alla fine di quest’anno, per poi scendere negli anni a venire. Inoltre abbiamo predisposto investimenti massicci nelle infrastrutture e nelle tecnologie nel budget 2022 e per i prossimi anni. Con questo, stiamo gettando le basi per una crescita forte e sostenibile dopo la crisi del coronavirus e una sana politica fiscale. Il Piano di ripresa e resilienza della Germania gioca un ruolo importante in questo.

L’Italia è stata colpita molto duramente dalla pandemia, più della Germania. Come valuta gli interventi senza precedenti anti-Covid messi in atto dall’Italia?

L’Italia è stato il primo Stato membro della Ue ad essere colpito su larga scala dalla pandemia e ha reagito in maniera decisa. La pandemia ci ha mostrato quanto siamo fortemente interconnessi, e quanto dipendiamo gli uni dagli altri nella nostra Unione. Io la vedo così: l’Italia sta meglio con un’Europa forte e l’Europa sta meglio con un’Italia forte. Sono convinto che l’Italia continuerà a rispondere a questa crisi nel modo descritto da Mario Draghi nella premessa del Piano italiano di ripresa e resilienza: l’Italia combinerà immaginazione, capacità progettuale e concretezza per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Unione europea più forte e più solidale.

E come valuta gli strumenti europei contro la pandemia?

Il Next Generation EU è un vero game changer per l’Europa e un’opportunità storica per i nostri Paesi e i nostri cittadini. Gli Stati membri della Ue hanno unito le forze con spirito di solidarietà per contrastare il Covid-19 e per promuovere la transizione ecologica e digitale. Alla Commissione europea è stato dato il potere di prendere in prestito fondi sul mercato dei capitali per conto della Ue fino a 750 miliardi di euro per finanziare la risposta Ue alla crisi. Questa decisione, presa da tutti gli Stati membri, è una importante pietra miliare dell’integrazione europea. È una conquista straordinaria perché dimostra che l’Unione europea è in grado di agire unita. E questa è una differenza sostanziale rispetto alla risposta data dalla Ue dieci anni fa durante la crisi finanziaria globale.

Mario Draghi ha detto che esistono due tipi di debito pubblico, il debito buono utilizzato a fini produttivi e il debito cattivo per fini improduttivi. È d’accordo? Per Draghi, il Patto di Stabilità e Crescita «era ed è inadeguato». Secondo lei, il Patto va modificato? Anche in Germania è stato avviata una discussione sullo zero nero e sul freno al debito...

Penso che, in effetti, vi siano buone ragioni per guardare alla struttura e alla qualità dei conti pubblici per promuovere investimenti pubblici orientati verso il futuro, per rafforzare la crescita, in linea con le clausole delle nostre regole fiscali. Al momento, il nostro principale compito è quello di utilizzare al meglio la Recovery and Resilience Facility per creare una ripresa sostenibile. Questi fondi aiuteranno a portare avanti la modernizzazione necessaria per l’economia degli Stati membri della Ue. Le riforme strutturali e gli investimenti aumentano la produttività e la competitività. E in aggiunta rafforzano la resilienza delle economie contro crisi future. In marzo la Commissione europea ha dichiarato che, quando la ripresa si sarà consolidata, rilancerà il dibattito pubblico sul quadro della governance economica. Sono convinto che una valuta comune abbia bisogno di regole comuni. Le nostre regole hanno ora dato prova di essere molto flessibili. Funzionano, decisamente. Quel che è importante per me è poter fare ora cosa è necessario, nella Ue ma anche in Germania. Siamo stati in grado di farlo finora, e ritengo che possiamo farlo anche in futuro.

Quali sono stati gli strumenti principali che ha usato nella lotta alla pandemia in Germania?

Abbiamo utilizzato una gamma di strumenti complementari per offrire un ampio ventaglio di sostegni durante la crisi Covid-19. Queste misure sono mirate alle necessità più diverse delle imprese, delle famiglie e degli enti pubblici. Dagli sgravi fiscali al differimento del pagamento delle tasse, dalle garanzie pubbliche ai prestiti, dal sostegno finanziario per gli enti locali agli investimenti pubblici in tecnologie e anche ai sussidi diretti per le imprese e i lavoratori autonomi. Data la natura imprevedibile della pandemia, monitoriamo costantemente le nostre misure di sostegno e le modifichiamo, se necessario.

