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Le rinnovabili che investono: burocrazia peggio del virus

È stato assegnato il 60% degli incentivi in palio, appena 872 megawatt. I dati del rapporto Irex e i commenti delle imprese

di Jacopo Giliberto

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(Reuters)

È stato assegnato il 60% degli incentivi in palio, appena 872 megawatt. I dati del rapporto Irex e i commenti delle imprese


4' di lettura

In sintesi: gli investimenti in energie rinnovabili sono in forte crescita, salgono sulla rampa di lancio ma poi quasi tutti si fermano lì, su quella rampa di lancio, e non diventano realtà. L’analisi del Rapporto Irex sull’economia dell’energia rinnovabile curato da Alessandro Marangoni dell’Althesys (la mattina di martedì 9 viene presentata con una discussione pubblica su piattaforma web la dodicesima edizione del documento annuale) trova conferma nell’andamento deludente della gara per assegnare gli incentivi all’elettricità pulita. È stato assegnato appena il 60% degli incentivi in palio, appena 872 megawatt. Deluse le imprese del settore.

Il disegno che emerge è un’amministrazione pubblica che soffre di gastrite autorizzativa, di obesità normativa, di retorica compulsiva.
Questi i sintomi della malattia che impedisce all’Italia di conseguire gli obiettivi energetici e ambientali che si dà a parole, che non raggiunge nei fatti.

I numeri dell’energia pulita

I dati del 2019 dicono che aumentano in modo velocissimo i progetti di investimento nelle energie rinnovabili, cresciuti del 24% in numero e del 38% in potenza, ma diminuisce il valore economico perché la tecnologia costa sempre meno (-5,6%). Dalle percentuali ai numeri assoluti: l’indice

Irex ha mappato 211 operazioni per 10,2 gigawatt di potenza e 9,5 miliardi di euro. Il fotovoltaico torna a prevalere per numero di iniziative (49%) ma l’eolico (32%) mantiene le dimensioni maggiori, con 5mila megawatt e 4,7 miliardi investiti.

In Borsa — rileva l’analisi dell’economista Marangoni dell’Althesys — i titoli delle aziende dell’energia pulita sono premiati e per le società quotate delle rinnovabili l’indice Irex è salito del 50,1%.

E ora, il lato b. Cioè le idee degli investitori fermate senza diventare impianti. Gli investimenti condotti l’anno scorso nell’energia pulita riguardano per il 51% l’avvio di progetti per nuovi impianti (erano il 27% nel 2018). Ma tanto entusiasmo ideativo dice che più della metà dei progetti sono in attesa delle necessarie autorizzazioni.

Racconta un imprenditore del settore (il caso impone l’anonimato): il direttore di una sovrintendenza aveva negato il permesso di costruire i “ventilatori” eolici in un luogo benedetto dalla brezza perenne e aveva suggerito di trasferirli a un luogo di bonaccia pestilenziale dove non avrebbero turbato il paesaggio.

Potenziamenti negati

Perché l’asta per gli incentivi non ha incontrato entusiasmo? Semplice. La gara è andata in parte deserta per motivi diversi, ma il primo motivo sta in una

norma vecchia di sette anni che si chiama “spalma-incentivi”. Una norma nata per appagare la rabbia indotta dal caro-bollette ma difficile da applicare, e difatti oltre il 99% degli operatori in termini di potenza non vi aveva aderito. Quella legge ha posto limiti al rinnovo degli impianti.

Senza aggiornamenti, le centrali alimentate dal vento sono rimaste alle tecnologie inefficienti di dieci o venti anni fa.
E i mulini a vento costruiti quindici o venti anni fa erano collocati nei punti più ventosi d’Italia, i crinali battuti da raffiche continue. A mano a mano che le tecnologie miglioravano, gli impianti venivano realizzati nei luoghi lasciati liberi meno battuti dal vento.

Oggi un ventilatore eolico produce fino a 4 volte più corrente elettrica usando lo stesso ingombro di terreno, lo stesso disturbo di paesaggio e la stessa brezza.
Se fosse possibile ammodernare questi impianti più vecchi e inefficienti collocati nei luoghi migliori, ne basterebbero molti meno per avere più energia, come dicono (a parole) i proclami dei Governi e i piani ecologici. Con impianti moderni, dagli stessi luoghi si potrebbero estrarre dal vento 12 miliardi di chilowattora in più.

Si stima che possano essere ammodernati oltre 5mila vecchi megawatt eolici, e intanto si allontanano gli obiettivi nazionali ed europei per difendere il clima.

Tre voci

Ecco Luca Bettonte, amministratore delegato della Erg, la società energetica che ha anticipato la transizione e ha abbandonato da anni ogni attività nelle fonti fossili: «L’esito del secondo bando per eolico e solare, che ha visto aggiudicare solo una parte del contingente di potenza previsto essenzialmente per la scarsità di progetti autorizzati, dimostra che è quanto mai necessario provvedere alla semplificazione degli iter autorizzativi e alla rimozione di vincoli come lo “spalma-incentivi” volontario, che blocca l'accesso alle aste dei progetti di repowering degli impianti esistenti».

Dice Agostino Re Rebaudengo, presidente designato all’unanimità di Elettricità Futura (Confindustria): «Dopo il forte rallentamento che lo sviluppo delle rinnovabili ha registrato negli ultimi anni, è arrivato il momento di cambiare passo. Semplificare e accelerare gli iter autorizzativi, responsabilizzare la pubblica amministrazione, procedere all’emanazione dei decreti Fer 2 e Controlli sono le prime importanti azioni da realizzare nel breve periodo; Elettricità Futura è disponibile a dare tutto il suo contributo».

«Lo sviluppo del fotovoltaico passa attraverso la valorizzazione degli impianti esistenti e la costruzione di nuovi, al fine di raggiungere gli obiettivi europei. Lavoriamo in sinergia con le istituzioni anche in ottica di una ripresa più green post Covid», aggiunge Diego Percopo, amministratore delegato di EF Solare.

Ma commenti sono arrivati anche da Anie Rinnovabili («Gli operatori del settore quotidianamente si scontrano con la burocrazia degli iter autorizzativi») e Italia Solare («Subito una semplificazione autorizzativa»).

Si accettano scommesse

Di recente il Coordinamento Free aveva stimato in 67 il tempo necessario per completare il piano energia e clima del Governo, il cosiddetto Pniec. Giorni fa, ricorda Gianni Bessi del Pd romagnolo, a Rimini è stato proposto un impianto innovativo con 59 pale eoliche da posare in mezzo al mare Adriatico, cioè vento assicurato e zero impatto per gli abitanti.
Domanda: i 67 anni medi d’attesa stimati dal Coordinamento Free basteranno perché all’innovativo progetto riminese arrivi l’autorizzazione? Si accettano scommesse.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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