evasione fiscale

Cash, dove sono le sacche del nero in Italia

Dalle località turistiche alle città universitarie: ecco i settori e le attività in nero in Italia

di Stefano Elli


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3' di lettura

Località montana. «Appartamento di due locali, quattro posti letto, vista ghiacciaio, cucina abitabile, due balconi, due mila euro al mese». «La prendo. Le faccio un assegno». «Niente assegni. Accettiamo solo contanti». Eccola la prima sacca. Tutti lo sanno. Molti (non tutti) lo fanno, in Val d’Aosta come in Trentino Alto Adige, in Sicilia come in Liguria. Fenomeno di massa, quello del nero nelle locazioni vacanziere. Tollerato da chi lo subisce perché fa da implicito calmiere ai prezzi degli affitti. Qualcuno sospetta che ci sia una sorta di tacito patto di non aggressione tra Fiamme Gialle e popolazione locale, per lo più stagionali, che subiscono flussi, deflussi e alea delle maree turistiche, con poche opportunità di produrre redditi di altra natura.

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A Cortina, nel 2012, a Capodanno l’Agenzia delle Entrate in un’operazione su vasta scala ha impiegato un’ottantina di ispettori per censire l’effettivo livello di consumi. I risultati sono stati eclatanti: in presenza degli ispettori il volume di scontrini emessi è stato del 400% superiore rispetto alle medie stagionali. Ma le proteste dei commercianti locali si sono levate altissime.

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Altro giro altra sacca. Le città universitarie si riempiono di studenti fuori sede. Uno per stanza. Spesso tre o quattro presenze in condivisione di appartamenti in zone centrali. Tutto in contanti. Dieci anni fa a Padova (43 mila studenti) la Guardia di Finanza ha condotto un’operazione in grande stile ispezionando in sei mesi 10mila appartamenti e scovando un’evasione potenziale di oltre un milione di euro. Anche qui irritazione e proteste. «Il cash è figlio del sommerso – nessuna meraviglia per Gian Maria Fara presidente di Eurispes, istituto italiano di ricerca economica politica e sociale – e il sommerso è pari al 35% del Pil ufficiale: in valore assoluto pesa per 540 miliardi di euro, senza contare quello criminale che ammonta a 250 miliardi».

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Si tratta di stime relative al 2011 ma non sono cambiate di molto a distanza di anni. L’errore concettuale è quello di avere diviso gli italiani in due categorie: i buoni (i lavoratori dipendenti che si suppone le tasse le paghino) e i cattivi (i liberi professionisti che si suppone non le paghino).

«In realtà non è affatto così – argomenta Fara – l’operaio che prende 1.500 euro al mese non ce la farebbe a tirare avanti senza un secondo lavoro in nero. Ed è per questo che la sacca del sommerso che si alimenta di contanti è in realtà totalmente trasversale e rappresenta (lo dico senza false ipocrisie), un vero e proprio ammortizzatore sociale». Esistono poi delle vere e proprie enclave, insediamenti di cittadini stranieri che si sostituiscono agli italiani. Come a Prato, città del tessile, divenuta una sorta di succursale della Cina. Qui alcuni anni fa la Guardia di Finanza ha condotto un’importante operazione che ha portato alla luce una pipeline sotterranea dove il cash (stimato in 14 miliardi di euro) veniva “pompato” sino a Milano per poi transitare verso il paese d’origine attraverso gli uffici della banca tramitante (nel caso di specie la Bank of China).

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«Esistono poi sacche di malavita specializzate nello sporcare denaro pulito: investendo in attività illegali denaro prodotto legalmente ma che non trova adeguata remunerazione nei normali circuiti finanziari».

Una lotta che vede l’Unità di informazione finanziaria in prima fila con un nuovo strumento normativo, mutuato dalla Francia, che consente di individuare su base mensile, grazie allo strumento delle segnalazioni oggettive degli istituti di credito, movimentazioni (in dare e in avere) in contanti sino a 10mila euro. Una procedura che se incrociata con la prassi ordinaria delle segnalazioni di operazioni sospette e grazie alla collaborazione proattiva di tutti gli organi di polizia preposti, oltre che alle altre Fiu in Europa e altrove, può essere estremamente utile a identificare situazioni a rischio e potenzialmente delinquenziali.

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