Un altro quadro importante di regole europee è quello che riguarda il sistema bancario. Ma l'Unione bancaria è incompleta: lei ha proposto una serie di interventi. A che punto siamo? Resta molto da fare?

L’integrazione dei mercati finanziari e il rafforzamento del mercato dei capitali unico sono negli interessi di tutti noi. L’uso del pieno potenziale di un mercato bancario europeo veramente integrato creerebbe un aumento considerevole della profittabilità, della stabilità finanziaria, e della sovranità dell’euro nel mondo. La frammentazione dei mercati finanziari europei resta una barriera a tutto questo. Stiamo parlando qui di un elemento essenziale della nostra prosperità e di un’Unione europea forte. Per questo mi sono fatto promotore di misure per un ulteriore progresso dell’Unione bancaria e dell’Unione dei mercati dei capitali. Abbiamo fatto dei buoni progressi verso un mercato finanziario europeo integrato ma non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo.
Uno schema comune di riassicurazione europea dei depositi è una parte del completamento dell’Unione bancaria. Tuttavia dobbiamo progredire anche su altri fronti: l’intero pacchetto di proposte contiene un regime efficiente di crisis management, un’integrazione dei mercati più profonda e anche un’ulteriore riduzione dei rischi. Per esempio, abbiamo bisogno di regole europee armonizzate per la risoluzione di tutte le banche, non solo quelle grandi. Le banche con modelli di business obsoleti devono uscire dal mercato, senza costi per il contribuente e senza danneggiare la stabilità finanziaria o la fiducia dei depositanti. Un’altra questione importante è la riduzione ulteriore di barriere all’attività bancaria transfrontaliera. I gruppi bancari dovrebbero essere messi in grado di allocare capitale e liquidità liberamente all’interno dei gruppi, mantenendo le salvaguardie nei Paesi ospitanti, in tempi di crisi. In ultimo, abbiamo bisogno di un level playing field, cioè di parità di condizioni nel campo della tassazione. Il progresso dell’Unione bancaria deve evitare che siano presi accordi sui regimi di tassazione che distorcono la concorrenza e portano ad arbitraggi. In tutte queste aree, abbiamo ancora molto da fare. Sono convinto che qualsiasi progresso ci porta più vicini a un mercato finanziario unico integrato, così da rafforzare la stabilità, la competitività e la crescita nell’area dell’euro e nell’Unione europea.

Parlando di tasse: lei ha appoggiato con vigore una riforma fiscale globale, la minimum tax globale, la digital tax globale...

Credo che le sfide globali impongano risposte globali.
Quindi, una priorità chiave nel campo della tassazione internazionale è proprio quella di stabilire una tassazione equa ed efficace su scala mondiale. Sostengo pienamente il processo in corso a livello di Ocse che mira a risolvere le crescenti sfide provenienti dalla digitalizzazione dell’economia e a raggiungere un accordo per questa estate. Come noto, assieme al ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, abbiamo promosso di continuo una tassa minima globale per le imprese, un elemento chiave per un compromesso globale. Sono fiducioso che attraverso questa iniziativa riusciremo a mettere fine alle strategie aggressive di pianificazione tributaria delle multinazionali. Stiamo ancora discutendo il tasso preciso di un livello minimo di tassazione, ma il recente annuncio da parte degli Usa per un aumento della loro tassa nazionale minima al 21% ha certamente cambiato il dibattito e ci aiuterà a trovare un accordo su regole più efficaci e valide. Inoltre, un accordo globale deve fare in modo che le imprese multinazionali paghino una quota adeguata, indipendentemente dalla loro presenza fisica nelle varie giurisdizioni. Nei prossimi mesi, abbiamo l’opportunità storica di raggiungere una importante riforma della tassazione internazionale con una forte base di consenso: e ora siamo vicini come non mai a questo traguardo. Il multilateralismo è il solo modo possibile per risolvere le sfide attuali in maniera efficace. Insieme, saremo in grado di creare un sistema tributario internazionale moderno, sostenibile ed equo. Sono proprio convinto che riusciremo a farlo.

