l’appello

Le risorse del Recovery Fund e le donne

di Il Giusto Mezzo

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3' di lettura

Nella lettera al Premier Giuseppe Conte chiediamo che non si perda l’occasione di utilizzare le risorse del Recovery Fund (o, meglio, del Next Generation UE) per affrontare in modo strutturale problemi sistemici antichi. Siamo donne della società civile e associazioni impegnate per il bene comune, poniamo una questione di metodo, non solo di merito, chiedendo riforme strutturali nell’ambito delle politiche educative e di genere.

Il punto di partenza è la proposta «Half of it» di Alexandra Geese, la parlamentare europea che propone di allocare metà delle risorse previste dal Fondo in investimenti per la parità sostanziale di genere.

Il Recovery Fund mette in campo per l’Italia 209 miliardi di euro, di cui 82 miliardi di aiuti per progettualità innovative e 127 di prestiti. Centinaia le proposte pervenute al Governo, di cui ci preoccupa non tanto la qualità quanto la frammentarietà, l’estemporaneità e l’essere sostanzialmente prive di una prospettiva di genere. Il rischio è che beneficiari siano settori a prevalente occupazione maschile (il digitale, ad esempio, ma anche quello delle costruzioni o dei trasporti) a scapito degli ambiti più colpiti dalla crisi e in cui sono occupate di più le donne - il turismo, i servizi, le attività di cura, quando Next Generation UE si pone a contrasto di ogni diseguaglianza, compresa la gender inequality.

In Italia si registrano 470mila occupate in meno rispetto al secondo trimestre 2019 (di queste, 323mila con contratto a tempo determinato). Le donne e i giovani sono stati le prime vittime della crisi, e il tasso di occupazione femminile è sceso 48,4%, ovvero inferiore al 50%, con punte più basse nell’Italia meridionale, dove 7 donne su 10 non lavorano. Secondo l’Ue la sottoccupazione delle donne costa 370 miliardi di euro all’anno: cifra legata alla mancata produzione di ricchezza e alla minore quota di gettito fiscale a disposizione dei governi. È una questione urgente e nella nostra lettera cerchiamo di affrontarla immaginando investimenti moltiplicatori, ovvero riforme che affrontino alla radice i problemi, che si ripaghino da sé e generino nel tempo valore economico, sociale e culturale. Proponiamo tre assi di intervento, a cominciare da quello della cura, tema che abbiamo visto cruciale durante i mesi della pandemia.

Sappiamo che il 2% di Pil investito in cura produce più reddito rispetto alla stessa quota investita in costruzioni. Chiediamo non interventi puntuali o bonus, bensì la realizzazione e il rafforzamento delle infrastrutture sociali per la cura della prima infanzia - su tutti nidi e tempo pieno - e quella familiare in generale (anziani e non autosufficienti), pensando a un vincolo di spesa per le Regioni e i Comuni “inadempienti”, che hanno percentuali minime di offerta di tali servizi, sia sulla spesa ordinaria che sui fondi UE e sul Recovery Fund.

Il nostro secondo punto di attenzione è il rilancio dell’occupazione femminile. Oltre alle ipotesi di supporto fiscale per favorire l’ingresso delle donne sul mercato del lavoro, proponiamo nuove politiche di incentivazione e supporto delle imprese (con attenzione al tema dell’accesso al credito), del lavoro femminile dipendente e indipendente. Non più con la politica dei bandi a richiesta, ma con quella dell’offerta strutturata nelle scuole per tutte le studentesse e gli studenti. Tutto questo passa da una riforma della formazione iniziale e selezione dei docenti, promotori di quella spinta innovatrice necessaria al nostro sistema d’istruzione, per dare fondamenta forti all’asse portante dell’innovazione e della digitalizzazione.

Il terzo tema è quello del gender pay-gap: la disparità salariale non è solo una questione femminile, ma allontana il Paese da un utilizzo efficace delle risorse con le quali creare benessere per tutti (ricordiamo che nel Global Gender Gap Report 2020 sotto il profilo dell’eguale retribuzione, il nostro Paese si colloca 125° su 153 Paesi analizzati).

Con una previsione di contrazione del Pil che si aggira intorno al 9% per il 2020, l’Italia ha bisogno del potenziale produttivo di tutte e di tutti. Politiche strutturali e integrate, dunque, pensate con il contributo delle donne e degli uomini che lavorano insieme nei luoghi delle elaborazioni e delle decisioni per contribuire alla prosperità comune, e futura.

Abbiamo la straordinaria opportunità di costruire un Paese più equo, più giusto, più sano. Di questo e di altro discuteremo oggi in una conferenza stampa che si terrà alla Camera. Con noi anche Alexandra Geese e il sottosegretario allo Sviluppo Economico Gianpaolo Manzella.

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