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Le risposta delle Entrate/1 - Il rimborso dopo la sentenza tributaria segue la norma di legge e va fatto entro 90 giorni

Speciale Esperto: la risposta delle Entrate sul rimborso in caso di sentenza a favore non definitiva

3' di lettura

Si chiede di chiarire le modalità procedurali che il contribuente deve eseguire in pendenza di sentenza favorevole non definitiva per chiedere il rimborso di: 1) spese di lite cui è stata condannata l’Agenzia; 2) imposte per le quali il giudice ha affermato la debenza in favore del contribuente (ad esempio rimborso Irap versata in assenza di presupposti); 3) somme precedentemente versate dal contribuente a seguito di iscrizione provvisoria in pendenza di giudizio (poi deciso a favore del contribuente).

Per effetto della riforma del processo tributario operata dal Dlgs 156/2015, che ha, tra l’altro, modificato la disciplina contenuta negli articoli 68, 69 e 70 del Dlgs 546/1992 le sentenze emesse dalle commissioni tributarie sono immediatamente esecutive per tutte le parti in causa.

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Con riferimento ai casi in cui al contribuente, a seguito di sentenza favorevole, spetti il rimborso di somme, si configurano procedimenti che presentano profili in parte diversi a seconda della tipologia della controversia instaurata.

In particolare, nel caso di sentenza favorevole al contribuente all’esito dell’impugnazione di un atto soggetto a riscossione (ad esempio attraverso iscrizione a ruolo o affidamento in carico all’agente della riscossione), trova applicazione l’articolo 68, comma 2, del Dlgs 546/92 che, con disposizione rimasta immutata sullo specifico punto, prevede che «il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere rimborsato d’ufficio entro 90 giorni dalla notificazione della sentenza».

Nell’ipotesi di sentenza di condanna dell’ufficio al rimborso di versamenti effettuati spontaneamente dal contribuente o al pagamento delle spese di lite, trova applicazione l’articolo 69 del Dlgs 546/1992, che, oltre a disporre l’immediata esecutività delle sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente, prevede che «il pagamento di somme di importo superiore a 10mila euro, diverse dalle spese di lite, possa essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilità dell’istante, alla prestazione di idonea garanzia».

Per l’esecuzione delle predette sentenze, il citato articolo 69 assegna all’ufficio il termine di 90 giorni dalla notificazione della sentenza; qualora sia dovuta la garanzia, tale termine decorre dalla presentazione di quest’ultima.

Come chiarisce la circolare 38/E/2015, «L’Ufficio potrà comunque procedere all’erogazione tempestiva del rimborso, anche prima della prestazione della garanzia, ove abbia già deciso di prestare acquiescenza alla sentenza, al fine di evitare di sostenerne i costi».

Inoltre, la relazione illustrativa al Dlgs 156 del 2015 evidenzia che «Il contribuente resterà libero di non chiedere l’immediata esecuzione della sentenza (qualora non intenda anticipare gli oneri della garanzia o anche solo per non dover rischiare di restituire le somme ottenute con gli interessi) e di preferire l’attesa di un giudicato che gli consentirà di ottenere quanto gli spetta, con gli interessi di legge medio tempore maturati, senza fornire alcuna garanzia».

Occorre precisare che, anche nel caso di applicabilità dell’articolo 68, comma 2 del Dlgs 546 del 1992, l’esecuzione della sentenza va effettuata nel suo complesso, cioè anche in ordine alla eventuale condanna dell’Ufficio alle spese di giudizio. In proposito si richiama l’articolo 15, comma 2-sexies, secondo periodo del Dlgs 546 del 1992, il quale prevede che la riscossione delle somme liquidate a favore di tutti gli enti impositori, nonché dell’Agente e dei concessionari della riscossione avviene mediante iscrizione a ruolo, soltanto dopo il passaggio in giudicato della sentenza. Come osservato nella circolare 38/E/2015, paragrafo 1.4, a commento di tale disposizione, «Nell’ipotesi di una sentenza che condanni, invece, l’Amministrazione finanziaria al pagamento delle spese di lite, si applica la disciplina di cui all’articolo 69, comma 1, primo periodo, del decreto n. 546, …, in base al quale ”Le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali indicate nell’articolo 2, comma 2, sono immediatamente esecutive”».

Infine, come evidenziato nella circolare 38/E/2015, «con la riforma degli articoli 68, 69 e 70, è stato previsto un rimedio processuale unico all’eventuale inadempienza dell’Ufficio nell’esecuzione delle sentenze, siano esse definitive o provvisorie. Il contribuente, infatti, in caso di inerzia dell’Ufficio, ai sensi dell’articolo 68, comma 2 e dell’articolo 69, comma 5, può ricorrere unicamente al rimedio dell’ottemperanza a norma del successivo articolo 70».

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