Ci sono altre sfide che vanno affrontate, questa volta con soluzioni europee: la lotta al cambiamento climatico e la digitalizzazione. L’Europa è ambiziosa abbastanza su questi fronti?

Prima di tutto sono contento che la recente decisione della Corte costituzionale federale abbia dato un impulso decisivo alla coalizione del nostro governo per trovare un accordo per amplificare i nostri sforzi per la protezione del clima. Stiamo andando avanti ora per adottare una legge per la protezione del clima ancora più ambiziosa. L’obiettivo è quello di raggiungere la neutralità climatica in Germania per il 2045. La bozza di legge stabilisce un target di emissioni di gas con effetto serra in riduzione del 65% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990, con un traguardo intermedio pari a un taglio dell’88% della CO2 per il 2040. Aggiungo che secondo me l’Unione europea sta andando nella direzione giusta per aumentare le sue ambizioni nella lotta al cambiamento climatico. Il Consiglio europeo e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio politico importante rispetto alla legge sul clima per ridurre entro il 2030 le emissioni di gas con effetto serra come minimo del 55% rispetto ai livelli del 1990. Altre misure saranno prese nell’ambito del pacchetto “Fit for 55” per implementare la legge europea sul clima. Dovremo trovare il giusto equilibrio di misure per raggiungere questo obiettivo. La politica della tassazione è uno degli strumenti nella nostra cassetta degli attrezzi, ma c’è anche il prezzo della CO2 e altri strumenti di regolamentazione. Una maggiore cooperazione internazionale sarà altrettanto essenziale per la lotta al cambiamento climatico.

Lei è vice-cancelliere, un incarico che ha svolto in pandemia gestendo una delle crisi peggiori per la Germania dal Dopoguerra. Qual è la situazione adesso? Lei è anche il candidato alla cancelleria del partito socialdemocratico Spd. Qual è il suo programma per il futuro del suo Paese?

Il tasso dei contagi sta diminuendo in Germania e questo ci dà speranza. Il lockdown, un vasto uso dei tamponi, la campagna delle vaccinazioni che va avanti in maniera poderosa, tutto questo sta aiutando a mettere sotto controllo i contagi, almeno per il momento. Non siamo ancora alla fine, ma possiamo la linea del traguardo. Pur tuttavia, se anche riuscissimo a dominare la pandemia questa estate, molti cittadini e molte imprese avranno ancora bisogno di sostegno quest’anno, e lo avranno. L’ho messo in chiaro fin dall’inizio della pandemia: daremo aiuti fino a quando le misure restrittive resteranno in vigore.

Parlando della Germania, c’è molto ancora da recuperare in termini di amministrazione pubblica, istruzione e infrastrutture digitali. Abbiamo bisogno di progressi rapidi. Gli anni a venire saranno decisivi. Saranno anni in cui si deciderà se l’Europa sarà in grado di tenersi al passo con il progresso economico e scientifico degli altri continenti. Se vogliamo poter guardare la Cina e gli Usa negli occhi, da pari, tra dieci o 15 anni, dobbiamo prendere le decisioni giuste oggi. Abbiamo bisogno di un’interazione intelligente tra ricerca, imprenditorialità e Stato. Per me, la situazione al momento è paragonabile agli sconvolgimenti del 19° secolo e allo sviluppo delle ferrovie. Allora, non ci fu soltanto il successo delle imprese più innovative che costruirono le locomotive o fusero l’acciaio. Anche lo Stato giocò la sua parte, perché creò l’intera rete ferroviaria in un arco temporale relativamente breve. Oggi, quindi, è importante fare in modo che la nostra diventi una società gigabit, con un’infrastruttura digitale di prima classe, e che alimenti la forza della nostra economia.

Per quanto riguarda la mia candidatura alla cancelleria, prometto che la modernizzazione necessaria al mio Paese sarà la mia missione personale. La competenza del mio partito si basa su una conoscenza approfondita di tutto ciò di cui hanno bisogno le imprese, l’industria e le infrastrutture per crescere. Sono convinto che l’Spd abbia le risposte alle sfide dei nostri tempi.

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