intervista a dario allevi

Le relazioni pericolose in Villa e la separazione dal partner privato

Allevi: riapriremo a maggio, siamo in attesa di un nuovo masterplan per valorizzare il luogo

di Sara Monaci

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4' di lettura

Non c’è pace nella Villa reale di Monza. Tra i gioielli dello stile neoclassico italiano, realizzata dagli Asburgo e poi passata ai Savoia, circondata da 40 ettari di giardini, è stata abbandonata per 100 anni e addirittura saccheggiata. Il sindaco di Monza Dario Allevi, che è anche presidente del Consorzio di gestione della Reggia, ricorda che oggi dell’ antico patrimonio sarà rimasto «forse l’1%». Nonostante tutto, la villa e i suoi giardini rimangono tra i luoghi più amati d’Italia, con 500mila visitatori all’anno. Sulla gestione degli ultimi anni ancora non è stato messo un punto: il ”matrimonio” con il partner privato, Italiana costruzioni, si è da poco interrotto e già si intravede una causa in cui l’impresa chiede almeno 8 milioni di danni al Consorzio, così come il Consorzio appare intenzionato a conteggiare le presunte perdite causate da Italiana costruzioni.

Ritorno al pubblico.  Il sindaco della città di Monza, Dario Allevi

La partnership pubblico-privato rappresentava un prototipo in Italia nel settore monumentale e culturale. Ma si è interrotto dopo 6 anni, 14 anni prima del previsto.
Sindaco Allevi, esclude che per la Villa Reale si tornerà ad una collaborazione con il mondo privato?
Non lo escludo, non sono contro il matrimonio con i privati, credo solo che questo partner non andasse bene. Abbiamo rescisso il contratto a causa di gravi inadempienze. Abbiamo perso per causa di Italiana costruzioni 4 o 5 mesi di apertura nel 2020.
Non ritiene che avessero buone ragioni per non riaprire durante la pandemia?
Hanno fatto questa scelta aspettando da noi, almeno ufficialmente, un piano anti-Covid. Ma spetta a loro, non a noi, non al Consorzio ma ai gestori. Ritengo che la motivazione vera fosse la mancanza di volontà di continuare ad investire. Peccato che però abbiano comunque realizzato eventi privati. Per questo abbiamo preferito un passaggio di consegne.
L’impresa vi accusa di non aver investito adeguatamente, di non aver permesso lo sviluppo dell’area impedendo quindi nei fatti una gestione completa e remunerativa della struttura. Un esempio è l’assenza di parcheggi.
L’azienda ha voluto rivedere il piano finanziario dopo solo un anno, ma un project financing prevede un accordo con l’assunzione di rischi da parte dell’immpresa. Abbiamo esaminato le loro richieste e non abbiamo trovato motivi per modificare gli accordi. Le richieste per noi non erano supportate da dati oggettivi. Senza contare che qualsiasi modifica nel settore pubblico va motivata anche alla Corte dei conti.
I rapporti sono stati difficili fin da subito quindi? Ritiene sia stata una scelta sbagliata da non ripetere?
I rapporti all’inizio erano buoni: ho persino assecondato la richiesta di chiudere la villa per un mese e mezzo per un evento di Luxottica. L’impresa avrà intascato abbastanza immagino. Nel futuro vedremo, ora ci riprendiamo la gestione in house.
Siamo in una nuova fase dunque. Che intende fare?
Prima di tutto riattivare gli investimenti. E quindi riaprire al pubblico.
Che tempi prevede?
È stato tutto chiuso per 12 mesi, riapriremo a maggio, ma ci preme fare tutto bene, soprattutto. Stiamo ragionando sulle risorse con gli enti locali, oltre al Comune di Monza anche quello di Milano, poi con la Regione Lombardia e il ministero dei Beni culturali.
Di che cifre stiamo parlando?
Abbiamo a disposizione 32 milioni della Regione. Erano inizialmente 55, ma 33 sono già stati usati per la messa in sicurezza e il ripristino di alcune parti. Il denaro lo useremo nel giro di 6-9 mesi.
Quali sono le prospettive della nuova gestione?
Per ora ci riprendiamo il bene in mano pubblica. Non è detto che sarà per sempre, ma potremmo persino provare a dimostrare che nella gestione il pubblico può fare meglio del privato. Qui ci sono molte potenzialità.
Cosa intendete fare?
Pensiamo di riaprire gli spazi al pubblico, è un gioiello nel panorama nazionale e il parco è tra i più grandi d’Europa. Integreremo le visite con mostre e eventi privati, che possono coesistere. Poi in futuro valuteremo i rapporti con i privati. Ma la cogestione può funzionare solo se comprendiamo i diversi punti di vista: noi dobbiamo capire le necessità degli operatori privati, e il privato deve capire i vincoli e gli obiettivi del pubblico. Noi non possiamo fare progetti e investimenti di breve periodo, dobbiamo avere uno sguardo più lungo.
I progetti imminenti quali saranno?
Aspettiamo che sia pronto il nuovo materplan. Un pool di professionisti - tra cui architetti, paesaggisti, comunicatori, organizzatori di eventi - ha vinto la gara per il concorso di idee, per una nuova visione di tutta l’area, secondo un progetto integrato, che comprenda appunto la valorizzazione del luogo fisico ma anche le attività possibili e il marketing territoriale. Con le risorse disponibili vedremo nel giro di 6-9 mesi, come detto, la nuova Reggia reale.
Ritiene che potrebbero arrivare nuove risorse? Per esempio dal Recovery fund...
Mi aspetto che ci siano. L’Italia può vivere grazie al turismo e alle sue ricchezze storiche e alle sue bellezze artistiche e paesaggistiche. Dobbiamo investire di più in questo settore. È il nostro petrolio. Sarebbe un’occasione persa. Le risorse europee devono essere usate anche per i beni culturali, come la Villa reale di Monza.

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