ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùdopo il voto

Le risposte da fare tra elettori e sistema Ue

I risultati delle elezioni del 25 settembre sono indiscutibili

di Sergio Fabbrini

(MACLEG - stock.adobe.com)

3' di lettura

I risultati delle elezioni del 25 settembre sono indiscutibili. La coalizione di destra-centro ha vinto nettamente le elezioni, conquistando una maggioranza di seggi alla Camera (235 su 400 deputati) e al Senato (112 su 200 senatori). In discussione è invece l’interpretazione delle conseguenze di quei risultati. Discuto le due interpretazioni più diffuse, per quindi derivare una considerazione più generale. La prima interpretazione è definibile come italo-centrica. È avanzata da studiosi di comportamento elettorale, oltre che da buona parte dei media nazionali. Secondo questa interpretazione, le elezioni del 25 settembre sono destinate a stabilizzare il nostro sistema politico, riportandolo al formato bipolare inaugurato alla metà degli anni Novanta del secolo scorso. Sulla destra, c'è un'area definita di elettori, anche se cambiano i leader che li rappresentano. L'altro ieri era Silvio Berlusconi, ieri Matteo Salvini, oggi Giorgia Meloni.

Sulla sinistra, l'area degli elettori è più indefinita, essendo contrastati i rapporti tra i partiti che aspirano a rappresentarla. Quei partiti sono così divisi che la sinistra si definisce in negativo come anti destra. Il Movimento Cinque Stelle, che aveva alterato il formato bipolare nelle elezioni del 2018, è stato riassorbito. I suoi elettori che provenivano dalla destra sono ritornati a casa, mentre sono rimasti a votarlo gli elettori provenienti dalla sinistra. Spinto dalla logica bipolare e dalle divisioni della sinistra, il futuro governo di destra-centro è destinato a stabilizzarsi. Potremmo dire che questa interpretazione guarda esclusivamente alla politics (cioè al processo politico).

Loading...

La seconda interpretazione è definibile come euro-centrica. È discussa nei think tanks di Bruxelles e nei media internazionali, oltre che nelle istituzioni europee. Secondo questa interpretazione, le elezioni del 25 settembre non hanno interrotto l'instabilità della politica italiana, non avendo (esse) risolto il problema del rapporto tra il nostro Paese e l'interdipendenza europea. La coalizione di destra-centro è divisa al proprio interno tra partiti sovranisti (Fratelli d'Italia e Lega) ed europeisti (Forza Italia). I primi vogliono riprendere il controllo di cruciali politiche europee, in nome dell'interesse nazionale, affermando la supremazia del diritto nazionale su quello sovranazionale. Una posizione difficilmente conciliabile con l'europeismo dei secondi, protagonisti del processo di integrazione. Allo stesso tempo, il rapporto con l'interdipendenza europea è fonte di divisione anche all'interno della sinistra, una cui componente (sia dentro che fuori il Partito democratico) la considera causa della diffusione delle ineguaglianze sociali ed economiche. Per questa interpretazione, il M5S è l'espressione di un tradizionale populismo antieuropeo, che vuole redistribuire risorse (in particolare verso le regioni del sud) indipendentemente dai vincoli di bilancio e dalle esigenze della crescita. Poiché questa interpretazione guarda alle policies, cioè ai problemi da affrontare, e non alla politics, essa prevede instabilità, sia per i contrasti nel governo che per le divisioni tra le opposizioni.

Cosa derivare da questo dibattito? L'interpretazione italo-centrica ci spiega che l'elettorato italiano è ritornato a pensare nei termini di una distinzione tra poli sul piano della politics, ma non può spiegare perché la destra e la sinistra siano al loro interno divise sul piano delle policies. Divisioni che solamente l'interpretazione euro-centrica consente di concettualizzare. Quest'ultima ci ricorda che qualsiasi governo nazionale deve rispondere ad una doppia constituency, agli elettori che lo hanno votato (la politics) ma anche al sistema europeo in cui si definiscono le politiche pubbliche (le policies). Un sistema costituito dalle istituzioni dell'Unione europea (Ue), dai governi degli stati membri di quest'ultima, dai mercati finanziari, oltre che dalle opinioni pubbliche transnazionali. Non c'è una singola policy nazionale che non sia condizionata da questo sistema. Tale condizionamento ha un carattere sovranazionale nelle politiche del mercato unico, ma intergovernativo nelle politiche oggi prioritarie nell'agenda pubblica, come nella politica energetica. E' il sistema intergovernativo che consente ad alcuni governi di avere più potere di altri. Il governo tedesco può calmierare i prezzi interni dell'energia attraverso un programma di 200 miliardi di euro, mentre lo stesso non può essere fatto dal governo italiano che non dispone degli stessi spazi fiscali. È quindi nostro interesse nazionale promuovere soluzioni sovranazionali per il controllo del prezzo del gas, contribuendo ad un'alleanza tra governi con interessi nazionali convergenti così da riequilibrare l'influenza tedesca. Ma soprattutto rafforzando le istituzioni sovranazionali (come la Commissione europea), dotandole di risorse fiscali indipendenti da quelli nazionali per calmierare il prezzo del gas in tutti gli Stati membri. La magnitudine delle sfide è tale che solamente un'entità sovranazionale può sperare di affrontarle, come hanno dovuto rendersi conto (persino) a Londra.

Insomma, la politics delle elezioni del 25 settembre e la realtà delle policies spingono in direzioni opposte. Chi guiderà il prossimo governo di destra-centro avrà un doppio compito da assolvere, rispondere al proprio elettorato ma anche al sistema europeo (che non vota, ma conta). L'ideologia può aiutare ad affrontare il primo compito, ma per affrontare il secondo è necessario farne a meno.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti